Letta a Siena “nasconde” il Pd e si reinventa civico

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Enrico Letta segretario nazionale del Pd, ma non candidato del Pd nelle elezioni supplettive per la Camera che si terranno il 3 e il 4 ottobre nel collegio di Siena, dove si è reso necessario sostituire il dimissionario Pier Carlo Padoan.

Letta ha scelto di rientrare in Parlamento prima della fine della legislatura, consapevole dei giochi che si apriranno già in autunno e che culmineranno con l’elezione del Presidente della Repubblica. Partita che il segretario dem non intende giocare da esterno, come ha fatto il neo leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte che la candidatura a Siena l’ha invece rifiutata.

Ma ecco che nelle ultime ore si è appreso che Letta non sarà il candidato del Pd, dal momento che il simbolo del partito che guida a livello nazionale non comparirà sulla scheda elettorale. Il segretario ha infatti scelto di correre con un logo tutto nuovo in cui compare unicamente il suo nome senza alcun riferimento al Pd. Repubblica ha rivelato che gli elettori del collegio si troveranno di fronte un simbolo che conterrà soltanto la dicitura “Con Enrico Letta” su sfondo rosso (e probabilmente la scelta del colore non sarà puramente casuale o legata ad esigenze grafiche, ma servirà da operazione nostalgia in una regione e in una città storicamente rosse).

Sembra che la scelta di Letta di sacrificare il simbolo sia legata alla volontà di allargare il più possibile la coalizione che lo sostiene, lanciando un messaggio di unità agli alleati, dal Movimento 5Stelle a Italia Viva, ma anche dall’esigenza di presentarsi con una veste civica, e magari puntare ad avere il voto anche di chi, pur non avendo in simpatia il Pd, potrebbe essere comunque invogliato a sostenere la persona. Sembra che la decisione abbia spiazzato i dirigenti toscani che tuttavia difendono la scelta e tengono a precisare che, trattandosi di elezioni supplettive e di un collegio uninominale, è il candidato che conta e non i partiti.

Una decisione che ha però provocato l’ironia dei renziani, i quali hanno ricordato le polemiche che hanno travolto l’ex segretario e oggi leader di Iv ogni volta che “nascondeva” i simboli del Pd, come avvenuto per esempio in occasione dei raduni della Leopolda.

Il Giornale di Augusto Minzolini avanza un’ipotesi maligna e scrive: “Potrebbe esserci anche altro dietro il restyling dell’immagine di Enrico Letta per queste elezioni. Infatti, il Partito democratico a Siena non gode di ottima reputazione per il caso Mps e il simbolo del partito sarebbe potuto essere addirittura deleterio per il segretario dem, che ha preferito privarsi della sua casa pur di ottenere quel posto”.

Può darsi, ma certo è che trattandosi di un’elezione a sistema maggioritario, presentare il simbolo del partito potrebbe precludere la possibilità di allargare l’orizzonte e di intercettare altri voti. Quindi la scelta è perfettamente legittima da un punto di vista squisitamente politico, anche se resta il paradosso che a non volere il simbolo sulla scheda non è un candidato qualsiasi, ma il segretario nazionale. Che in queste settimane di campagna elettorale continuerà a presentarsi a Roma come leader dem, e a Siena come una sorta di “civico” di centrosinistra, un po’ radical e un po’ moderato.

Ma c’è anche chi fa notare che la scelta potrebbe nascondere in realtà un’altra esigenza, non tanto quella di garantire tutte le forze politiche che hanno scelto di appoggiare Letta, che vanno dal Pd a Italia Viva passando per il M5S ed Articolo 1, ma proprio per evitare imbarazzi; come quello dei 5Stelle di trovarsi accanto il simbolo del partito di Renzi, o viceversa quello di Iv di stare insieme a M5S e Leu. E allora per evitare maldipancia, meglio eliminare tutti i simboli, nessuno escluso, in maniera tale da certificare che l’alleanza si fonda unicamente sul nome del candidato.

Ad ogni modo la sfida è aperta e la partita è tutta da giocare, visto che le elezioni più o meno recenti hanno confermato che non esistono più roccaforti o collegi sicuri e che sarà necessario conquistare fino all’ultimo voto. E Letta non soltanto non potrà permettersi di uscire sconfitto, il che appare decisamente improbabile a Siena, ma nemmeno di sfigurare o vincere di misura, cosa che comunque nella rossa Toscana sarebbe uno smacco difficile da digerire.

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