Barbero firma contro il green pass e i media vanno nel pallone

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Probabilmente erano già tutti pronti a dare addosso agli oltre trecento accademici italiani che hanno firmato l’appello per dire no all’obbligo del green pass negli atenei, bollandoli come pericolosi no vax e riducendoli a perfetti ignoranti, mele marce che naturalmente non rappresentano il mondo dell’università, reietti da denigrare, ridicolizzare e possibilmente pure da cacciare su due piedi.

Ma ecco che all’improvviso è spuntata la firma che nessuno si sarebbe mai aspettato, quella del professor Alessandro Barbero docente ordinario di Storia Medievale all’Università del Piemonte Orientale, noto divulgatore televisivo e, cosa ancora più allarmante, seguitissimo sui social per la sua attività di storico. Non propriamente un signor nessuno, un perfetto sconosciuto, uno sfigato in cerca di pubblicità.

Barbero si è unito alla protesta di tanti suoi colleghi, molti dei quali pure vaccinati, per opporsi alla natura discriminatoria del “green pass”, per ribadire che l’Università è un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.

In un video social il docente spiega: “Un conto è dire ‘Signori, abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo’: io non avrei niente da dire su questo. Un altro conto è dire ‘No, non c’è nessun obbligo, ma non puoi più andare all’università senza il Green Pass’”.

Un principio di buon senso, dal momento che se non è obbligatorio vaccinarsi, la mancata vaccinazione non può diventare una discriminante e un pretesto per escludere docenti, alunni e personale tecnico amministrativo dalle università.

Ma la firma di Barbero ha sicuramente rovinato i piani di chi era pronto ad ignorare la protesta dei docenti, relegandola ad una breve in fondo alle pagine dei giornali. La presenza dello storico invece ha costretto i media ad occuparsi del caso e proprio la sua firma è diventata una notizia.

Ma non solo; Barbero se l’è presa anche con i politici accusandoli apertamente di ipocrisia, fino ad affermare che Dante li avrebbe messi tutti all’inferno nel girone degli ipocriti. E questo è stato davvero troppo al punto da provocare la stizzita reazione di Massimo Gramellini che dalle colonne del Corriere della Sera ha dedicato al professore un suo editoriale. “Quello che però il professor Barbero si dimentica di aggiungere – scrive a proposito della provocazione rivolta ai politici- è che in quel girone il governo farebbe fatica a trovare un posto libero: gli ultimi, Dante li avrà già sicuramente assegnati ai docenti universitari che se ne stavano muti finché il green pass colpiva i ristoratori, ma che si sono improvvisamente svegliati dal sonno degli indignati appena la tempesta ha investito la loro piccola corporazione”.

Eccolo là, non potendo attaccare Barbero sul piano accademico, mettendo in dubbio la sua serietà o trattandolo come uno dei tanti “idioti” che ignoranti e privi di cultura vanno dietro alle bufale dei no vax e mettono a rischio la salute di tutti, lo si critica mettendo nel mazzo la categoria cui appartiene, fino ad affermare che la levata di scudi altro non sarebbe che una difesa corporativa, dunque interessata e poco sincera. Altro che difesa dei principi di libertà e democrazia.

Alla fine insomma l’importante è trovare un pretesto per delegittimare comunque la protesta, e se non è possibile trattare da scemi i firmatari della missiva come avviene quotidianamente con le persone che scendono in piazza, si cambia strategia.

In fondo basterebbe soltanto leggere l’appello degli accademici dissidenti per capire che le motivazioni sono assolutamente condivisibili. “Tutti noi – si legge nella lettera – reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: ‘Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana’) e con quanto stabilito dal Regolamento Ue 953/2021, che chiarisce che ‘è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate’ per diversi motivi o ‘che hanno scelto di non essere vaccinate'”.

Peccato che nell’era del Covid, oltre alla libertà e ai diritti individuali, si è finito con il bandire anche il buon senso e la logica. 

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