Gasdotti e cyberattacchi: la Germania scopre che l’alleato russo non è esattamente democratico

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Che un paese occidentale denunci la Russia per aver organizzato attacchi informatici allo scopo d’interferire con le elezioni politiche ormai è una notizia da infilare tra le brevi, tanto siamo abituato a storie del genere. Il fatto diventa più interessante se a lanciare il grido d’allarme è il paese che in questi mesi è stato il più grande alleato di Putin tra i paesi democratici, ovvero la Germania di Angela Merkel, che lascia il potere dopo 16 anni facendo un enorme regalo all’ex spia del KGB, ovvero il completamento del gasdotto Nord Stream 2 che consegna le forniture di gas europee alla volontà di Mosca.

Proprio ieri infatti il ministro degli esteri tedesco ha detto che la Russia – badate bene, non generici hacker che operano in Russia, ma proprio la Russia – avrebbe preso di mira decine di politici locali con e-mail di phishing in grado, se aperte, di raccogliere dati personali conservati sui pc. Il portavoce ha diffuso un comunicato durissimo, nel quale si parla di “azioni inaccettabili” che “pongono un rischio alla sicurezza del paese e al suo processo decisionale democratico”, concludendo che quanto accaduto rappresenta “un forte ostacolo alle relazioni diplomatiche con la Russia”. Secondo il Financial Times il ministero degli Esteri avrebbe addirittura inviato una protesta ufficiale al vice ministro degli Esteri Vladimir Titov.

Ma perché, si potrebbe obiettare, non rivolgersi direttamente al ministro degli Esteri? Perché quello, il potentissimo Sergei Lavrov, era impegnato a celebrare il completamento del gasdotto più lungo del mondo, che partendo dalla Russia e attraversando il Mar Baltico arriva nella cittadina di Greifswald in… Germania. Un’opera che secondo il capo della diplomazia russa sarà vantaggioso per tutti e “rafforzerà la sicurezza energetica della UE”. Ma soprattutto renderà del tutto ininfluenti paesi dell’Europa centrale come l’Ucraina, attraverso la quale passano i vecchi gasdotti e che erano una delle poche carte che Kiev aveva in mano per contrastare i soprusi dei russi, che dopo aver annesso la Crimea nel 2014 stanno cercando di conquistare i territori del Donbass. I gasdotti Nord Stream 1 e 2 rendono quelli che transitano per l’Ucraina quasi inutili: la Germania non si è fatta scrupolo, prima con Gerhard Schroeder – che appena terminato il suo mandato da cancelliere nel 2005 era andato a lavorare nel consorzio che si sarebbe occupato della realizzazione del gasdotto – e poi con la Merkel, a realizzarli comunque pur di risparmiare qualche euro sulla bolletta del riscaldamento.

Così ora le proteste contro la Russia illiberale suonano quantomeno ridicole: viene piuttosto da domandarsi per quale motivo al Cremlino si preoccupino tanto di intervenire nelle elezioni federali: sia il leader dei socialdemocratici Scholz che quello dei cristiano-democratici Armin Laschet hanno gareggiato nel mostrarsi arrendevoli o addirittura servili nei confronti dei russi. Solo la verde Annalena Barbock ha avuto il coraggio di criticare il regime putiniano, ed è stata l’unica esponente politica di primo piano a opporsi alla realizzazione di Nord Stream 2. Ecco, se scoprissimo che gli attacchi hacker sono stati condotti soprattutto contro il partito della Barbock saremmo molto poco sorpresi.

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