E se zitta zitta fosse l’Europa a riprendersi prima di tutti dal Covid?

5 minuti di lettura

I primi segnali erano arrivati già qualche settimana fa, con i primi dati Eurostat che parlavano di una ripresa robusta per tutti i paesi dell’Eurozona. Numeri confermati – anzi migliorati – dalla BCE che giovedì ha prospettato un aumento del PIL del 5% quest’anno e del 4,6% nel 2022 nonostante l’inflazione sia destinata a mantenersi tranquilla, ben sotto il 2%. BCE che nel frattempo, tramite la sua presidentessa Christine Lagarde annunciava una riduzione dell’acquisto dei bond pandemici senza che i mercati si facessero prendere dal panico – anzi, dopo gli annunci di Francoforte i debolissimi titoli di stato italiani hanno visto addirittura scendere il loro rendimento -.

Tutto questo mentre gli Stati Uniti se la vedono con un’inflazione che ormai viaggia oltre il 5%, il capo della Fed Jerome Powell rischia di non vedersi rinnovato il mandato e Joe Biden deve fare i conti con una mancanza di manodopera specializzata che rischia di mandare all’aria il piano di investimenti in infrastrutture su cui poggiano le speranze di crescita dell’economia. Non parliamo poi del Regno Unito, che da quando si è “liberato” da Bruxelles passa da un guaio all’altro, tanto che il premier Johnson è stato costretto ad annunciare una nuova tassa per finanziare il sistema sanitario pubblico ormai alle corde.

Siamo quindi di fronte a un miracolo europeo? Cominciano a chiederselo in tanti, a partire dal Financial Times, che oggi riconosce come l’Unione cresca più velocemente non sono degli USA ma addirittura della Cina (!), abbia le più alte percentuali di vaccinati al mondo e i tassi d’investimento in rialzo e quelli di disoccupazione in caduta. Persino le ruote più cigolanti del carrozzone europeo, ovvero la Grecia e l’Italia, marciano che è una bellezza, tanto che la severissima Frankfurter Allgemeine Zeitung ieri titolava “Investitori, guardate l’Italia!”, spiegando che il governo Draghi sta creando un clima positivo, e con la collaborazione europea sta riuscendo a imporre “riforme che creano fiducia nei mercati”.

È proprio il clima di coesione continentale, che i giornali italiani continuano a ignorare sottolineando solo i mal di pancia dei cosiddetti paesi “frugali”, a dare agli analisti l’impressione che l’Europa stia uscendo dalla crisi causata dal Covid meglio di come ci era entrata. Prendiamo il dibattito sulla revisione del Patto di stabilità, presentato in Italia con toni esclusivamente negativi a causa dell’opposizione di alcuni paesi membri: nessuno si ha notato che per la prima volta si stanno mettendo in seria discussione regole che fino a due anni fa sembravano scritte sulla pietra e che per la prima volta la Francia sembra intenzionata a sostenere Italia e Spagna nella lotta per ottenere parametri più “rilassati” rispetto a quelli di Maastricht, che ancora prevedono per i Paesi UE un rapporto tra debito pubblico e Pil sotto il 60% (ricordiamo, tanto per farci due risate, che quello italiano per il 2021 è previsto intorno al 160%).

È probabile che, come in BCE si è arrivati a un compromesso accettato da tutti riguardo il taglio nell’acquisto di titoli di stato, si farà altrettanto sulle regole di bilancio UE, mentre il successo delle campagne di vaccinazione dovrebbe rendere la ripresa nel vecchio continente più stabile e duratura rispetto al resto del mondo. Certo rimangono delle criticità, dai problemi di approvvigionamento di materie prime alle incognite rappresentate dalla variante Delta, ma senza dubbio è la prima volta che l’Europa sembra in grado di riprendersi da una crisi prima dell’America. E anche questo è una testimonianza, prima che delle capacità di Bruxelles, dell’inadeguatezza di Biden, sempre più simile allo sleepy Joe di Trump.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Estate sopra le attese con 33 milioni di turisti

Articolo successivo

Disoccupazione in calo a luglio

0  0,00