Green Pass. Il caso-Schilirò, la Costituzione e i reati di opinione

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Ovviamente, come abbiamo scritto ieri a chiare lettere, nessuno ha parlato della grande e sorprendente manifestazione di sabato. 100mila persone scese in piazza contro il Green Pass e per la libertà di cura. Silenzio e basta.

I pochi trafiletti qua e là, per ricordare che 10 persone sono state fermate per aver tentato di muoversi in corteo.
E’ sempre la solita associazione di idee, che funziona solo per radicalizzare i temi e gli effetti nella percezione popolare: no-vax uguale violenti, infiltrati dell’estrema destra, disperati, eversori, paurosi, individualisti, asociali. Uno schema chiuso e obbligato.
Se, al contrario, ci fossero state poche persone, tv, giornali e servizi pubblici avrebbero concentrato le loro attenzioni sul flop.

Invece c’è stato un grande concorso di popolo. Un popolo arrabbiato, ma pacifico, che, condivisibile o meno, ha tutto il diritto di dire la sua, contestare e farsi sentire civilmente. E vedremo quale sarà il suo impatto sul voto. Su una politica vecchia e ingessata.
Qui, ripetiamo, il tema non è se uno si vaccina o no, ma quanti si oppongono alla gestione etico-politica del Covid e al pensiero unico mediatico. Che poi sarebbe il sacrosanto ruolo di ogni opposizione democratica.

L’unico cenno di cronaca, cosa che ha dato molto fastidio alle istituzioni e al mainstream, perché ha smentito la superiorità antropologica di chi segue la corrente, la presenza di Nunzia Alessandra Schilirò, vicequestore di Roma, ora alla Criminalpol, dopo aver guidato la sezione reati sessuali della Mobile.
Un ottimo curriculum e un prestigioso biglietto da visita. E cosa ha fatto di tanto grave? Ha partecipato, non in divisa, ma in borghese, da libera cittadina (come fanno e hanno fatto, ad esempio molti magistrati), alla manifestazione dei cittadini reietti e di serie B, lei della “casta”, tra l’altro, nel nome della Costituzione che un funzionario dello Stato ha il dovere di difendere.

Ma come si fa questa difesa? Ce lo spiegano la filosofia del diritto e la storia: in circostanze particolari non si fa passivamente, ma con la promozione attiva della legalità costituzionale. Che per lei è stato criticare il Green Pass e l’obbligatorietà dei vaccini. Apriti cielo. Lesa maestà. E beffa delle beffe, ha dovuto apprendere soltanto dai giornali, non in via ufficiale dalla sua amministrazione, che nei suoi confronti è stato avviato un procedimento disciplinare (potrebbe essere sospesa).
Notizia a cui lei ha risposto con grande serenità e fermezza: “Se non si gradisce la mia fedeltà alle istituzioni e al popolo italiano, mi dispiace, ma andrò avanti lo stesso”.

Domanda: ma un funzionario dello Stato risponde allo Stato o al governo?
Sorprendente l’interventismo del ministro Lamorgese: “Seguo la vicenda di persona, affinché vengano accertate le sue responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante”.
Velocità, controllo e legalità che il ministro non ha assicurato in occasione del rave party estivo, e assicura poco di fronte ai continui massicci sbarchi dei migranti. Come ha subito replicato Salvini.

Paradossale (cosa non farebbero pur di attaccarsi a qualche elemento), il commento a mezzo stampa del portavoce dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia, Girolamo Lacquaniti: “La Schilirò ha arringato quella stessa folla da cui si è staccato un gruppo di facinorosi che ha usato le sue parole per attaccare poliziotti e carabinieri in servizio”.
Anche qui, un’associazione di idee e un collegamento molto disinvolti. Come se scrittori, intellettuali, politici, fossero responsabili oggettivi di un fanatico che strumentalmente usa le loro parole per commettere reati (la responsabilità è soggettiva). Quando la dialettica democratica e la libera opinione diventano reati e oggetto di manipolazioni e interpretazioni a senso unico, siamo a rischio direttorio. E’ sufficiente che uno stimato uomo di Stato partecipi a una manifestazione controcorrente per passare dalle stelle alle stalle?

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