Amazon e la cannabis, parla Meluzzi: “Mai asociali e drogati”

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Amazon ha avviato una petizione al congresso Usa per ottenere la legalizzazione della cannabis in tutto il Paese e per tassarne la vendita a livello federale in modo tale che si possa acquistare anche attraverso i circuiti bancari. Al tempo stesso, il gruppo cambia le regole interne: non saranno più effettuati test anti-droga a chi richiede un impiego, mentre coloro che nel passato erano risultati positivi ai controlli potranno ricandidarsi. Il tutto mentre in Italia è stato proposto un referendum per abolire il reato di coltivazione di cannabis e cancellare le pene e le sanzioni amministrative a questo connesse. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi.

Un po’ in tutto il mondo è in atto un pressing sulle istituzioni e gli organismi internazionali per far legalizzare il consumo e il commercio di cannabis. La questione sembra assumere sia contorni politici che economici. La preoccupa questa deriva?

“La verità è che ormai le elìte globaliste si sono messe in testa di ridurci tutti degli inebetiti da tenere chiusi in casa a ricevere cibo e prodotti a domicilio dai rider. Come avrà visto sono molte le realtà che stanno spingendo in questa direzione. Non ci vogliono in strada, vogliono impedirci di incontrarci e vivere una vita comunitaria fatta di relazioni personali e reali, ci vogliono costringere a vivere una vita soltanto virtuale, quella della rete e del web. L’obiettivo è trasformarci in atomi demenziali, questo è il progetto di società del futuro che hanno immaginato per noi. Che il progetto vada in porto ho seri dubbi, visto che la storia è fatta di colpi e di contraccolpi, di tendenze e di controtendenze, ma il disegno è quello che le ho descritto adesso. Ci vogliono isolati, privi di storia, memoria, identità, democrazia, senza più una dimensione e un’identità sessuale definita, e grazie all’uso di cannabis anche senza coscienza, privi di reazione, nutriti unicamente con i sussidi di cittadinanza, senza potere come in ‘1984’ di George Orwell e soprattutto senza forza contrattuale nei confronti di una elìte che punta a comandarci”.

A sentire i proponenti però la legalizzazione risolverebbe molti problemi, metterebbe fine al traffico illegale e in più attraverso la tassazione si eviterebbe il giro di soldi in nero dietro il mercato della cannabis?

“Questa è la logica che sta dietro certa morale filantropica. che ha finito con il rovesciare il mondo. E’ la stessa filosofia che sta dietro la croce rovesciata dei satanisti. Ogni cosa viene ribaltata in senso contrario. Ogni vecchio valore diventa un disvalore, ogni vizio diventa virtù, ogni virtù diventa un vizio. Tutto viene rivoltato in senso satanico con l’obiettivo di ribaltare il mondo e uniformare l’umanità ad una logica esattamente opposta e contraria ai valori fin qui praticati e attuati. E nel fare questo cercano di giustificare il rovesciamento con nobili finalità”.

C’è anche una visione economica dietro tutto questo, ovvero il tentativo di sfruttare i vizi e le debolezze delle persone a fini commerciali?

“Questo certamente, con l’aggravante di togliere ai giovani la voglia di lavorare e di pensare. Li si vuole trasformare in perfetti zombie robotizzati, telecomandati dall’algoritmo. Ma non ci riusciranno tanto facilmente, perché fortunatamente una capacità reattiva ancora c’è. Sono fiducioso da questo punto di vista”.

Come giudica il fatto che proprio i fautori della droga libera siano oggi i primi a puntare il dito contro Luca Morisi?

“Siamo di fronte al solito doppiopesismo di certa sinistra, all’insegna del motto ‘per gli amici tutto, per i nemici la legge'”.

Cosa pensa del referendum proposto in Italia per la legalizzazione della cannabis?

“Che è sbagliato, e lo sostengo soprattutto in veste di criminologo”.

Perché?

“Perché tutte le sostanze, leggere o pesanti che siano, annullano la capacità di discernimento e fanno venire meno il libero arbitrio. E quando non si ha più capacità di discernimento e non si possiede più il libero arbitrio, si perde anche la cognizione del bene e del male e viene meno la consapevolezza di saper separare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Non a caso, tanti omicidi e reati vengono commessi proprio sotto l’effetto degli stupefacenti”.

Però i promotori della legalizzazione insistono con il dire che uno spinello non ha mai fatto male a nessuno. Come risponde?

“La questione posta in questi termini è sbagliata. Non si tratta di stabilire se uno spinello abbia fatto o non abbia fatto male, perché chi si fa le canne lo fa per abitudine, tenendo così il cervello immerso nel disequilibrio cannabinolo, in balia di un allucinogeno psico dislessico che diminuisce le nostre pulsioni. E’ come se si trattasse dal punto di vista sanitario un ragazzo di venti anni che sta in perfetta salute, allo stesso modo di un malato di cancro terminale che necessita della morfina”.

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