Parla Paolo Crepet: “No al tana libera tutti post Covid. Chi sono i no vax”

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Che tipo di conseguenze ha lasciato il Covid dal punto di vista psicologico? Quale psicologia anima i no vax? Il ritorno alla libertà dopo mesi di chiusure e limitazioni che tipo di conseguenze può avere psicologicamente? Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Paolo Crepet.

Partiamo dal Covid. Quali conseguenze ha provocato dal punto di vista psichiatrico e come si presenta oggi la situazione?

“Stiamo gradualmente tornando alla normalità e ci stiamo lasciando alle spalle tutte le paure, le ansie, le insicurezze che abbiamo vissuto nei mesi precedenti. Certo, non è un passaggio facile, questo va detto, perché comunque la paura sta sempre dietro l’angolo e ci sono soggetti, fortunatamente una minoranza, che portano avanti posizioni a mio modo di vedere irrazionali, come il non volersi vaccinare, che non riesco davvero a comprendere. E lo dico proprio perché ho visto gli effetti che il Covid ha lasciato nelle persone, sia in chi lo ha avuto, sia in chi ha vissuto con il terrore di contagiarsi”.

I no vax quando vanno in piazza non sono comunque pochi. Si è fatto un’idea della psicologia che sta dietro chi protesta contro i vaccini, e da qualche tempo soprattutto contro il green pass obbligatorio?

“Stiamo sempre parlando di un paio di migliaia di persone contro milioni che si sono vaccinate. Ciò premesso non è possibile tracciare un identikit del no vax, perché all’interno di questa categoria ci sono persone molto diverse fra loro. E’ una realtà che non può essere etichettata seguendo un target univoco. Lei in quelle piazze può trovare di tutto. Ci sono gli ignoranti, quelli cioè che vanno dietro a tutte le bufale che leggono in rete e non sono capaci di informarsi. Poi ci sono quelli che non vogliono vaccinarsi per una questione ideologica perché ci vedono dietro i complotti delle case farmaceutiche e di tutti i poteri occulti del mondo. Poi ci sono i cattivi, quelli che alla fine vanno lì soltanto per aizzare le folle, far scoppiare disordini e che soffiano sul fuoco delle proteste, qualunque esse siano. Poi però ci sono anche persone che manifestano delle legittime preoccupazioni, hanno paura di vaccinarsi perché magari sono anziane o magari soffrono di determinate patologie e temono di subire effetti collaterali. Ecco, queste persone posso anche capirle, anche se comunque è sempre necessario fidarsi della scienza”.

Ci saranno sicuramente tanti ignoranti che corrono dietro alle bufale del web, però come avrà visto ci sono anche tanti intellettuali che hanno assunto posizioni scettiche sui vaccini e hanno criticato la politica del green pass. Quindi?

“Guardi, qui il mio giudizio si fa decisamente critico, perché faccio sinceramente fatica a stare dietro i ragionamenti che fanno alcuni di questi intellettuali. Mi sembrano davvero dei cattivi maestri e non vorrei che certe posizioni possano averle assunte proprio per ritagliarsi visibilità e stare al centro della scena. Perché davvero, mi creda, quando sento alcuni di questi mi cadono le braccia con discorsi che vanno a toccare la Costituzione, la democrazia, i diritti. Intendiamoci, io riconosco loro il diritto di esprimere le proprie opinioni, sono contro ogni tipo di censura e non mi sognerei mai di impedire a costoro di andare in televisione, ma al tempo stesso mi riservo il sacrosanto diritto di invitare le persone a non dare loro alcun credito. E l’essere intellettuali non assegna automaticamente la patente della ragione “.

Dal periodo dei lockdown, delle zone colorate, delle limitazioni, del coprifuoco, si è passati ad una sorta di tana libera tutti. Per lei tutto ciò è positivo o teme che una riacquisita libertà a 360 gradi possa comportare comunque dei rischi?

“Questo dipenderà dagli italiani. Non è che tutto quello che c’era prima del Covid fosse così esaltante sinceramente. Non mi entusiasma quello che lei ha definito il tana libera tutti, con la gente che adesso si sente in diritto di fare bivacchi tutta la notte nei centri storici, con le movide e tutto il resto. Ed è ovvio che torneranno i problemi di ordine pubblico. Questo non vuol dire che si stava meglio quando tutti eravamo chiusi in casa, ma io certamente non sono fra quelli che provano nostalgia per le notti brave con gli alcolici e la droga che per diversi mesi non abbiamo avuto. E mi stupisco che nessuno dei candidati sindaco che sta affrontando queste elezioni post Covid, senta il bisogno di esprimere una posizione in merito alla salvaguardia dei centri storici anche dalla movida notturna. Ho come l’impressione che si tema di perdere voti e si preferisca per questo far passare il messaggio sotterraneo che si potrà fare tutto, ci si potrà sballare liberamente, con tanto di pusher agli angoli delle strade che ti vendono la droga. Abbiamo intere piazze delle nostre città che sono diventatate mercati a cielo aperto degli stupefacenti. Prima del Covid la politica almeno si interessava di queste questioni, adesso invece dai programmi elettorali sembra sparito ogni riferimento all’ordine pubblico. La cosa mi inquieta molto sinceramente”.

Forse c’entra il fatto che sono state raccolte le firme per un referendum abrogativo del reato di coltivazione e consumo di cannabis e delle relative pene?

“La cannabis è una droga, non ci prendiamo in giro. La possiamo somministrare a fini terapeutici, a soggetti che soffrono di malattie croniche che causano dolore e sofferenza, ma oltre non possiamo andare. E se legalizziamo la cannabis, non vedo perché non si debba legalizzare anche la cocaina. Mi spieghi lei dove sta la differenza”.

Sta dicendo che gli effetti sono identici?

“Ovviamente no, gli effetti sono diversi, ma gli effetti ci sono da una parte come dall’altra. Non esiste una droga senza effetti. Tanto è vero che noi psichiatri curiamo quotidianamente tanti giovani che hanno fatto uso di cannabis. Quindi sostenere che la cocaina faccia male e la cannabis invece sia innocua e quindi legalizzabile, è una colossale mistificazione”.

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