Ballottaggi e “fascismo”. Attenzione, rischio di nuovo lockdown costituzionale

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Innanzitutto la manifestazione sindacale non va fatta. Proprio a Roma e proprio il 16 ottobre, guarda caso il giorno del silenzio elettorale, alla vigilia di un voto che con l’atmosfera mediatica che c’è, sarà certamente viziato e condizionato.

La Cgil, naturalmente, può scendere in piazza, come e dove vuole, ma non nella Capitale. La strumentalizzazione è evidente. Ricorda il Circo Massimo di Cofferati contro il primo governo Berlusconi.
E’ inevitabile, infatti, che la mobilitazione si colleghi al fantasma di un fascismo resuscitato a orologeria. E quando viene resuscitato? Quando la sinistra non sa più che dire e che fare. Ma qui, la cosa è più grave: non si tratta solo di influenzare un voto che appare già minato. C’è il valore aggiunto di una campagna di vaccinazione ormai agli sgoccioli, che ha raschiato il barile, tra vaccini spompati e prospettiva di arrivare alla terza dose. Per non parlare del fatidico 15 ottobre: il giorno dell’obbligatorietà del Green Pass, con tutte le criticità del caso, a livello di comportamenti sociali, problematiche lavorative, aspetti tecnici etc.

Se giudichiamo gli scontri di sabato dagli effetti, la domanda viene spontanea: a chi giova? Sono tante le opacità della vicenda.

Primo, tutte le cronache hanno spostato il tiro sulla violenza (per non parlare di quella della Polizia in borghese), saltando le ragioni di piazze sempre più piene di gente. Il timore del governo è palese: la saldatura tra la protesta no-Vax, no-Green pass, il mondo del lavoro e gli studenti, finalmente svegliatisi dal loro torpore decennale.

Secondo, come mai le persone comuni sono vigilate e controllate anche se vanno al mare a correre, o al bagno e invece, personaggi ben conosciuti e monitorati dai servizi, come i capi di Forza Nuova, hanno potuto partecipare liberamente ai duelli con le Forze dell’Ordine, ai comizi e presenziare all’assalto alla sede della Cgil, con la Polizia che ha guardato e non è intervenuta?

Questa volta, rispetto allo scorso allarme circa blocchi dei treni lo Stato è stato ambiguamente assente (di questo il ministro Lamorgese dovrebbe rispondere). Addirittura una misera camionetta davanti Palazzo Chigi a baluardo delle istituzioni. Molto strano. Molto sospetto. Quasi che ci si aspettasse un evento drastico, tragico, per poi agire dopo.
Comportamenti che ricordano gli anni di Piombo, la strategia della tensione, gli infiltrati, i rapporti oscuri tra destra extraparlamentare e alcuni apparati dello Stato, nel segno di interessi reciproci, e del motto andreottiano “organizzare il disordine per gestire il nuovo ordine”.

Sì, perché se il fascismo esiste ancora si tratta di un altro fascismo. Vecchio nelle forme, ma nuovo nei contenuti.
Usando la storia c’è un rovesciamento degli attori e del film. Mussolini andò al potere nel 1922, dopo il biennio rosso: attentati, violenze, insurrezioni di contadini e operai che intendevano rovesciare le istituzioni risorgimentali, galvanizzati dalla fresca rivoluzione russa. Una guerra civile che creò la reazione impaurita e violenta della piccola-media borghesia e del ceto agrario e industriale che armò gli squadristi. E lo Stato monarchico, incapace di gestire l’avvento delle masse, tra continuare l’emergenza alla Bava Beccaris (le cannonate sul popolo), o cedere, alla fine scelse di abdicare al fascismo, investendo su un anticomunismo antidemocratico ma almeno nazionale, patriottico e non internazionalista, alleato di Mosca e materialista.

A parti inverse, oggi, il regime è il pensiero unico, intollerante, giacobino, che si veste però, di buonismo, diritti civili, tolleranza, umanitarismo, democrazia e troppo spesso, Resistenza.
E il popolo che subisce le cannonate è, al contrario, il popolo capace ora ancora di contestare certe imposizioni etico-sanitarie (fino a prova contraria il vaccino non è obbligatorio e il Green Pass è pieno di contraddizioni operative, si può protestare?).
E visto che le contestazioni stavano crescendo a ritmo esponenziale, allora qualcuno in alto ha riproposto il solito schema antifascista. Servendosi di giornalisti militanti, di conduttori tv ideologizzati, di fascisti alla “Barone nero”, o di estremisti variopinti, capi di partiti da prefisso telefonico, che pur di avere una visibilità e una nuova centralità, finiscono per accettare di recitare una parte in commedia eterodiretta che ha come unico scopo delegittimare e colpire la destra democratica, compattare una sinistra senza identità e idee, e stabilizzare un governo tecnocratico che naturalmente ora sta pensando addirittura di comprimere le libertà democratiche, con nuove regole per evitare che le piazze “sfuggano al controllo”. Ricorda niente la legge Reale contro il terrorismo? Domani si potrebbe chiamare nuovo lockdown costituzionale.

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