Savona (Consob) scrive: “Siamo in dittatura”. Ed è subito caos

6 minuti di lettura

“Viviamo in una dittatura”. Parole che in questi ultimi tempi si stanno sentendo ripetere spesso, soprattutto nelle piazze in cui si svolgono le manifestazioni anti green pass. Ma se a pronunciarle è il presidente della Consob ed ex ministro per le politiche europee Paolo Savona, allora inevitabilmente assumono tutto un altro valore.

Savona si è impazzito? No, in realtà queste considerazioni sono contenute in un intervento che non aveva carattere pubblico e teoricamente sarebbe dovuto rimanere privato. Si tratta di un parere richiesto all’ex ministro dal Comitato e l’Autonomia della Banca Popolare di Sondrio nell’ambito del processo di trasformazione dell’Istituto in società per azioni attualmente in corso. Parere che è stato divulgato, probabilmente per un errore di comunicazione interna, sul sito dello stesso Comitato

Savona è intervenuto nel merito della controversia in atto fra la Popolare di Sondrio e la Banca Centrale europea che si è espressa contro l’introduzione del voto maggioritario, che a detta della Bce rafforzerebbe il peso degli attuali azionisti in vista della trasformazione.

Savona considera invece legittima la posizione della Banca di Sondrio e ricevuta la richiesta di un parere da parte dell’economista Marco Vitale, scrive: “Quando la qualità che tu invochi si disgiunge dalla quantità (il voto), la democrazia entra in crisi ed emergono i sintomi latenti della dittatura, come quella nella quale viviamo ai giorni nostri”.

Poi nel difendere la posizione del Comitato aggiunge: “Temo che sarà il sasso nello stagno perché è la manifestazione del fatto, contro cui ci battiamo da decenni, che l’essere umano e le sue istituzioni intermedie (Tocqueville) sono sempre più preda degli organi collettivi della democrazia con conseguenze sui sistemi di libertà”.

Quando dal Comitato della Banca si sono accorti di aver divulgato un testo che sarebbe dovuto restare riservato, si sono affrettati a rimuovere il contenuto dal sito, ma ormai era troppo tardi, visto che il tutto era già finito sui media. Savona tuttavia non si è sbilanciato più di tanto e ha risposto alle polemiche rivendicando la validità del suo pensiero che nulla ha a che vedere con il suo incarico presso la Consob. “Si tratta di idee liberali che sorprendono solo chi libero non è. Le idee sul dilemma tra libertà e dittatura – spiega Savona – sono ampiamente riportate nel mio lavoro preparato in qualità di Jemolo Fellowship al Nuffield College di Oxford e pubblicato in italiano da Rubbettino (Dalla fine del laissez-faire alla fine della liberal-democrazia) e in inglese da Cambridge Scholars Publishing (Democracy, the State and the Market: Irreconcilability or Equilibration between Institutions?), che invito a leggere. Come ho scritto a Vitale, attribuisco questa deriva culturale verso forme coercitive all’indebolimento e talvolta scomparsa delle strutture sociali intermedie, compresi partiti, sindacati e associazioni, fondamento della democrazia (come ho ricordato richiamandomi a Tocqueville)”.

Ma inevitabilmente quel richiamo a “i sintomi latenti della dittatura, come quella nella quale viviamo ai giorni nostri” è stato subito letto come un sostegno alle tesi dei no vax e di quanti stanno manifestando contro il green pass denunciando l’esistenza di una “dittatura sanitaria”. E come riporta La Stampa avrebbe creato forti malumori all’interno della Consob. E di questi tempi basta davvero poco per finire sotto accusa, additati come pericolosi estremisti, cattivi maestri che prestano con le loro parole il fianco ai violenti. Nei giorni caldi dell’assalto alla Cgil da parte dei manifestanti anti green pass di Forza Nuova, ogni parola viene soppesata e facilmente equivocata. Anche se chi conosce Savona sa benissimo che il termine dittatura è ricorrente in molti suoi interventi, specie con riferimento alle politiche dell’Unione europea che il professore ha sempre apertamente criticato.

Ma nella settimana del ballottaggio tutto fa brodo e allora ecco puntuali le richieste di dimissioni di Savona da parte di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. L’ex premier è partito all’attacco: “Il presidente di una autorità della Repubblica italiana, che non è la repubblica delle banane, non dice quelle cose. Dire quello che lui ha detto sulla dittatura, mi porta a chiedere le dimissioni di Savona dalla Consob. È folle. Deve andare a casa stasera. È una ferita per le istituzioni italiane”. Anche se forse, proprio la levata di scudi di Renzi dimostra che una forma di dittatura effettivamente esiste, se nessuno è libero di esprimere ciò che pensa.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Narrazione e falsificazione della realtà: la dura vita del social media manager

Articolo successivo

Torna a Roma la “Longevity Run”, la corsa della salute

0  0,00