Ballottaggi. Forza Nuova e la distrazione di massa. Il voto sorprenderà?

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Nella comunicazione politica ci sono regole ferree a cui non si sfugge: la realtà diventa rappresentazione e percezione, la verità diventa narrazione.
Tutti questi elementi li abbiamo trovati, come per miliardi di episodi simili, ricordiamoci il passato (“strategia della tensione” docet), negli scontri di sabato scorso.

La verità dei fatti è sparita. Nessuno ha parlato delle ragioni per cui migliaia di persone sono scese in piazza. Nessuno si è soffermato sul Green pass, su una politica vaccinista spompata e a tratti ideologica, anziché scientifica; nessuno si è posto il problema di quello che accadrà venerdì, il giorno dell’obbligatorietà del passaporto verde, dei lavoratori che non saranno pagati. Ma tutti hanno parlato e straparlano di violenza, fascismo e scioglimento di Forza Nuova.
Ed è così che l’informazione si è fatta propaganda, dilatando, alterando e manipolando ogni contenuto.

Giornali, panel tv e politici si sono impegnati in una violenta campagna di depistaggio, di distrazione di massa.
Morale, la vecchia guerra civile tra italiani, riesumando un fantasma come il fascismo, sempre utile quando la sinistra non sa cosa dire e cosa fare, cancellando così, programmi, proposte per le città che andranno al voto.
Il tema è proprio questo: la politica ormai commissariata da un governo “tecno-economico-sanitario”, ridotta a orpello formale e virtuale, nelle parole e nelle scelte; completamente saltata e resa parodia da un dibattito ancora più virtuale e inutile. Se non per racimolare qualche consenso in più.

Morale, se la percezione è un altro dogma della comunicazione, vedremo l’effetto di questa campagna di distrazione.
Può portare a una grande mobilitazione delle “coscienze democratiche e antifasciste, figlie della Costituzione”, orientando il voto verso sinistra, punendo definitivamente i candidati del centro-destra, scelti male, tardi e poco rappresentativi di una società civile che ormai è una grottesca zattera cui si aggrappa una nomenklatura politica incapace di rinnovarsi.
Oppure, può determinare uno scatto di reni da parte dell’opinione pubblica di centro-destra, che magari a Roma ha votato Calenda, e a Torino non è andata a votare proprio, e che di fronte alla scelta Michetti-Gualtieri, tornerà forse alle origini, confermando quel bipolarismo oggi svuotato, a causa del “grande centro” draghiano che ha intrappolato e narcotizzato i partiti.

Comunque vada sarà un (in)successo, per destra e sinistra. Comprimari e comparse di un film che ha ben altri protagonisti.
In quanto a Forza Nuova, ha recuperato visibilità e fascinazione negativa. Se dovessero scioglierla, come negli anni Settanta, si chiamerà in un altro modo, magari Nuova Forza. Oppure regalerà i suoi militanti alla clandestinità, cosa molto più pericolosa per lo Stato. Vuoi vedere che Fiore sortirà una sorta di “effetto-matrioska”? Prima a sinistra, poi a destra?

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