I provax contro i novax: la nuova lotta di classe (anche culturale) è sanitaria

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Nel lamento di un pro vax» delCaffedigramellini sul Corriere della Sera di oggi il giornalista si lamena appunto del Green Pass che promette “di andare a finire come vanno a finire quasi sempre le leggi in Italia quando devono passare dalla fase dell’enunciazione a quella dell’attuazione”.

La sostanza è questa: “Si prenderà atto di una forte resistenza sociale e del rischio di incidenti, si troveranno eccezioni umanitarie e obiezioni giuridicamente inoppugnabili. Come nel caso dei condoni che ci contraddistinguono dai tempi delle gride manzoniane, lo Stato sarà zelante a parole ma pragmatico nei comportamenti. Largo, dunque, al tampone di cittadinanza: magari non ovunque, ma dove serve”.

E per definire meglio il concetto Gramellini, che si definisce “un cretino che aveva paura esattamente come i no vax” racconta di come si sia superato e abbia superato le proprie paure addirittura consolando un parente che per reazione al vaccino aveva trascorso una settimana in ospedale, senza farla troppo lunga né gridare al complotto.

Una riflessione legittima ma non è nè nobile né piena di umanità, valore di cui ci facciamo tanto belli sui social per poi ignorarlo nella realtà dei nostri giorni. Ragionando così neanche gli immigrati clandestini dovremmo accogliere perché non vogliamo pagare più le tasse per loro e devono morire di fame no?

E tanti ma tanti altri esempi si potrebbero fare dove non può entrare un metro perfetto come unità di misura ma solo un valore, un diritto che ci supera, un servizio….

L’amore (che è alla base della civiltà) ha una bilancia sproporzionata rispetto a quella della giustizia e se il mondo funzionasse con una bilancia perfetta sulla giustizia non crediamo affatto che sarebbe un mondo migliore. Anzi. Torneremmo indietro. A volte a fare un passo indietro è un figlio, a volte un genitore, a volte un dipendente a volte un manager… è questo che crea relazioni sempre elastiche, dove si sceglie l’altro non si subisce. In dittatura tutto torna ma è tutto rigido.

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