Sondaggi, chi sale e chi scende. Perché il centrodestra si gioca tutto

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Come ogni martedì si commenta il borsino elettorale del lunedì sera trasmesso nel Tg di La7. Si tratta dei sondaggi settimanali che il Tg di Enrico Mentana commissiona ad Swg e stavolta erano particolarmente attesi visto che si trattava delle prime rilevazioni post ballottaggi della settimana scorsa.

Era quindi interessante capire quanto l’elezione dei sindaci nelle grandi città avesse influito sul gradimento dei singoli partiti. E come era prevedibile la sconfitta del centrodestra si sta riflettendo anche nelle proiezioni di voto.

I partiti del centrodestra sono in calo. Fratelli d’Italia resta il primo partito con il 20,7 perdendo 0,4 punti rispetto alla settimana precedente. Cala anche la Lega che si posiziona al terzo posto dopo il Pd con il 19,2% con un calo dello 0,2. Neanche Forza Italia può cullarsi sugli allori nonostante il ritrovato protagonismo di Berlusconi degli ultimi giorni; infatti il partito azzurro sta al 6,8 perdendo lo 0,2. Forse hanno influito negativamente le polemiche interne con i ministri forzisti? 

Diverso il discorso sull’altro fronte, quello del centrosinistra, dove le vittorie di Roma e Torino sembrano aver restituito linfa vitale ad un Pd che è cresciuto superando la Lega e posizionandosi poco al di sotto di FdI. I dem hanno infatti il 19,7 e hanno guadagnato uno 0,5. Cresce anche il Movimento 5Stelle, quarto partito con il 16,6 e con un guadagno di 0,2 punti. Ma la notizia è che cresce anche Azione di Carlo Calenda trascinata dal grande risultato di Roma che ha raggiunto il 4,1 ottenendo uno 0,2 in più rispetto alla settimana precedente. 

Diverso il discorso per Italia Viva che resta sempre molto al di sotto del 3% e perde costantemente consensi. Ora è ferma al 2% e ha perso uno 0,1. E’ evidente come l’ex premier e segretario del Pd convinca sempre meno gli elettori, forse anche a causa di una politica delle alleanze decisamente ambigua come gli ha rimproverato lo stesso Calenda. Forse agli elettori risulta inspiegabile come si possa passare nel giro di poche settimane dalle alleanze di centrosinistra delle elezioni amministrative a quelle con Forza Italia, e probabilmente con il centrodestra, in Sicilia.

Per quanto riguarda invece il voto maggioritario il centrodestra unito continuerebbe ad essere predominante con il 46,4% su un centrosinistra a trazione giallorossa, ovvero fondato su un’alleanza fra Pd-M5S- Sinistra Italiana, Articolo 1 e Verdi fermo al 43,1%. In uno scenario del genere il centro, ovvero l’insieme di Azione, Italia Viva, + Europa diventerebbe ago della bilancia con un gruzzolo elettorale di circa l’8%. Non è da escludere poi una sorta di potenziale “lista Draghi” non intesa come compagine guidata direttamente dall’attuale premier come fu Scelta Civica con Monti, ma come nuova opzione moderata per quegli esponenti tanto di Forza Italia che della Lega che potrebbero staccarsi da un centrodestra a trazione sovranista e dare avvio ad un progetto ispirato proprio al modello Draghi.

Una cosa è certa; il centrodestra, se vorrà vincere le elezioni politiche, dovrà riorganizzarsi e darsi una linea chiara superando le divisioni e i personalismi, perché la vittoria in un contesto del genere e con tutti i dissidi interni a Forza Italia e alla Lega non è affatto scontata e anzi potrebbe essere ostacolata da molte incognite. Sull’altro fronte, se oggi Letta ha l’opportunità di raffozare la sua leadership dovrà sciogliere una volta per tutte il nodo legato ai suoi compagni di viaggio. L’alleanza con i 5Stelle infatti non ha i numeri per vincere mentre il progetto del nuovo Ulivo 2.0 propugnato dal segretario dem con dentro tutti, da Conte a Celenda fino a Renzi e magari ai fuoriusciti di Forza Italia, sembra scontrarsi con i veti incrociati di Calenda verso i 5S e con quelli di Conte verso Calenda e Renzi.

Ultimo dettaglio da non sottovalutare, l’astensione che in queste elezioni amministrative è stato il primo partito italiano. E se non cambieranno le cose restituendo un senso alla politica, al ruolo dei partiti e alla rappresentanza parlamentare, non è escluso che possa esserlo anche alle prossime politiche. Sarà quindi determinante convincere la massa delusa e schifata dalla politica a tornare alle urne. E ad oggi sembra proprio che nessuno abbia compreso che la principale sfida è proprio questa, non quella di azzuffarsi su quota 100 o il reddito di cittadinanza visto che tanto alla fine chi decide è Draghi e nessuno sarà disposto a staccargli la spina.

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