Ddl Zan. Il fronte del buon senso sconfigge l’assolutismo ideologico della sinistra

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Alessandro Zan

Per 23 voti il fronte laicista perse la cappa. Adesso ovviamente Letta se la prenderà, come ha già fatto, con i ritardi del Parlamento “inciucista”, che è più indietro del paese reale. Come se il Pd fosse interprete del Paese e delle sue vere aspirazioni, e fosse la bandiera esclusiva della modernità (la vecchia “sindrome di Voltaire”, la pretesa di incarnare il bene, il progresso, la democrazia, l’etica, la morale, la cultura etc).

Quando invece, a vincere è la parte opposta, la narrazione è acida: “Ha prevalso la reazione”, hanno prevalso il Medioevo, la discriminazione, la soppressione dei diritti civili. Quindi, il male.
Per Zan, il simbolo della battaglia, primo firmatario del disegno di legge che porta il suo nome, la colpa è “di chi si è fatto attrarre dalle sirene sovraniste”. Riferimento a Renzi e al fuoco amico.
Naturalmente, come detto, il fronte laicista se la prenderà con i traditori, con i Iv, con i catto-dem, che hanno pugnalato il segretario dem e il centro-sinistra, con gli astenuti, col voto segreto e con la tagliola proposta dal duo Salvini-Meloni.

Ma a nessuno viene in mente che il Senato ha legiferato saggiamente e che al contrario, la seconda Camera dello Stato rappresenta la maggioranza di buon senso dell’Italia, che rifiuta odio, violenza, ma anche l’ideologia Lgbt, che usa le discriminazioni come cavallo di Troia per imporre un’idea ben precisa di collettività: la polis arcobaleno, dove a un bambino si può insegnare a scuola, previa festa annuale e docenti di parte, che la sessualità è liquida: oppure, spiegare al mondo, che l’identità sessuale è un mero percorso soggettivo, rispetto all’identità biologica, alla natura (come se si potesse costruire una società di uomini e donne in transizione), basata tra l’altro sul pensiero unico e su una nuova neo-lingua: chi sostiene il primato della famiglia naturale, si trasforma automaticamente in istigatore dell’odio, soggetto del diritto penale?

Il centrosinistra era sicuro di avere 149 voti sulla carta, ma due si sono astenuti e 16 senatori sono passati con il centrodestra. Quindi si è finiti 154 a 131, rapporti invertiti rispetto alla partenza teorica prevista dalle forze in campo.
La verità è che dentro i renziani, il pd, i resti dei grillini, c’è una posizione antropologica, non una seduzione sovranista, che riflette pensieri e valori che non si identificano più con i diktat della sinistra laicista.

Una sconfitta che deve far riflettere Letta e compagni: l’ostinazione ideologica, la guerra assoluta senza mediazioni, distinguo, come ad esempio, ha chiesto Renzi, portano a sbattere. L’astrazione e l’assolutismo in democrazia parlamentare non pagano.
Ora forse si ripartirà dal testo contro tutte le violenze, studiato dal centro-destra. Ma per Zan sarà la fine. Di un pregiudizio.

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