Mamma li crucchi! Il nuovo governo tedesco “di sinistra” potrebbe essere un problema per l’Italia

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Mentre mezzo mondo è ancora impegnato a omaggiare Angela Merkel, che gira per meeting e convention internazionali come una rockstar all’ultima tournee, in Germania si comincia finalmente a pensare al nuovo governo. Governo che nascerebbe, secondo la vulgata giornalistica, “di centrosinistra”, ma che potrebbe rivelarsi estremamente conservatore proprio nel suo punto nevralgico, il fondamentale ministero delle finanze.

Quel posto infatti è stato prenotato dal leader dei liberaldemocratici Christian Lindner, presidente del partito che ha di fatto legato la sua partecipazione al nuovo esecutivo all’ottenimento della fondamentale poltrona che sta per essere lasciata libera dal cancelliere in pectore Olaf Scholz.

Chi si preoccupa dell’estremismo di Le Pen, Salvini e compagnia farebbe bene a rileggersi le sue ultime dichiarazioni: di recente si è espresso a favore dell’uscita temporanea della Grecia dall’eurozona, ha giudicato un “sistema di tipo sovietico” l’Unione Europea immaginata da Emmanuel Macron e ha promosso la nascita di una “Europa differenziata” che si discosta di pochissimo da quella immaginata dagli euroscettici.

Ma a far preoccupare mezzo continente sono soprattutto le sue posizioni sul Patto di stabilità, che vorrebbe far tornare in vigore prima possibile, con conseguenze immaginabili per un paese come l’Italia, che ha un debito pubblico pari al 160% del Pil (il patto prevede un massimo del 60%) e deve continuare a spendere denari pubblici se vuole approfittare della ripresa avviata con i finanziamenti europei del Next Generation EU.

Dato che, come amava ripetere Hans Eichel, il ministro delle finanze tedesco è il “vero ministro degli Affari europei”, è ovvio che con Lindner al potere sarebbe molto più difficile per Bruxelles sulla strada della flessibilità e della crescita. A lanciare l’allarme è stato il settimanale progressista Die Zeit, che in un articolo firmato dai due economisti di punta della Columbia University – Joseph Stiglitz e Adam Tooze – accusa Lindner di difendere “un’agenda fiscale antidiluviana”, del tutto inadatta alla situazione finanziaria odierna. I due hanno quindi sostenuto la scelta di un esponente dei Verdi, considerando anche che “non può esserci una seria politica climatica senza il controllo del ministero delle finanze”.

La formazione guidata da Annalena Baerbock avrebbe tutto il diritto di reclamare il posto, visto che il suo partito ha ottenuto il 14,8% dei voti contro l’11,5% dei liberali. L’ex ministro dell’ambiente Jürgen Trittin ha detto chiaramente che “se il partito più forte ottiene la cancelleria, allora il secondo partito più forte ottiene tradizionalmente il ministero delle finanze”. Lindner ha però minacciato di non partecipare al nascente governo se non otterrà la guida del dicastero economico.

In quel caso a Sholz non resterebbe che allearsi con la CDU e proporre l’ennesima riedizione della Grande coalizione, questa volta però con i cristiano-democratici nelle vesti di junior partner. Scholz sta facendo di tutto per questo scenario perché la CDU, anche se indebolita, è un partner molto ingombrante. È però vero che i liberali sono molto più a destra, e una coalizione di governo con SPD e Verdi rischia di sembrare un Frankenstein che porterà, se non distruzione, certamente parecchia confusione in tutta Europa.

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