No-Vax. Per loro i giornalisti sono i trombettieri dello Stato etico-sanitario

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Ormai è la nuova moda: danno per principio la colpa ai giornalisti; ogni volta che qualche microfono o telecamera si avvicina ai cortei, alle persone arrabbiate o semplicemente preoccupate, è prassi, vengono sempre spintonati, allontanati, insultati e in qualche occasione, aggrediti.
Stiamo parlando del rapporto lacerato e definitivamente conflittuale tra carta stampata, trasmissioni tv e area No-Vax, area No-Green pass.

E ciò che sconcerta, non è solo la retorica della violenza e della libertà di opinione, che ascoltiamo dagli studi o leggiamo, che ovviamente valgono solo quando le materie, gli argomenti sono politicamente e culturalmente corretti, ma il candore e l’incredulità di non saper spiegare come mai i “poveri” giornalisti, fotoreporter o cameraman, che fanno solo il loro mestiere, vengano demonizzati. Forse, perché se lo meritano? Finita inesorabilmente l’era in cui al contrario, questi professionisti erano considerati sacri, importanti e testimonial attivi della democrazia, avversari del potere?

Appunto, forse perché non sono più testimonial della democrazia contro il potere, ma salvo qualche minima, lodevole presenza, e un paio di direttori ancora liberi, sono testimonial del sistema, del pensiero unico, e da ultimo, i pappagalli del nuovo Stato etico-sanitario? Più che altro alla domanda sul perché del livore della piazza, una risposta dovrebbero darsela da soli. A parte considerazioni professionali su che tipo di informazione c’è da decenni in Italia. Vogliamo parlare di un’editoria che usa i giornali per interessi economici o politici (non meraviglierebbe se attualmente gli interessi fossero finanziati da Big Pharma); oppure di nuove covate di giornalisti, spesso ignoranti, ma sicuramente militanti delle linee editoriali che, con arroganza e disprezzo, a loro volta sono tutti ideologizzati?

La verità è che le interviste al popolo che manifesta, specialmente quando la sua esistenza infastidisce lo status quo politico o culturale, sono unicamente tese a demolire, ironizzare, macchiettizzare. Si risponde sempre a un ordine venuto dall’alto. Sia lavorativo, sia politico (si pensi alla Rai, ma non solo).
E adesso ci si chiede come mai chi combatte l’obbligo (di fatto) vaccinale o il passaporto verde per la libertà, mettendo a rischio la propria vita, odia i giornalisti e i loro capi?

Ovvio, e per tre ragioni. Primo, se si impone un pensiero unico, in questo caso “vaccinista”, automaticamente se ne crea un altro, speculare e contrario. Quindi, carta stampata, web e tv, sono viste come l’amplificatore di un regime che comprime le libertà costituzionali e sottovaluta volutamente gli effetti sia del vaccino, sia di una società dove se non ci si allinea, si è esclusi dal consesso civile.
Secondo, come dimenticare i mesi di campagna di demonizzazione dei No-Vax e simili, come se fossero inferiori, dipinti sempre come asociali, irresponsabili, egoisti, ignoranti, di scarsa cultura, folli, pericolosi. Pagine e pagine di studi, sentenze psicosomatiche su di loro, quasi un’eugenetica al contrario. E poi, gli insulti ad ogni panel tv: non devono vivere, mangiare, andare in giro, meritano come in Austria, il lock down privato, il confinamento, non devono lavorare, se si ammalano devono pagarsi le spese in ospedale, e via dicendo. Non è violenza questa?

E se la piazza ripaga con la stessa moneta, i terroristi sono loro (semmai sono terrorizzati)? Per non contare, le cosiddette retate di Stato che avrebbero scoperto trame eversive no-vax: persone che a casa avevano spade giapponesi o anziane signore che avevano minacciato il ministro Speranza con un ipotetico lancio di uova mai fatto (le cosiddette Brigate Frittata).
Naturalmente nessuno nega l’ottusità di alcune tesi complottiste, o certi assolutismi apocalittici che convivono con tante idee, osservazioni, critiche, che invece meritano rispetto. Ma continuare a parlare di infiltrazioni fasciste, anarchiche, da parte di ex-brigatisti, anche questo, risponde a una tattica consolidata: divide et impera e sporca, inquina una tesi legittima. Come se si andasse a fare l’analisi del sangue alle piazze dei rivoluzionari francesi, o russi, o cinesi, o oggi della Triplice, o dei partiti in parlamento: tutti intellettuali, eleganti, colti, sensibili, dotati di civismo?

Terzo elemento, l’amara sensazione che molto della narrazione ufficiale “vaccinista” sia falso o ambiguo. In altre parole, che le scelte fatte, ad esempio, per arrivare al terzo vaccino, siano il frutto di un mix tra interessi economico-sanitari e politici, di mero controllo sociale. Se, infatti, mettiamo insieme il terzo vaccino, il prolungamento dello stato emergenziale, del Green-Pass e la progressiva limitazione delle libertà di manifestare, il dato è tratto.

Per non ripetere le mille contraddizioni, sui continui atti di fede per una materia che si smentisce da sola quotidianamente (tutti l’hanno capito: i vaccinati contagiano, si contagiano, si ammalano, muoiono pure loro, i vaccini da perfetti sono diventati a efficacia retroattiva sempre più ridotta, il mix vaccinale prima esecrato, poi enfatizzato e tanto altro), che ha obbligato gli esperti, per surrogare una politica incompetente, furba e vigliacca, incapace di assumersi le proprie responsabilità (avrebbe dovuto mediare tra libertà, rassicurazione pubblica, salute ed economia), a indossare le vesti di sacerdoti, comunicando in modo categorico, dogmatico, militare: l’esatto contrario della loro mission (vaccinarsi è un atto di scienza non di fede). Ma dando però l’impressione ai cittadini, che di fronte alle mille inesattezze e manipolazioni a cui assistiamo, tutto il castello sia fraudolento.

L’ultima, fresca di fabbrica, smascherata da “Il Tempo”, riguarda il professor Locatelli. Coordinatore del Cts. In conferenza stampa, tanto per aprire le danze sul terzo vaccino, ha dichiarato che “non c’è nessun vaccinato sotto i 60 anni, in terapia intensiva”. Falso: da giugno, sono stati 44, con 32 morti.
Quindi, o siamo nelle mani di gente che naviga a vista, o a persone che sanno perfettamente dove condurci. C’è da preoccuparsi in entrambi i casi. Pure la falsità è violenza. Ed è logico, anche se condannabile, che la piazza se la prenda con i trombettieri dello Stato etico-sanitario: i giornalisti.

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