Friuli in zona gialla e Veneto in bilico. Nuovi guai in vista per Salvini

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Dalla prossima settimana è altamente probabile che il Friuli Venezia Giulia entrerà in fascia gialla visto che si stanno per superare tutti i parametri epidemiologici, sia quelli relativi all’aumento dei contagi che quelli delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva.

Ma sotto stretta osservazione restano pure Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Bolzano: in base ai dati attuali si teme che nel giro di due settimane si possa superare la soglia di 250 positivi ogni 100 mila abitanti. Il passaggio in zona gialla viene disposto dal ministro della Salute quando in una regione l’incidenza è superiore a 50 positivi su 100 mila abitanti e i posti letto occupati da malati di Covid sono oltre il 10 per cento in terapia intensiva e oltre il 15 per cento nei reparti ordinari. La zona gialla comporta alcune restrizioni: obbligo di mascherina all’aperto e divieto di sedere al tavolo in più di 4 nei bar e ristoranti.

Il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga è molto pessimista e addirittura teme che andando avanti di questo passo la sua regione possa rischiare l’arancione sotto Natale con tutte le restrizioni conseguenti. E come ormai è solito fare da tempo, il governatore leghista si è scagliato contro i no vax fino ad auspicare l’adozione del modello austriaco, ovvero l’imposizione dei lockdown solo a chi non è vaccinato. “Non possiamo fare pagare il prezzo di eventuali nuove chiusure ai vaccinati, che hanno difeso se stessi e gli altri, partecipando alla campagna vaccinale” ha attaccato il governatore ampliando ancora di più le distanze da chi nel suo partito continua a criticare i provvedimenti del governo, ad iniziare dall’obbligo del green pass.

“Siamo a un passo dalla zona gialla – ha attaccato Fedriga – e questo è dato dal numero dei ricoveri anche in area medica, molto vicino al 15%. Il Friuli Venezia Giulia andrà in zona gialla, ma per fortuna questo prevede misure ancora molto contenute. Tuttavia, il passaggio alla zona arancione sarebbe drammatico per l’economia, è una cosa che non possiamo e non dobbiamo permettere. Dunque è chiaro che l’invito che continuo a fare è vaccinarsi, se ancora non lo si è fatto, e a fare la terza dose dopo i sei mesi”.

Infine l’attacco ai no vax: ““Chi ha seguito le regole è ben diverso da chi, invece, porta in giro fake news, non vuole partecipare alla campagna vaccinale, racconta fandonie sul vaccino. Ormai i dati scientifici ne dimostrano l’efficacia, in quanto proteggono noi e le strutture ospedaliere che, altrimenti, rischiano di diventare sovraffollate”.

Il governatore insomma fa capire chiaramente di condividere il modello austriaco chiedendo di “limitare” la vita soltanto ai non vaccinati. E Fedriga non è soltanto il governatore del Friuli ma è il presidente della Conferenza delle Regioni e quindi ha un ruolo politico di forte rilevanza. In più è della Lega, il partito che in questi mesi si è battuto di più all’interno della maggioranza per ridurre al massimo l’impatto delle misure imposte dal governo per incentivare le vaccinazioni. E al cui interno è presente una nutrita truppa di parlamentari no green pass che hanno partecipato anche alle proteste di piazza.

Se è comprensibile che Fedriga da governatore si preoccupi degli impatti negativi che la zona gialla comporterà nella sua regione, è però davvero difficile per la Lega ignorare il suo richiamo al modello austriaco che è pressappoco un invito a “discriminare” i non vaccinati trattandoli come cittadini di serie B. Quei non vaccinati che Salvini invece ha sempre detto di voler tutelare e di non voler discriminare in alcun modo avendo esercitato un loro legittimo diritto.  Se infatti non esiste un obbligo a vaccinarsi come si può poi pretendere di penalizzare chi ha esercitato una libera scelta, per ragioni anche discutibili, ma comunque legittima?

Più cauto il collega del Veneto Luca Zaia, anche lui della Lega, che commenta così il rischio, più basso rispetto al Friuli, di passare in zona gialla: “Passeremo in zona gialla? Passaremo anche in zona arancione o rossa se non si fermerà, ma io ho speranza che il contagio si fermi. Questo incremento non è massacrante perché abbiamo le vaccinazioni. Senza le vaccinazioni, secondo le proiezioni, avremmo circa 1600 persone in ospedale. I dispositivi di protezione vanno portati, l’invito alla comunità è di portare la mascherina: è l’unico appello che facciamo”.

“Non vogliamo creare conflitto sociale – conclude – ma anche oggi l’80% dei ricoverati in terapia intensiva non sono vaccinati. Fossero anche il 50%, sarebbe comunque un dato pesante perché i non vaccinati rappresentano solo il 15% della popolazione veneta”. Insomma, nuovi guai in vista per Salvini e nuovi scontri nella Lega. Altro che tregua con Giorgetti! Se le regioni leghiste finiranno in zona gialla sarà davvero difficile mantenere la situazione interna sotto controllo e far convivere l’ala governista con quella anti green pass.

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