Fra green pass e terze dosi è valzer dei numeri

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Sulla terza dose sembra di dare i numeri al lotto. L’ultima novità in ordine di tempo riguarderebbe addirittura la possibilità di ridurre i tempi per ottenerla, non più sei mesi dalla seconda dose ma cinque. 

Lo ha annunciato il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli a SkyTG24, sottolineando che i dati “destano attenzione e vanno valutati con tutta la cautela del caso, ma non c’è preoccupazione estrema. È un momento in cui va posta la massima attenzione e ognuno di noi deve fare la propria parte”. Non c’è nulla di deciso ma la proposta è sul tavolo e si stanno facendo le opportune valutazioni. Una misura che a detta degli esperti sarebbe necessaria ad affrettare i richiami anche per i soggetti che hanno meno di 40 anni e che si sono vaccinati in ritardo rispetto agli altri. Fatti due conti, per molti di questi i sei mesi scadranno a febbraio o marzo, ragione per cui si starebbe pensando di anticipare il richiamo di almeno un mese per non lasciarli scoperti durante l’inverno.

Come se il vaccino fosse insomma un prodotto alimentare che dopo la scadenza è da buttare. Come se alla mezzanotte del sesto mese improvvisamente la copertura vaccinale sparisse con la precisione di un orologio svizzero.

Sono almeno due settimane che si parla di riduzione del green pass, di lockdown soltanto per chi non si è vaccinato, di tamponi validi un solo giorno, adesso di ridurre addirittura i tempi del richiamo. Il tutto alimentando sconcerto e timore fra la popolazione. E qui non si tratta più di discutere se sia giusto vaccinarsi o meno nel momento in cui oltre l’80% degli italiani è vaccinato. Il problema è che la gente si è vaccinata, consapevolmente o obbligata con il green pass, convinta di poter vivere in pace e di non dover più subire la narrazione terroristica dell’anno passato.

Invece ogni giorno l’allarmismo aumenta al punto che, come hanno denunciato gli operatori turistici, da circa una settimana si stanno registrando migliaia di disdette in alberghi di montagna dove tanti italiani avevano deciso di trascorrere le vacanze convinti che il Natale sarebbe stato tranquillo; come del resto gli esperti prevedevano fino ad un mese e mezzo fa. Invece di colpo tutto è cambiato, e adesso adirittura c’è chi non si sente più neanche di escludere che a Natale si debba richiudere tutto. 

E l’ultima novità in ordine di tempo è appunto quella di anticipare i richiami come se farsi iniettare i vaccini sia diventato come prendere un aspirina. Ma se si decide di anticipare il richiamo addirittura a cinque mesi, perché poi il green pass resta valido per nove? Roba da numeri al lotto.

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