Italygate, un caso grottesco. Ma ci ricorda che l’Italia è “colonia” Usa dal 1945

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Possono permettersi agenti dell’intelligence americana di recarsi in un carcere di un paese alleato a interrogare un detenuto senza che le autorità di questo stesso paese ne sappiano qualcosa? Non possono permettersi, no che non possono: scoppierebbe il finimondo.

Invece in Italia possono farlo. E l’hanno fatto, senza che scoppiasse alcun finimondo. Al massimo, una volta che la notizia è diventata di dominio pubblico, abbiamo assistito all’avvio di un accertamento interno da parte del Dap e a una generica richiesta di informazioni da parte del ministro della Giustizia, Marta Cartabia.
Del caso si è parlato in questi giorni, ma i fatti risalgono al gennaio scorso, quando due agenti americani si introducono alla chetichella nel carcere di Salerno, dove l’hacker italiano Arturo D’Elia sta scontando la pena che gli è stata inflitta per un «grave attacco informatico» alla Leonardo, colosso italiano nei settori dell’aerospazio e della difesa, di cui il D’Elia stesso è stato consulente. I due 007 vogliono sapere dal detenuto che cosa sa dell’Italygate, una presunta manipolazione informatica ai danni di Trump e a favore di Biden che avrebbe visto coinvolta, secondo una bizzarra teoria complottistica, proprio la Leonardo Spa.

L’Italygate, sia detto per inciso, ha assunto i contorni di una bufala grottesca. Ma non è questo il punto. Il dato sconcertante è che gli agenti hanno effettuato la loro incursione nel carcere presentandosi come “accompagnatori” della deputata ex M5S Sara Cunial. Secondo “Repubblica”, i loro nomi non sarebbero stati neanche registrati all’ingresso.

Al di là dei tragicomici contorni della vicenda, il fatto è di una gravità assoluta, perché dimostra che gli apparati di sicurezza americani si muovono a casa nostra come se fossero a casa loro e si muovono, purtroppo, con il diretto o indiretto appoggio di apparati nostrani. Non è la prima volta che succede. Pensiamo soltanto al caso Abu Omar del 2003, quando la Cia, con la collaborazione dei servizi italiani, sequestrò, impacchettò e spedì in Egitto l’imam.

Un atto illegale compiuto come se l’Italia fosse una colonia Usa e non uno Stato nazionale regolato da proprie leggi. E potrebbero essere ricordati altri casi avvenuti in decenni vicini, come la strage alla funivia del Cermis, compiuta da top gun Usa impegnati in criminali acrobazie con i loro jet, o la più che sospetta uccisione di Calipari da parte di un marine a Baghdad.

Perché accade tutto questo? Perché siamo un paese sconfitto. Pesano la “maledizione” del 1945 e il Trattato di pace del ‘47. Vale la pena ricordare quanto disse Winston Churchill al nunzio apostolico di Pio XII nel settembre del 1945: l’Italia si scordi di essere una democrazia pienamente sovrana e con il pieno controllo sui suoi apparati di sicurezza.Tanti, torbidi e tragici fatti hanno confermato le parole dello statista inglese nei decenni dal dopoguerra agli anni più recenti. Oggi, a ricordarci questa realtà amara, è un episodio grottesco. Ma non per questo deve venire meno la rabbia.

Aldo Di Lello

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