Renzi e il gioco dell’oca-Leopolda. Tu chiamale se vuoi nuove rottamazioni

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Quando parliamo della Leopolda dobbiamo distinguere: è la fabbrica di idee, energie, società, Palazzo, che in qualche modo si identifica con l’area-Renzi, o il volano del suo partito? In questa domanda c’è il rebus giudiziario che ha coinvolto l’ex premier, ex sindaco di Firenze, ex capo del Pd, ora leader di una piccola Italia semi-viva.

L’inchiesta-Open relativa alla Fondazione che finanzia la Leopolda ruota proprio intorno a tale dubbio. E Renzi fa bene a porre una questione non da poco: se sono i magistrati a decidere cosa sia un partito, diventa normale decapitare la classe politica, o addirittura commissariarla, sostituendosi a lei, come avvenne già con Tangentopoli.
Certo, attualmente la magistratura, grazie anche al caso-Palamara, non gode più della popolarità di un tempo, non solo per l’evidenza di un correntismo che ha decomposto questa istituzione, ma anche per il fiasco del giustizialismo grillino che ha prodotto l’effetto contrario, quello di rivalutare la politica classica, al punto che oggi si riparla normalmente e legittimamente di un ritorno al finanziamento pubblico dei partiti. Argomento tabù fino a ieri. Finanziamento surrogato, come noto, da quello privato che ha peggiorato le cose, consentendo a lobby, cordate e singoli imprenditori di acquistare segreterie, partiti e candidature. E Renzi fa bene a ricordare che il più pulito ha la rogna, o quantomeno parecchi scheletri negli armadi: “Prodi col Kazakistan e la Cina, D’Alema e Bersani con Telecom e Monte dei Paschi di Siena”.

Ma, questione giudiziaria a parte, cosa è e cosa sarà di Iv e del suo capo, tornato in auge dopo le conferenze mediorientali?
Stando alle sue dichiarazioni il nemico è il populismo, da Salvini alla Meloni fino ad arrivare a Conte, sia come avvocato-premier (che Renzi ha fatto eliminare), sia come odierno leader del Movimento2.0. liberale, europeista, ecologista e moderato. Guarda caso le medesime prospettive e gli stessi contenuti di Iv.
Renzi, inoltre ha bacchettato Letta. Ciò vuol dire che comunque guarda a un centro-sinistra senza grillini. Naturalmente con Pd, Leu, Calenda e società civile. Non si discosta, quindi, dal progetto del Ppe di Martinazzoli, che successivamente originò il Pd: cattolici di sinistra e riformisti post-comunisti.

Ma se il campo largo ipotizzato da Letta vorrebbe tutti dentro nel nome di un nuovo Ulivo, sembra difficile che Iv possa starci. E allora non resterebbe che pensare a un nuovo fronte moderato, con Calenda interlocutore privilegiato. Ma per andare a destra con i populisti-sovranisti? Sembra il gioco dell’oca. Una continua oscillazione. Che Renzi ha capito perfettamente. E allora, tanto per confermare il suo ruolo di guastatore, di ago della bilancia degli equilibri (la strategia gli è riuscita contro Conte e col Ddl Zan), non gli resta che fare da regista indiretto per le nomination quirinalizie. Tanto per sparigliare i disegni altrui. Poi si vedrà. Ma lui è il maestro delle morti e rinascite.

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