Trattato Italia-Francia. Come svendere l’Italia in salsa Macron

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Domani sarà ufficialmente firmato il patto per rafforzare l’intesa tra Francia e Italia. E’ quasi commovente l’enfasi che i media istituzionali, i giornaloni e la politica di Palazzo, stanno dando a questo evento, ritenuto storico. Dicono che non sarà una mera dichiarazione di intenti, ma molto di più.

E’ proprio quel di più che spaventa. D’accordo, siamo in un mondo globale e globalizzato, ove a domande globali seguono risposte globali da parte della politica, ma passare direttamente sotto l’egida francese, col beneplacito del nostro capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Mario Draghi, ce ne corre.
Gli undici capitoli del Trattato sono Esteri, Difesa, Europa, Migrazioni, Giustizia, Sviluppo economico, Sostenibilità e transizione ecologica, Spazio, Istruzione formazione e cultura, Gioventù, Cooperazione transfrontaliera e pubblica amministrazione. Cioè tutto. Con particolare accento (la cooperazione transfrontaliera) alla governance dei migranti, in salsa laicista e all’ideologia Lgbt (sulle adozioni all’estero, fatte validare in Italia).

Ma quello che interessa è la sostenibilità e la transizione ecologica, cioè il business della Green Economy, previsto dal Recovery Plan. In altre parole, la costruzione della società del futuro, che vede l’Italia assoggettarsi totalmente ai diktat ideologici e politici di Bruxelles. Ma almeno la battaglia in questo caso è tra euroscettici e filo-europei. Sottostare, invece, all’egemonia francese, è troppo. E non ha convinto la difesa d’ufficio dei fan dell’intesa: “La Francia è il nostro secondo partner commerciale dopo la Germania e poi, il numero di imprese italiane che operano in Francia è analogo a quello delle imprese francesi nel mercato italiano. Un esempio? Ci sono grandi gruppi italo-francesi, come Essilor-Luxottica, guidati dall’Italia”.

A questo punto bisogna dare ragione alla Meloni. Primo, nessuno ha informato il parlamento, per una approfondita analisi e poi c’è una questione di merito: “Questo trattato è nato nel 2017, sotto il governo del Pd (artefice Gentiloni), lo stesso del Trattato di Caen, col quale l’Italia avrebbe ceduto parti pregiate delle sue acque minerali proprio alla Francia. Strategia bloccata grazie all’opposizione di Fdi.
Non sembra il film delle privatizzazioni, cioè la svendita dell’Italia al capitale straniero?

 

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