Quirinale. Ecco le ragioni per non scegliere Silvio. Che lui conosce bene

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Nicola Porro in un suo articolo, ci spiega perché Silvio Berlusconi deve andare al Quirinale. Secondo lui, sarebbe un ottimo presidente, un grande tessitore e mediatore e rappresenterebbe bene l’Italia dentro la grande famiglia dei moderati del Ppe. Ma soprattutto, perché l’obiettivo è scippare, togliere alla sinistra il gioco del Colle, un gioco che pensa di condurre o in prima persona, o attraverso patti con gli altri partiti.

Certo, dopo un presidente socialista che si è lamentato dei soldi del Belice, come fece a suo tempo Pertini (erano finiti nelle tasche del suo partito di provenienza), un personaggio come Cossiga che ha picconato quello stesso sistema di cui ha fatto parte e specialmente, un Napolitano che ha fatto da regista a qualche operazione governativa di troppo, gestita dall’alto, ci potrebbe essere spazio anche per il Cavaliere.

Ma al contrario di Porro, questa possibilità resta di scuola. Primo, siamo in una repubblica parlamentare e Berlusconi non guida più un partito maggioritario come il Pdl, ma una pattuglia né influente, né ago della bilancia. Quel tempo è inesorabilmente finito, quel bipolarismo non c’è più. Quei valori che lui ha incarnato sono stati sepolti prima dal giustizialismo grillino, poi dal populismo-sovranista leghista, infine adesso dalla tecnocrazia etico-sanitaria di Draghi, che di fatto ha commissariato la politica.
Certo, in comune Silvio e Mario hanno la fedeltà e l’organicità a Bruxelles, ma il capo azzurro come simbolo e garanzia di un’Italia allineata a ogni diktat della Ue, oggi non sarebbe credibile. E poi, perché sarebbe eletto pure dal duo Meloni-Salvini, che gli impedirebbe di accettare ogni aspetto dell’ideologia della Commissione, a partire dall’idea di famiglia, di sovranità limitata etc.

Il collante liberista, inoltre, non c’è più. Il centro-destra è a trazione sovranista, il centro-sinistra a trazione neo-post-comunista. E se Pd, Calenda e Renzi, sembrano non escludere questa opzione (in realtà fingono), la strada per Arcore è in salita. D’altra parte, il vizio della sinistra, di valorizzare qualcuno per eliminare qualcun altro, è vecchio come il cucco. Fini non fu valorizzato in funzione anti-Berlusconi? Poi, una volta caduto il suo governo, Fini è tornato nell’ombra. Non è stata recentemente valorizzata la Meloni in funzione anti-Salvini, e poi raggiunto lo scopo, la Meloni è tornata “fascista”? Si è visto alle recenti amministrative, con la campagna mediatica montata l’ultima settimana prima delle urne.

Ma come, il Cavaliere nero, il capo delle tv che indottrinano gli italiani, il responsabile dell’aziendalismo, del “casino delle libertà”, della corruzione, dell’individualismo egoistico, dell’impresa anti-regole, della disobbedienza fiscale, del machismo deteriore (modello Bunga-Bunga), amico di certi poteri, con forti sospetti di collusioni inquietanti, attraverso i suoi più stretti collaboratori (è la summa delle accuse giudiziarie e non, concepite dai suoi avversari finora), adesso di nuovo Unto del Signore?
Un dato è certo, Silvio sta facendo di tutto per essere accettato, invia documenti, libri, organizza incontri, fa muovere le sue truppe cammellate, dice che apprezza il reddito di cittadinanza, un provvedimento distante anni luce rispetto alla sua storia e al suo Dna. Ma il Quirinale, appunto, non vale una messa.

 

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