Report. Continui così Ranucci, “Big Pharma fa business”. Il giornalismo vero è morto

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Ci sono tanti modi per difendere Report e Sigfrido Ranucci. Primo, non ne ha bisogno. E’ un grande professionista e un uomo libero. E con lui, la redazione.

Secondo, la sua trasmissione profuma di quel giornalismo antico, vero, che da decenni in Italia è sparito. Sostituito da panel di plastica, guidato da servi-servitori del padrone di turno, abili marchettari e militanti ideologici del politicamente corretto. Che oggi è il “pensiero unico etico-vaccinista”.

Vi ricordate il Tg7 delle prime edizioni? Faceva inchieste toste, scavava dentro i fatti, denunciava malaffare e corruzione, specialmente del potere e dei partiti che contavano nella prima Repubblica. Ovviamente fu silenziato. Il servizio pubblico deve essere per definizione, informazione controllata, velina dei partiti di maggioranza e sostanzialmente “disservizio pubblico”.

Poi, gradualmente le inchieste giornalistiche via etere o della carta stampata, si sono trasformate in scontro virtuale tra guelfi e ghibellini, o in operazioni meramente politiche per compiacere o dispiacere qualche leader politico del momento. Leader che ha come abitudine quella di controllare tutto, decidere i titoli dei Tg e le persone da assumere.
Quale libertà hanno personaggi, giornalisti, opinionisti e conduttori, che vengono assunti grazie a tali logiche e a tali logiche devono rispondere? Cioè, gli interessi dell’editore, della politica, dell’economia, del Palazzo? Nessuna.

Attualmente dove è finita la vera informazione? Nei talk show commerciali, dove i giornalisti sono degli intrattenitori, più spesso dei mezzi comici (Striscia la notizia e soci), o termometro giacobino delle “ottime” pubblicità modello-Zona Bianca, Dritto e Rovescio (la mission delle litigate in diretta per aumentare il business?), coadiuvati da direttori di giornali, diventati desolatamente pappagalli e valletti a gettone? Oppure, nel palinsesto Rai, dove da due anni si fanno le stesse trasmissioni terroristiche (contro i no vax utili ai si-vax), con gli stessi ospiti graditi al mainstream, spazi pubblici che devono condurre imperativamente al messaggio voluto e imposto dall’alto (Agorà, Piazza pulita etc), e gestite da conduttori totalmente ideologizzati?
Almeno Report ha riproposto il giornalismo che abbiamo studiato da giovani. Prima con la Gabanelli, adesso con Ranucci.

E cosa ha fatto di sbagliato il secondo? Ha osato mettere insieme i pezzi della comunicazione di Big Pharma, che certamente non ha a cuore, come ci vogliono far credere, il bene dell’umanità, ma il profitto.
Domanda: pensiamo davvero che le multinazionali farmaceutiche e i loro soloni in camice bianco siano dei benefattori? E allora perché fin da subito, non hanno detto la verità, ma ce l’hanno fatta ingoiare lentamente?

Ricordiamo le fake e ciò che amaramente hanno scoperto gli italiani sulla loro pelle (sperando che se ne rendano conto e non dormano): il vaccino non è un dio, i vaccinati contagiano e si contagiano, sono morti e in tanti “dopo” il vaccino, il mix vaccinale prima negato ora esaltato, le varianti che vengono prodotte dai vaccinati, l’efficacia del vaccino prima enfatizzata stranamente ridotta a pochi mesi, a fronte di un green pass che dura un anno. Il tutto, tenendo le persone in un costante stato di incertezza e di paura, per arrivare dritti-dritti alla terza dose. Altra meta salvifica. E per arrivare a una vaccinazione annua come per l’influenza. Già è pronta la nuova campagna promozionale, al grido “arriva la nuova variante plus, 50 volte più cattiva, arriva dal Sud-Africa, dal Brasile” etc).

Crediamo sul serio che questa tempistica della comunicazione non sia studiata? E che le ambiguità, le contraddizioni, le bugie, siano state solo il prodotto dell’empirismo scientifico? La sentenza è evidente: non si vuole combattere il virus, ma promuovere i vaccini. E allora Big Pharma fa business, non servizio etico. Se avesse detto la verità, altro che il 90% di omologati italiani, in fila per donare il braccio alla patria.

Tornando a bomba: cosa c’è di male nel dire che “la terza dose è il business delle case farmaceutiche”? E’ talmente chiaro. E chi insiste nella religione vaccinista, inseguendo motivazioni umanitarie, è un autentico ingenuo, o un plagiato o una persona in malafede. Il guaio, è che quando si dicono certe cose si diventa automaticamente “no-vax”. Il comodo capro espiatorio per coprire le falle della campagna di vaccinazione. Continui così Ranucci: è sulla strada giusta.

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