Partito dei cattolici. Ecco cosa c’è dietro la conversione di Galantino

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C’è qualcosa che non convince nelle dichiarazioni di Monsignor Nunzio Galantino. Al tempo del Family Day, quello tosto, barricadero, politicamente e religiosamente scorretto, organizzato contro le unioni civili di Renzi, fece fuoco e fiamme per delegittimarlo. Parlò di piazza “non di Cristo, ma di Giovanni Battista”, di “piazza punitiva”, “divisiva”, non dialogante. Al punto che un suo competitor interno, il cardinal Bagnasco, ne prese le difese, ossia di totale apertura della “contestazione antropologica dal basso” (i due milioni del Circo Massimo). Quello che fu chiamato il sindacato della famiglia. Fu infatti, un “Bagnasco” di folla.

Adesso, nella giornata conclusiva del Festival della Dottrina sociale della Chiesa, mutando improvvisamente prospettiva, ha proposto, apriti cielo, addirittura un partito capace di impegnare i cattolici in politica, “guidato da laici capaci”.

Cosa è cambiato dentro e fuori la Chiesa? Forse la consapevolezza che il governo Draghi abbia commissariato la politica? Oppure la constatazione che sia definitivamente fallito lo “schema-Ruini”, ossia i cattolici uniti dai valori, ma divisi dalle appartenenze politiche? Schema fallito, che ha marginalizzato la presenza dei credenti in politica, riducendo i pochi parlamentari, espressione di questo mondo, a bandierine spesso strumentalizzate e non centrali nell’agenda e nel dibattito politico.

E’ vero che ultimamente la Cei sembra essere uscita dal letargo che l’ha caratterizzata da molti decenni, dopo le batoste del divorzio e dell’aborto. Recentemente sul Ddl Zan e sull’eutanasia sembra aver ripreso una certa energia comunicativa, anche se ancora troppo timorosa (nel nome e nel segno del “temiamo che”, “la nostra preoccupazione è”), ossessionata dalla sindrome di non sembrare impositiva.
Anche se, va detto, la vittoria sul Ddl Zan non è stata solo il frutto di una mobilitazione virtuosa del fronte antropologico di lotta (le associazioni pro-life, il Pdf), e di Palazzo (Lega, Fdi, spezzoni centristi). Se non ci fosse stata la diaspora di Renzi e dei catto-dem a quest’ora il Ddl Zan sarebbe stato realtà.

Insomma, abbiamo a che fare con un Galantino, convertito sulla via di Damasco. Nell’intervento a Verona, è andato oltre: vuole un partito cattolico libero anche dal consenso della Chiesa (“di Don Sturzo ne abbiamo già avuti e ci è bastato”), e non pensa a una nuova Dc. L’obiettivo è mettere insieme le forze che ci sono e che si conoscono e che oggi marciano separate. Ma a chi si riferisce? Ai movimenti di base, e qui sarebbe positivo, o ai partiti esistenti, che usano i cattolici per motivi di puro marketing? In questo caso, staremmo punto e a capo.
Ai posteri l’ardua sentenza.

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