Linee guida Natale. Ecco cosa c’è dietro il finto passo indietro di Bruxelles

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Dopo numerose critiche, che si sono sollevate in più parti del continente, la Commissione europea ha annunciato il ritiro delle nuove linee guida sul linguaggio di comunicazione “inclusiva”.

La Commissaria all’Uguaglianza Helena Dalli ha definito il documento che contiene queste linee guida “inadeguato allo scopo prefissato” e “non maturo”.
“La mia iniziativa – ha spiegato la Dalli – di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle sue funzioni aveva lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei”.
La Commissaria ha dunque ritirato le linee guida avvisando che avrebbe lavorato per migliorare il testo del documento.

Nel frattempo il portavoce della Commissione Ue Eric Mamer ha fatto sapere che le linee guida erano per uso interno e che non avevano valore legale: “Non era un documento di natura legale, erano solo raccomandazioni per uso interno”.
All’interno del testo si preferiva affermare che “il periodo delle vacanze può essere stressante”, anziché “il periodo natalizio può essere stressante” oppure di “non usare nomi propri tipici di una specifica religione”, come ad esempio Giovanni e Maria ed “evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani”.

Abbiamo pubblicato integralmente le giustificazioni da parte della Commissione, per non dimenticare e sottovalutare il rischio corso. Ma soprattutto, per non gioire di fronte a una battaglia vinta solo in apparenza. Al contrario dei facili ottimismi di chi non sa leggere tra le righe, le risposte del commissario e del portavoce, addotte per motivare un furbo passo indietro, sono non solo inquietanti, ma emblematiche di una strategia ideologica che ha nella comunicazione il suo Cavallo di Troia. Usando sempre lo stesso metodo della Finestra di Overton e della “rana bollita” (ogni processo prepara quello successivo, tastare il terreno per piazzare il colpo proibito).
Oggi infatti, l’attacco è stato respinto, ma domani? Quando tutta l’Europa si adatterà a una neo lingua politicamente e culturalmente corretta, cosa accadrà? Che il male sarà un bene rovesciato?

Vediamo la decodifica della “loro” comunicazione (il finto passo indietro), per evidenziare una malafede spaventosa. Se analizziamo tra le righe, l’obiettivo ce lo spiegano loro. Non c’è bisogno di denunciare nulla o capire tra le righe. Entriamo, quindi, nel dettaglio.

1)“Documento inadeguato allo scopo prefissato” e “non maturo”? Cosa vuol dire? Che prima o poi i tempi saranno maturi per questo linguaggio, ossia un modello di società universale ben preciso?
2) “Volevamo illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei”. Tradotto: la mistica della diversità non conduce a rispettare ogni diversità culturale, religiosa, storica, ma al contrario, ad annullarle, a fare tabula rasa. Un mondo unico, un cittadino globale, apolide, sradicato, liquido. Una lavagna bianca che sarà riempita ovviamente dai padroni del vapore: laicismo, ecologismo, umanitarismo, democrazia mondiale, in pratica il cristianesimo senza Cristo.
3) “Non era un documento di natura legale, erano solo raccomandazioni per uso interno”. Bugia, non c’è uso interno o esterno, ma se una persona, un partito, un’istituzione hanno idee, radici, valori, ci deve obbligatoriamente essere una coerenza tra uso interno e uso legale esterno.
4) Infine, “il periodo natalizio può essere stressante; non usare nomi propri tipici di una specifica religione, come ad esempio Giovanni e Maria per evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani”. Questa affermazione è quasi comica, se non preoccupante, una sorta di religione al contrario, coniugata col neo-nominalismo: l’ateismo.

Inciso, il laicismo nasce in Europa per tutelare la libertà religiosa, qui notiamo purtroppo la deriva laicista del laicismo: è diventata la promozione attiva dell’ateismo di Stato. Festeggiare il Natale “stressa”, e se uno rivendica la propria tradizione cristiana (il Natale, che è già diventato una parodia domestica, la festa privata della famiglia, nel senso consumistico), dà per scontato che tutti siamo cristiani. Quale è la soluzione per non sembrare tutti cristiani, rei di imporre un credo a chi non crede o è ebreo, islamico, buddista, agnostico? Semplice: non amare la propria e altrui tradizione, ma annullarla, esattamente come vuole il laicismo furbo, infido e maligno. Questi nuovi padroni dovrebbero capire una cosa: che i simboli, i riti, le tradizioni, Natale, Pasqua comprese, non sono unicamente scelte di fede, ma espressione di una identità storica. E su questo non c’è da discutere. I popoli hanno o no, un tratto identitario che li connota?

Ecco il motivo per cui la Ue ha rinunciato, nella sua costituzione, alle radici giudaico-cristiane per richiamarsi soltanto alle radici illuministe. Detto fatto. E’ tutto in linea con una concezione che viene da lontano.

 

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