Roma. Luna di miele scaduta. Il piano rifiuti di Gualtieri è finito nel cassonetto

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La luna di miele tra romani e il nuovo sindaco è già un ricordo? Una cosa è certa: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Se ogni candidato durante la campagna elettorale avesse detto la verità, non staremmo qui a lamentarci. E cioè, la capitale d’Italia e della cristianità, come del resto molte metropoli europee, è decaduta, ingovernabile e irrecuperabile.

In tanti, infatti, se guardiamo al passato, hanno sbattuto la testa (destra, sinistra, populisti), non riuscendo né ad amministrare, né a risolvere i vulnus storici della città eterna. Da Rutelli a Veltroni, da Alemanno a Marino, fino alla Raggi, è stata solo una pena.
Roma – va ammesso – è desolatamente la capitale del degrado, dei disservizi, dei rifiuti, dell’insicurezza, dell’inquinamento, del caos, delle buche, dei cinghiali, dei topi, dei gabbiani-dinosauri etc.
E non sta sfuggendo a questa legge nemmeno Gualtieri, assisosi recentemente sul trono, anche lui con le migliori intenzioni.

Ha promesso l’universo mondo, dall’ “ambizione di far andare Roma al passo con le grandi capitali europee”, addirittura ricorrendo a una metafora suggestiva: “La città dei 15 minuti”, ovvero, il tempo da impiegare per raggiungere i servizi alla persona da qualsiasi punto della città. Vista, invece, la triste realtà, questa metafora sembra ora, ma pure prima, una divertente, quanto ideologica, utopia, tipica della sinistra.

Per non parlare delle scadenze mitiche del futuro: “Utilizzare i fondi Pnrr, lavorare per il Giubileo del 2025” e, chicca delle chicche, “la candidatura ad Expo 2030”, con un progetto annunciato, ma che ancora non si è visto.
Insomma, una città “da Ztl”, il cruccio del Pd, coerente col pensiero unico liberal, radical, e con quel ceto sociale ed economico ultra-garantito, che non conosce nemmeno per sbaglio, le periferie e lo stato drammatico in cui versano.

Come dimenticare le enfatiche dichiarazioni di Gualtieri che sognano una Roma inclusiva e arcobaleno? Eccole (da programma): “Roma città dell’uguaglianza, aperta a tutte le istanze Lgbt”, con tanto di ufficio delegato e un ufficio dedicato al contrasto delle discriminazioni, aderendo alla Re.A.Dy, ossia, la “Rete nazionale delle Regioni e degli Enti locali per prevenire e superare l’omotransfobia”. E, tanto per finire in bellezza, “priorità ai rom”. La sua amministrazione, fin da subito, si è posta l’obiettivo di realizzare un “piano per diffondere l’interculturalità della cittadinanza romana”. Morale, case ai rom.
Parole, utopie, programmi ideologici, ma la realtà, a pochi mesi dalla sua elezione, comincia ad appalesarsi nella sua amara semplicità.

Dove è finito il piano smaltimento rifiuti, primo colpo ad effetto del sindaco? Nel cassonetto.
Sono settimane che dal centro alla periferia si moltiplicano le proteste per i cassonetti stracolmi. Il suo piano da 40 milioni per ripulire la città, evidentemente, non sta dando gli effetti sperati.
Qualche foto? Da piazza Navona a Villa Gordiani, dai Parioli a Casal Bruciato, la Capitale è di nuovo invasa. A strabordare sono i cestini. E i cittadini sono esasperati. Se la Raggi motivava questo disservizio con le mafie della politica che storicamente avevano e hanno infeudato le municipalizzate (Ama, Atac etc), colpevolizzando la Regione, Gualtieri se la prenderà con questi carrozzoni, dove dentro a maggioranza ci sono assunti della sinistra, o con Zingaretti, amico suo?
Ma tranquilli, dirà che ci vuole tempo. Giustificazione cui siamo abituati. Ma “Lo Speciale” non darà tregua al sindaco. Monitorerà passo dopo passo la sua gestione.

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