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Vertice virtuale Usa-Russia. Ecco cosa vuole Biden da Putin

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Dopo il vertice virtuale del 7 dicembre Joe Biden ha dichiarato di aver chiarito al presidente russo, Vladimir Putin, che in caso di escalation militare in Ucraina, Washington e gli alleati risponderanno con forti sanzioni economiche e altro ancora, magari più cruento.

Biden avrebbe anche espresso profonda preoccupazione degli Usa e degli alleati europei per l’aumento della presenza delle forze armate russe a ridosso dell’Ucraina e avrebbe chiesto, sempre a suo dire, la de-escalation e il ritorno alla diplomazia.
Argomento sul tavolo dei colloqui pure il nucleare iraniano e i cyberattacchi.

Putin da parte sua, ha chiesto precise garanzie – giuridiche e non soltanto verbali – che la Nato non si espanda ad Est, includendo l’Ucraina e ha denunciato le azioni provocatorie di Kiev contro il Donbass.
Come è ormai ampiamente noto alle cronache, il vertice virtuale tra i due capi di Stato è stato preceduto da accuse incrociate.
Secondo l’intelligence statunitense, la Russia ha mobilitato circa 70.000 uomini al confine con l’Ucraina, ma Kiev parla di 90.000 truppe. Inoltre, qualche giorno prima del vertice il Washington Post ha riferito dell’esistenza di un piano russo di invasione dell’Ucraina all’inizio del 2022, con circa 175.000 soldati.
La Russia ha sempre negato di voler attaccare i vicini, ma ha precisato di avere delle “linee rosse”.

Sono veritiere le dichiarazioni dei due leader?
Decisamente no.
Come nella gran parte dei vertici tra le superpotenze c’è qualcosa che non torna.
Lo Speciale vuole comprendere, al di là delle dichiarazioni ufficiali, le reali intenzioni di Usa e Russia.

Se la volontà delle due superpotenze è quella di evitare un conflitto e di avviare una de-escalation, la soluzione sarebbe semplicissima.
Basterebbe realizzare un ritiro controllato di uomini e mezzi militari da una parte e dall’altra, un po’ alla volta. Dando alla controparte la possibilità di verificare l’effettivo allentamento della tensione. Ma questo non viene fatto.
Paradossalmente Biden vuole proprio che i russi invadano l’Ucraina. Di modo che potrebbe, poi, imporre alla Russia pesanti sanzioni economiche, tali da bloccare il transito di gas attraverso il nuovo gasdotto russo-tedesco Nord Stream II. Gli statunitensi d’altronde lo hanno sempre detto che il Nord Stream II è la loro più cocente disfatta geopolitica.

I russi, invece, non vogliono trovarsi un paese nemico alle costole, per giunta armato fino ai denti dagli Usa e dalla Nato. Perciò, come hanno chiarito gli analisti russi, Putin, in caso di conflitto militare, non invaderebbe l’Ucraina. Si limiterebbe a distruggerla come entità statuale, sottoponendola ad un diluvio di fuoco, che ne distruggerebbe tutte le principali infrastrutture. E la occuperebbe solo fino al fiume Dnepr.
Se questa è la posta in gioco, allora è chiaro il perché non si verifica una de-escalation, mentre gli eserciti continuano ad ammassarsi ai confini russo-ucraini.

Francesco Tallarico

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