Lo sciopero dei garantiti non sfonda, Landini fallisce l’attacco a Draghi

4 minuti di lettura

Provateci voi a trovare la percentuale giusta tra il 5% (a sentire Confindustria) e l’85% (secondo la Cgil) e misurare una volta per tutte l’esito dello sciopero indetto per il 16 dicembre per protestare contro la manovra ormai definita dal governo.

Forse i numeri più attendibili sono quelli della Cisl, che è un sindacato ma a questa protesta ha deciso di non aderire: nelle maggiori aziende (Stellantis, Fincantieri, Leonardo, Ferrovie) l’adesione sarebbe stata sotto al 10%, nelle un tempo super sindacalizzate Poste solo il 7% e all’Ilva addirittura l’1,5%. Comunque la si voglia vedere, non certo un risultato eccezionale. E neppure le piazze in giro per l’Italia si sono riempite; neanche Piazza del popolo, che pure non è gigantesca (sono passati i tempi dei raduni oceanici al Circo Massimo o a piazza San Giovanni) è sembrata granché affollata nonostante la presenza di Landini e Bombardieri. D’altra parte nessuno, a parte i soliti sempre maltrattati utenti dei mezzi pubblici romani, hanno subito qualche forma di disagio per uno sciopero che in teoria avrebbe dovuto fermare il Paese.

Se lo scopo dei due leader era di riprendersi le prime pagine dei giornali e polemizzare con la maggioranza, il risultato è comunque raggiunto; ma se pensiamo al benessere dei lavoratori, che dovrebbe essere la prima preoccupazione dei sindacati, siamo di fronte a un completo fallimento. Sì, perché pure nelle fabbriche dove i metalmeccanici della Fiom hanno davvero deciso in massa di non presentarsi al lavoro, erano comunque regolarmente presenti i lavoratori precari, che non scioperano perché sono terrorizzati all’idea di non vedersi rinnovato il contratto. Ecco, un sindacato dove solo i garantiti si prendono il lusso di protestare, c’è un grosso problema di rappresentanza, e vale a poco ricordare che questo sciopero si è fatto anche per le categorie più deboli.

L’impressione è che gli italiani per i quali questo sciopero si è ufficialmente indetto, disoccupati o male occupati che fossero, non abbiano aderito in alcun modo, rimanendo a casa se senza lavoro o andando a lavorare se precari, mentre a sfilare avvolti in bandiere e cartelli siano stati i soliti lavoratori sicuri di non rischiare il posto.

Si fatica onestamente a capire il senso di questo agire; sembra quasi che Landini voglia approfittare della mancanza di rappresentanza parlamentare di una opposizione di sinistra a Draghi e riempire con la Cgil quel vuoto, ma a che scopo? A meno che non abbia intenzione di entrare in politica, seguendo le orme di Bertinotti, non se ne vede la ragione. Se invece Landini ha scelto la via del conflitto perché pensava che in questo modo avrebbe ricevuto maggiore attenzione da Draghi si vede che non ha proprio capito nulla dell’uomo; il capo del governo non è di quei politici che scendono a più miti consigli se li si mette sotto stress; al contrario, l’ex banchiere centrale reagisce togliendo all’interlocutore la patente di affidabilità e lo mette da parte.

A difesa di Landini va detto che i toni non sono mai stati troppo duri – anzi i due leader sindacali hanno tentato in ogni modo di attaccare il governo senza prendersela col presidente del Consiglio – e va aggiunto che nessun corteo ha fatto registrare momenti di violenza o anche solo di tensione con le forze dell’ordine. Ma se davvero i sindacati hanno a cuore la sorte dei lavoratori è dentro Palazzo Chigi che devono farsi sentire, portando proprio le istanze di chi era troppo depresso o spaventato per andare in piazza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Tris Lazio all’Olimpico, Genoa ancora ko

Articolo successivo

Calcio: Serie A. Sarri “Buona partita, dispiace per gol subito”

0  0,00