Green pass più corto e tamponi per tutti: scienziati in corto circuito

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E’ in arrivo un nuovo decreto con misure più restrittive di contrasto alla pandemia. Il governo sta studiando nuovi provvedimenti per contrastare l’aumento dei casi Covid e la diffusione della variante Omicron. Giovedì 23 dicembre è in programma una riunione della cabina di regia, cui seguirà un Consiglio dei Ministri che varerà la nuova stretta.

Allo studio ci sono in particolare due misure considerate strategiche per arginare l’avanzata del virus; la riduzione della durata del green pass e l’obbligo del tampone negativo per partecipare a feste ed eventi indipendentemente dalla vaccinazione.

Sul green pass si sta discutendo di accorciarne la durata dagli attuali nove mesi a sei, o addirittura a cinque dal completamento del ciclo vaccinale. Una misura però che non convince tutti gli esperti.

Walter Ricciardi, per esempio, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, ritiene che il green pass debba essere ridotto necessariamente a cinque mesi in maniera tale da spingere le persone a fare la terza dose; in alternativa Ricciardi propone di rilasciarlo soltanto a chi avrà fatto la terza dose e avrà così aumentato la sua protezione immunitaria.

Non la pensa così l’immunologo Massimo Galli che non sembra invece molto convinto dell’ipotesi di riduzione. Intervistato da La Stampa spiega: “La durata del Green Pass di 9 mesi quando l’immunità data dai vaccini inizia a calare dopo 5 è un’apparente contraddizione, ma si tratta di una mediazione comprensibile. Nove mesi intanto sono l’indicazione che l’immunità non è infinita, ma va rinnovata con dei richiami come la terza dose e poi chissà. Possono sembrare troppi, però la caduta della risposta immunitaria a partire da 5 mesi è parziale e non riguarda tutti”.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ritiene necessaria una rimodulazione del green pass ma sui tempi è molto cauto e spiega che è necessario aspettare dati più sicuri. Anche perché accorciare il green pass a sei mesi o addirittura a cinque, potrebbe creare seri problemi a gran parte degli italiani, visto che la maggior parte dei vaccini è stata somministrata fra luglio e agosto e quindi tanti si troverebbero scoperti. L’ipotesi che sembra andare per la maggiore ad oggi è quella di una riduzione a sette mesi, tempo ritenuto ragionevole per permettere a tutti di mettersi in regola con le terze dosi. 

Ma anche sull’obbligo dei tamponi ai vaccinati per partecipare a feste ed eventi, gli scienziati non la pensano tutti allo stesso modo. Antonella Viola è molto critica e accusa il governo di complicare ingiustamente  la vita a chi si è vaccinato. “La richiesta di un tampone a chi è vaccinato e rientra dai paesi europei non solo mette in discussione l’Europa (come giustamente sottolineato da Macron) ma mina la credibilità della vaccinazione – dichiara a La Stampa – Così come la proposta di chiedere i tamponi anche alle persone vaccinate per accedere a cinema e teatri, penalizzando tra l’altro settori che hanno già molto sofferto e che non hanno avuto un ruolo importante nella trasmissione del virus”. Viola ritiene invece ormai maturi i tempi per imporre l’obbligo vaccinale. 

Non la pensa così Guido Rasi, consulente del commissario Figliuolo intervistato da Lucia Annunziata a Mezz’Ora in più: “Di fronte all’”attuale circolazione del virus e all’ipotesi di una variante che infetti anche in presenza dello status di vaccinato – spiega – oltre al fatto che sei vaccinato, in un dato evento dobbiamo sapere anche che in quel preciso momento non sei infettato”. E’ crollato così definitivamente il mito del dio vaccino?

Dulcis in fundo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di microbiologia e virologia di Padova boccia i tamponi rapidi e sostiene che soltanto i molecolari possono certificare con certezza che non si ha il Covid. Quindi a suo giudizio avrebbe poco senso imporre i tamponi a tutti se poi rischiano di non essere attendibili. Ed è ovvio che la stragrande maggioranza delle persone opterà per quelli rapidi.

Insomma una bolgia, e in tutto ciò si pretende che i cittadini si possano fidare della scienza. Ma come ci si può fidare di fronte a cambi di valutazione così repentini? Come si può dire un giorno che al ristorante non può entrare chi non è vaccinato anche se ha il tampone negativo, e il giorno dopo che per cenare a capodanno nei locali è obbligatorio il tampone anche per i vaccinati?  Ma allora i vaccini non sono sicuri? Lo sono soltanto i tamponi? Ma allora perché si è imposto il super green pass? O non lo sono né l’uno, né l’altro? L’unica certezza è che l’inverno che inizierà domani non sarà affatto tranquillo come ci avevano assicurato grazie ai vaccini. Anzi, ormai si parla espressamente della variante Omicron capace di bucarli tutti, terza dose compresa. E neanche nel 2022 probabilmente riusciremo a venirne fuori.

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