Assistenti sfruttati dai parlamentari. Da destra a sinistra predicano bene e razzolano male

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Camera dei deputati

A sentire certe notizie si diventa inesorabilmente giacobini, giustizialisti e forcaioli. Già abbiamo una classe politica, salvo lodevoli, ma poche eccezioni, di mediocri, incompetenti, batti-tacchi, spingi-pulsanti, servi dei Capi; già sono tutti a rischio “fine dei privilegi” (molti vitalizi sono già stati limitati), e di “non-rielezione” (dato il taglio dei parlamentari e dei collegi che influiranno negativamente sul futuro delle campagne elettorali e delle spese per le relative candidature). E come se non bastasse, evidentemente colti da delirio di onnipotenza e istinto predatorio da “ultimi giorni di Pompei”, cosa fanno?
Si permettono di sfruttare a sangue i loro collaboratori. Rei di averli supportati e sopportati 24 ore su 24. Con enormi sacrifici. Forse una reazione alle vessazioni che hanno subito e subiscono a loro volta, dai Capi?

Una sorta di medioevo post-moderno, ma pure di liberismo selvaggio da primo Novecento, con portaborse che portano letteralmente le borse e non solo (guidano le macchine dei loro “padroni”, li accompagnano dal parrucchiere o al cinema, prenotano i ristoranti per i loro figli etc). Insomma, diventano famigli, collaboratori più domestici che politici. Con obbligo di dedizione assoluta e relazione totalizzante.
E per di più, con retribuzioni misere, contratti opachi, inesistenti, orari impossibili, senza pause, dove la domenica o il legittimo riposo vengono considerati lesa maestà dal “feudatario” o dal padrone delle ferriere di turno.
E quello che colpisce maggiormente o deprime, è la rassegnazione, o peggio, il consenso mistico dei sottoposti che accettano e paradossalmente fanno propria questa sistematica umiliazione sul piano ideologico o esistenziale, ossessionati dal timore di essere licenziati e con la speranza di fare carriera. Evidentemente pensando di sfruttare, quando il giro di giostra sarà dalla loro, nuove malcapitate vittime.

La notizia è fresca di fabbrica: “80 parlamentari nei guai”, “sfruttavano i loro collaboratori”, “Boom di segnalazioni, irregolarità dei contratti, sfruttamento e mobbing, stipendi in nero”. “Venti casi già finiti davanti al giudice del lavoro” e “una senatrice ha cacciato l’assistente con il blocco dei licenziamenti in vigore”.
Una bomba (non inaspettata, abbastanza storica), riportata da parecchi giornali, a partire da “Il Tempo”. L’avvocato Fabio Santoro, legale di molti assistiti, è stato chiaro: “I contratti stipulati quasi mai corrispondono al rapporto di lavoro”.
E l’assurdo della questione, che dovrebbe suscitare vero disprezzo e indignazione totale è l’incoerenza tra il ruolo, la comunicazione esterna di molti, troppi politici e i comportamenti privati. Una scissione odiosa e disumana.
Senatori e deputati di sinistra, icone e bandiere dei diritti civili e della giustizia sociale che includono l’universo mondo, fanno i professionisti delle diversità, dell’umanità, dei migranti, delle discriminazioni, che sfruttano i loro aiutanti. Senatori e deputati di destra, difensori della famiglia e dei valori tradizionali, che trattano da paria i dipendenti, pretendendo prestazioni che uccidono proprio le loro famiglie e la loro vita privata.
E sinistra e destra, che si battono per i contratti regolari, contro quelli atipici, ma poi sono i primi a usare finti co.co.co, co.co.pro, o partite Iva.
Mentre dallo Stato prendono soldi puliti, con contributi utili alla pensione. Ancora non sono usciti i nomi degli 80, ma presto si conosceranno. Pronti a cassarli a ogni loro ipocrita dichiarazione “politica” e “umanitaria”.

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