Luigi Tallarico. Scompare una figura importante per la nostra cultura. Il mio ricordo

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E’ venuto a mancare un grande uomo, il padre del mio caro e storico amico Francesco. Al di là dei tantissimi ricordi personali (ho frequentato la sua casa di Colle Oppio per lunghe stagioni, anche io quindi, come un figlio aggiunto), voglio ricordare, in questa triste occasione, chi era e com’era Luigi Tallarico.

Una persona schiva, mai in prima fila, sempre dietro le quinte, ma con competenza, sensibilità e affabilità. Ha attraversato, come parecchi di noi, gli anni difficili e bui della lotta e dell’odio politico; ha pagato per la sua collocazione a destra (anche se è stato stimato da molti intellettuali e politici, del versante opposto), addirittura con un attentato a casa.

Ma lui non ha mai approfittato, né strumentalizzato le sue vicende personali. Era discreto, lieve ma non superficiale. Un signore d’altri tempi. Si riteneva un servitore delle idee.

Quelle idee a cui ha dedicato la vita. Nato a Crotone il 9-11-1926, si è spostato a Roma. Avvocato, è stato un uomo poliedrico, come le sue scelte “artistiche”. Giornalista, ha collaborato a lungo col Secolo d’Italia, critico d’arte, studioso del futurismo e delle avanguardie. Ha scritto monografie su Sironi e Boccioni. E tanto altro (Teatro dell’Opera).

Vedete: c’è un modo per non essere appariscenti, essere dovunque con leggerezza.

Ricordo una sua conferenza sul futurismo: aveva una comunicazione asciutta, non ridondante, diretta, semplice, di movimento, non aulica, barocca, esattamente come i futuristi: la religione del movimento, dell’azione. E non della parola come stasi.

E poi, ricordo la sua casa: piena di quadri, più una mostra permanente che un’abitazione con i lustrini tipici della cultura domestica. Tutto dire.

Luigi Tallarico, aveva una naturale propensione per il bene comune, la patria e la collettività. Quel ruolo pedagogico che ha perseguito quasi in silenzio. Scompare una figura cui dobbiamo molto, come persone e come comunità.

L’ultima foto: era notte, dormivo, moltissimi anni fa, accanto al salone. E sentivo, a pochi metri dallo studio, il tintinnare della sua macchina da scrivere. Stava lavorando all’articolo che avrebbe dovuto inviare il giorno dopo, assistito da sua moglie, una donna splendida, antica nei valori e moderna come poche e come pochi. Ecco mi piace pensare che continui a farlo da lassù.

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