Rincari di gas e luce, Rizzo (PC): “Al governo non resta che una strada”

6 minuti di lettura
Marco Rizzo

Bollette di luce e gas, il 2022 parte all’insegna della grande stangata. L’aumento dei prezzi dell’energia rischia di creare danni molto seri alle famiglie e alle aziende, al punto che il governo ha dovuto prevedere in manovra interventi volti a calmierare gli aumenti. Ma per Marco Rizzo, leader del Partito Comunista, tutto questo non basta, il problema è molto più serio e va affrontato in modo diverso, partendo alla radice come spiega in questa intervista a Lo Speciale.

Sono in arrivo stangate sulle bollette di luce e gas. Dall’emergenza pandemica stiamo passando a quella energetica?

“Questo governo ha fatto di tutto in questi mesi per sviare l’attenzione dai problemi economici e dalle emergenze sociali del Paese. Non si è minimamente distinto rispetto ai governi del passato, nonostante si fosse presentato come il governo dei migliori. Non sono stati risolti temi nodali come quelli della sanità pubblica, dove non c’è stato un serio implemento di risorse. Non sono state bloccate in alcun modo le delocalizzazioni. Per non parlare poi della questione delle tasse e di come sono state spalmate. Basti pensare che per le spese militari, non intese però come finanziamenti alle nostre forze armate ma soldi aggiuntivi alla Nato, sono stati investiti 7 miliardi di euro, quasi quanto è stato previsto per ridurre le tasse. Se poi guardiamo all’intera manovra fa davvero sorridere pensare che essa ammonti a 36,5 miliardi di euro, quando l’anno scorso un colosso come Amazon ha chiuso con un fatturato di 45 miliardi. Appare evidente come certe cifre producano  un forte disvalore nei confronti del governo”.

Il governo ha annunciato e previsto misure in grado di alleviare l’impatto che gli aumenti avranno su famiglie e aziende. Basterà questo?

“Vede, qui non si tratta di calmierare i prezzi delle bollette, il problema sta tutto in una politica estera fallimentare. Il governo italiano è come l’oste che pretende di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non è pensabile aderire alle folli sanzioni che l’Unione Europea impone alla Russia pretendendo poi di ricevere in cambio prezzi calmierati. Questi aumenti in bolletta sono collegati alle vicende geopolitiche internazionali. Un governo serio dovrebbe guardare agli interessi del Paese, non a quelli degli altri, dovrebbe valutare bene le conseguenze di certe scelte che assume andando a traino dell’Europa e della Nato. Dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare le piccole e medie imprese manifatturiere italiane a forte consumo energetico che rischiano seriamente di fallire”.

Forse tutto ciò è soltanto propedeutico a creare una nuova emergenza; vogliono obbligarci ad accettare la tanto decantata transizione energetica?

“La transizione energetica sarà elettrica e la bolletta più cara sarà proprio quella dell’elettricità. Bisogna ritornare ad una politica estera nazionale, inutile girarci intorno o cercare altre scappatoie. Dobbiamo smetterla di farci ingabbiare nelle logiche europee o in quelle della Nato, dobbiamo trattare con tutti, dagli Stati Uniti ai Paesi europei, ma anche aprirci a Russia e Cina perché soltanto così potremo avere una situazione economica e commerciale più favorevole per i nostri interessi”.

Salvini propone di tornare al nucleare. E’ la strada giusta?

“L’Italia non è un Paese che ha materie prime. C’è un aneddoto raccontato dalla giornalista Sarfatti che era amica sia di Lenin che di Mussolini. Quando si recò in Russia per perorare presso Lenin la causa della rivoluzione in Italia, il capo supremo del soviet la liquidò in brevissimo tempo, dicendole che era impossibile fare la rivoluzione in Italia perché non c’era il carbone. Questo per indicare che già allora l’Italia era considerato un Paese sprovvisto di materie prime. Adesso con la globalizzazione tutto è cambiato, ma è ovvio che la politica energetica non può più essere fatta seguendo le logiche di politica estera che abbiamo fin qui adottato. Personalmente trovo insensata la proposta di Salvini e questo al di là dell’essere a favore o contro il nucleare; semplicemente perché, per rimettere in piedi il nucleare in Italia, ci vorrebbero almeno quindici anni. Riacquisire la titolarità della politica estera smarcandoci dai diktat dell’Alleanza Atlantica, ci farebbe guadagnare tempo e risolverebbe i problemi energetici con molta più facilità. Non ci sono altre strade”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Tennis: Torneo Melbourne. Paolini al secondo turno

Articolo successivo

Quirinale, Fico convoca il Parlamento il 24 gennaio alle 15

0  0,00