Epifania: i re magi fra fede, tradizione e leggenda

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I re magi sono diventati personaggi indispensabili del Natale, non c’è presepe che non ne contempli la presenza, e sono proprio loro a manifestare per primi al mondo la regalità di Cristo.

Ma chi erano i magi? Iniziamo con il dire che di loro si trova traccia unicamente nel Vangelo di Matteo, mentre in quello di Luca, che pure è molto ricco di dettagli sulla natività di Gesù, non sono citati. Lo stesso Matteo in verità non fornisce molti particolari su di loro, se non che giungevano da Oriente. Anche il loro numero non è precisato, visto che l’evangelista parla genericamente di “alcuni magi” che “giunsero da Oriente a Gerusalemme”. Poi la tradizione prendendo spunto da testi apocrifi, ha dedotto che fossero tre re, si chiamassero Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, provenissero dai diversi continenti, ma si tratta più che altro di racconti, favole utili ad arricchire le suggestioni del Natale.

Matteo ci fa capire che sono un po’ come degli astrologi, che studiando le stelle hanno avuto il segno che un grande re stava nascendo: tutti i grandi della storia, da Giulio Cesare ad Alessandro Magno secondo la tradizione furono annunciati dagli astri, e anche Gesù è annunciato come tale, come un grande re destinato a cambiare i destini dell’umanità. I magi dunque giungono da Oriente, sono probabilmente dei sacerdoti dell’antica religione persiana, quella di Zarathuštra, contraddistinta dall’eterna lotta fra il bene (la luce), e il male (le tenebre). E nella luce della stella essi intravedono l’avvento del grande re che vanno ad adorare, portandogli in dono oro, incenso, mirra, i simboli della regalità. 

Altro particolare interessante sta nel fatto che Matteo parla dei magi che raggiungono “la casa” dove sta il bambino con sua madre. A differenza di Luca, Matteo non cita il viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme per il censimento, e dà come l’idea che in realtà loro vivessero già nella città di David, che abbandonarono poi per sfuggire ad Erode (informato dai magi stessi della nascita del Salvatore) riparando prima in Egitto e poi a Nazareth dove si stabilirono definitivamente.

La casa dove si recarono i magi citata da Matteo non è dunque la mangiatoia dove nacque Gesù secondo Luca e dove siamo soliti collocare i magi del presepe, ma questo non significa che i due racconti siano necessariamente in contraddizione fra loro. Semplicemente è sbagliato ricondurre tutti gli avvenimenti del Natale in un arco temporale ristretto. I magi giunsero a Betlemme ed incontrarono un “bambino”, non un “neonato”, il che lascia supporre che quando arrivarono, Gesù fosse nato già da qualche mese. E’ quindi probabile che Maria e Giuseppe possano aver trovato nel frattempo una casa, stabilizzandosi a Betlemme in attesa di poter fare ritorno a Nazareth, quando le condizioni avrebbero consentito la ripresa del viaggio. E probabilmente Luca e Matteo non essendo presenti fisicamente agli eventi della nascita, hanno attinto le notizie da fonti diverse, il che spiegherebbe le differenze evidenti che si notano confrontando i due vangeli. Che invece si uniformano per tutti gli eventi successivi, dal battesimo di Gesù nel Giordano fino alla morte e resurrezione.

Un aspetto però merita attenzione e riguarda le modalità di manifestazione di Gesù al mondo. Luca ci racconta che i primi che si recarono ad adorare Gesù furono dei pastori, ovvero quella che oggi definiremmo la “feccia” del paese; persone che vivevano ai margini, fuori dai centri abitati perché considerate moleste, quasi dei reietti. Ed è a loro, agli ultimi, che la gloria di Dio si manifesta per prima, sono loro guidati dall’angelo a riconoscere Gesù e ad adorarlo prima di tutti gli altri. A testimomnianza di come Gesù non sia venuto sulla terra per i potenti, ma per gli ultimi. 

Matteo invece ci parla dei magi guidati da una stella per esaltare la regalità di Gesù, per dare continuità alle profezie ed indicare nel bimbo di Betlemme il nuovo David annunciato dai profeti.

Una cosa appare chiara: a riconoscere Gesù come re, nel racconto di Matteo sono dei saggi venuti da Oriente e non dal popolo di Israele, i cultori di un culto diverso dalla religione ebraica cui Gesù invece apparteneva. Lo stesso Erode quando chiede ai sacerdoti e agli scribi di indicargli dove deve nascere il messia, si sente fornire risposte puramente formali: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: ‘E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele’”. Ma nessuno di questi corre ad adorare il messia e a riconoscerlo come tale.

Nessun uomo di Israele, se non il saggio Simeone che riconoscerà poi il figlio di Dio nel bimbo che viene circonciso nel tempio, sarà a Betlemme a rendere onore e gloria al Dio che si è fatto uomo. Il preludio di ciò che sarebbe poi avvenuto, ovvero il rifiuto del figlio di Dio da parte del “popolo eletto”.

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