E’ giallo sul virologo Galli curato con terapie domiciliari. Cosa ha detto

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La notizia è di quelle destinate a fare rumore. La riporta il quotidiano La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, e riguarda l’ex primario dell’ ospedale Sacco di Milano, l’infettivologo Massimo Galli, uno dei volti più noti dei talk show televisivi in questi tempi di pandemia.

Secondo quanto riporta la Verità, Galli che si è infettato dopo aver ricevuto la terza dose di vaccino, si sarebbe curato con le terapie domiciliari. Il che lascerebbe intendere due cose: innanzitutto che il vaccino da solo non basta a sconfiggere la malattia, e in secondo luogo che le tanto vituperate cure domiciliari possono invece fare la differenza, evitando il decorso grave della malattia e il ricovero in terapia intensiva.

Sulla prima questione, quella dell’efficacia dei vaccini, ormai sono gli stessi esperti ad ammettere che i vaccini non sono la soluzione al problema; non escludono la possibilità di contagiarsi e di contagiare, pur assicurando una potente difesa contro l’aggressività del virus, specie dopo la terza dose. Sul secondo aspetto, quello delle cure domiciliari, non c’è da stupirsi se gli stessi medici, nel momento in cui si contagiano, facciano ricorso a quelle terapie che sanno essere efficaci. A Galli va comunque riconosciuta l’onestà intellettuale di aver sempre detto chiaramente che il vaccino non era infallibile. Anzi, nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Purtroppo il vaccino non è democratico. Non tutti rispondono allo stesso modo. Una minoranza finisce comunque per aver bisogno del ricovero».

Poco fa nel corso del programma Mattino 5 l’infettivologo, visto il clamore scatenato dalla notizia, è sembrato smentire lo scoop de La Verità pur confermando la sua positività: “Se non avessi avuto le tre vaccinazioni la cosa sarebbe andata decisamente peggio, tenendo conto della mia età e con la mia storia. Quindi, senza se e senza ma bisogna vaccinarsi, almeno non si crepa. Questo è un dato di fatto”. Nessun riferimento quindi alle cure specifiche cui accenna il giornale di Belpietro.

Tuttavia con la terza dose il rischio dell’ospedalizzazione sembra ridursi al massimo. Lo conferma Il professor Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che in un’intervista al Corriere della Sera spiega: «L’identikit del ricoverato di oggi allo Spallanzani è costituito da non vaccinati, o immunizzati con seconda dose da più di 5 mesi. Con un rapporto di 90 a 10 in reparto ordinario e 96 a 4 in terapia intensiva». Sui ricoverati con terze dosi Vaia risponde: «E’ l’eccezione che conferma la regola specie sui grandi numeri. E magari si tratta di fragili».

Vaia infine sembra concordare con quanto dichiarato nei giorni scorsi al nostro giornale dal virologo Giulio Tarro (LEGGI QUI) che aveva in pratica spiegato come l’epidemia sia ormai scemata, lasciando il posto ad un’influenza endemica. Aggiunge infatti il direttore dello Spallanzani: «Il virus sembra avere sempre più i connotati di una malattia stagionale endemica. Non sta più attaccando i polmoni, ma si sta fermando alle prime vie aeree, come capita con le più comuni patologie respiratorie. È inutile ora parlare di quarta, quinta, sesta dose di vaccino. In autunno si penserà a mettere al sicuro gli anziani e i fragili, proprio come da anni si fa con il virus stagionale».

Infine per Vaia è arrivato il momento di smetterla con l’allarmismo, dal momento che ormai esistono cure specifiche per combattere il covid: «Abbiamo la capacità di far fronte alle ondate della pandemia con nuovi strumenti. Abbiamo i vaccini, gli anticorpi monoclonali e la nuova pillola in sperimentazione allo Spallanzani».

Forse è il caso che anche il sistema dell’informazione inizi a rivedere le modalità di comunicazione, smettendola di raccontare il virus con i toni apocalittici di due anni fa, come se nel frattempo non sia cambiato nulla. 

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