Quirinale, la proposta della Raggi e i piani di Conte

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Torna in campo Virginia Raggi. L’ex sindaco di Roma entra nella partita del Quirinale proponendo al Movimento 5 Stelle di ricorrere alle “quirinarie” per scegliere un candidato, o una rosa di nomi,da presentare anche agli altri partiti. Una consultazione online come quella che si tenne nel 2013 sulla piattaforma Rousseau e che portò all’indicazione di Stefano Rodotà.

All’epoca però i 5S erano appena entrati in Parlamento e la loro parola d’ordine era non trattare con gli altri partiti. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi i pentastellati sono diventati molto esperti di trattative visto che hanno partecipato a ben tre governi di diverso colore politico; quello con la Lega, quello con il Pd e oggi quello multicolore di Draghi.

La proposta della Raggi certamente non deve aver fatto piacere a Giuseppe Conte che sta cercando di intavolare una trattativa, sia interna al Movimento che con gli altri partiti. L’ex premier e i suoi fedelissimi sarebbero favorevoli all’elezione di Draghi al Colle, perché come riferiscono fonti di stampa e rumors fra le fila grilline, questo agevolerebbe il voto anticipato. Conte avrebbe così mani libere  nel gestire la partita delle candidature e liberarsi di tanti avversari interni, specie quelli più vicini a Beppe Grillo, che gli starebbero complicando le cose.

Ma la maggioranza dei parlamentari non sarebbe della stessa idea e preferirebbe che Draghi restasse a Palazzo Chigi per le ragioni esattamente opposte; impedire lo scioglimento anticipato della legislatura e andare ad elezioni che ridurrebbero notevolmente la truppa dei grillini, sia in termini di voti che per la riduzione del numero di senatori e deputati. Molti nel M5S vorrebbero la riconferma del presidente Mattarella proprio per evitare rotture interne sul nome del candidato.

La proposta della Raggi apre quindi un nuovo fronte interno al Movimento, una terza opzione. Intervistata da Il Fatto quotidiano l’ex sindaco capitolino ha chiesto a Conte la convocazione di un’assemblea nazionale con la partecipazione dei parlamentari e dei rappresentanti territoriali, per individuare una rosa di candidati possibili da sottoporre al voto degli iscritti.  “Si potrebbe individuare qualche personalità al di fuori della politica. Su nomi fuori dell’arco parlamentare si potrebbero trovare convergenze con gli altri partiti” ha spiegato.

Sicuramente questa non è la soluzione che Conte gradisce di più, visto che complicherebbe le trattative con gli altri partiti e riporterebbe indietro il Movimento, che invece l’ex premier sta cercando di trasformare in un partito. Ricorrere al voto degli iscritti potrebbe rivelarsi inoltre una trappola, offrendo il pretesto ai parlamentari non in linea con le scelte dell’ex premier per chiamarsi fuori. 

Sta di fatto che ad oggi gli unici ad avere le idee chiare sembrano essere i leader del centrodestra che un candidato, seppur di bandiera, ce l’hanno ed è Silvio Berlusconi. Se si troverà l’accordo su un nome condiviso bene, altrimenti Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e alleati tireranno dritti per la loro strada. E poi tutto può accadere.

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