Violenze di Capodanno, Bruzzone: “Sospetto la premeditazione. Il vero scopo del branco”

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Perquisizioni tra Milano e Torino a carico di 18 giovani ritenuti coinvolti nelle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate ai danni di una decina di ragazze la notte di Capodanno, in piazza Duomo, a Milano. Si tratta di 15 ragazzi maggiorenni e di 3 minorenni, di età compresa tra i 15 e i 21 anni, sia italiani sia stranieri di origini nordafricane. I reati che vengono loro contestati sono violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni aggravate. Abbiamo intervistato sull’argomento la criminologa Roberta Bruzzone.

Sarebbero nove le ragazze che hanno subito violenze la notte di Capodanno in piazza Duomo da parte di un branco di giovani. Si aspettava che il numero delle vittime fosse così alto?

“Temo che siano molte di più in verità, anche in momenti diversi. Tutte aggredite dallo stesso branco. Grazie all’ottimo lavoro di indagine della Squadra Mobile di Milano coordinata dalla Procura, gli aggressori sono stati in larga parte individuati”.

Colpisce che fra le persone identificate ci siano dei minorenni, anche quindicenni. Sono stati trascinati dal branco, o cosa?

“Purtroppo anche soggetti minorenni possono essere predatori pericolosi, questo lo sappiamo già. L’importante è punirli molto severamente, trattandosi di soggetti socialmente pericolosi. L’effetto branco è sicuramente un aspetto rilevante, ma qui direi che c’è stata una vera e propria sfida nei confronti delle forze dell’ordine. Non è casuale che le violenze siano state messe in atto a pochi metri dalla presenza degli agenti di polizia che stavano presidiando la piazza. Violare la legge, trasformare le ragazze in prede, sentirsi impuniti per il fatto che tutto questo veniva messo in atto in barba alla presenza dei poliziotti, è stato probabilmente un mix che ha creato l’attività di questo branco e ha spinto la reiterazione delle condotte criminali”.

Chi fa parte di un branco, è però predatore soltanto se è in gruppo o può agire anche singolarmente?

“Se fossero soli probabilmente non agirebbero in questo modo. Sono soggetti che, presi singolarmente, non avrebbero il coraggio di compiere certe condotte. Possono farlo perché istigati e protetti dal branco e perché spinti da una percezione di impunità che lo stare insieme a tanti altri sembra garantire loro. La forza del branco è sicuramente un elemento centrale”.

Il branco fa perdere l’umanità, i freni inibitori, rende le persone di fatto simili agli animali che quando sono in gruppo si scagliano contro le prede?

“Il branco assorbe le singole individualità e le trascina in un livello inferiore di funzionamento. Questo rappresenta un elemento essenziale. A questo aggiungiamo il fatto che questi ragazzi hanno degli evidenti disagi psicologici anche molto seri, misti ad ignoranza e a valori culturali ridotti a zero. Capisce chiaramente che il mix è servito”.

I minori in un contesto del genere partecipano spinti dal desiderio di emulare i grandi o di sentirsi loro stessi grandi e in grado di fare ciò che alla loro età sarebbe inconcepibile?

“A mio giudizio si tratta di soggetti molto disturbati, che decidono di unirsi ad altri soggetti altrettanto disturbati o anche peggio. Si riuniscono intorno ad un leader che alla fine è il più disturbato di tutti e si sentono gratificati dalle condotte messe in essere. Non parlerei di desiderio di emulazione, perché siamo in presenza di soggetti portatori di un disagio psichico, o anche psichiatrico, che scelgono di contornarsi di persone della medesima fattispecie per commettere questo tipo di atti. Non c’è bisogno di essere ispirati, arrivano già pronti a fare ciò che fanno”.

C’è stata una polemica nei giorni scorsi relativa al fatto che nessuna delle persone presenti in quella piazza, agenti compresi, siano intervenute per interrompere la furia del branco. Ritiene fondate queste accuse?

“Purtroppo questo aspetto sembrerebbe sussistere. C’è un video mostrato in questi giorni in cui si vede un ragazzo che, accortosi della gravità di quanto stava avvenendo a due ragazze, invita in maniera anche molto severa gli operatori di polizia ad intervenire. Francamente una scena del genere avrei preferito non vederla. Forse c’è stata una sottovalutazione di ciò che stava avvenendo? Non so che tipo di disposizioni avessero avuto gli agenti sinceramente, ma se si stanno commettendo dei reati credo che sia comunque necessario intervenire, indipendentemte dagli ordini di servizio. In questo caso l’intervento c’è stato quando la reiterazione dei comportamenti ha fatto emergere la reale dimensione di ciò che avveniva”.

Sinceramente, dopo quanto avvenuto non è forse più prudente evitare raduni di piazza o eventi in cui si prevede un assembramento di persone da parte di ragazze sole e non accompagnate?

“Devo ammettere che la presenza di un numero così elevato di persone in quella piazza non mi ha entusiasmato affatto, specie in un periodo come questo. Ma detto ciò chiunque deve essere libero di andare dove vuole, con chi vuole, osservando le norme di sicurezza vigenti, senza correre il rischio di essere aggredito, molestato, rapinato o violentato da gruppi di giovani delinquenti che hanno come massima aspirazione commettere atti di questo genere”.

E come possono difendersi delle ragazze di fronte ad episodi del genere?

“Guardi che quella piazza era forse il luogo più sicuro, essendo presidiata dalle forze di polizia. Certamente quelle ragazze non si aspettavano di subire quel tipo di violenze a pochi passi da un presidio di sicurezza. Non è che sono andate in un luogo isolato o pericoloso della città, stavano nella piazza centrale di Milano nel contesto di una festa e ritenevano legittimamente di stare al sicuro. La cosa preoccupante sta nel fatto che oggi, due ragazze che girano tranquillamente in una piazza, rischiano di essere considerate delle prede. Questo è ciò che deve preoccuparci, non se possono o non possono frequentare una piazza piena di gente. E davvero non c’era luogo più sicuro di quella piazza con poliziotti in ogni angolo. Purtroppo c’è stata una sottovalutazione di ciò che stava avvenendo e in più sta crescendo una generazione di giovani molto pericolosi”.

Forse il branco è partito proprio con l’idea di ripetere ciò che era avvenuto a Colonia alcuni anni fa sempre la notte di Capodanno?

“Di casi simili ne abbiamo avuti purtroppo anche in Italia. Il problema è che stanno diventando sempre più frequenti contesti in cui branchi di giovani sfidano apertamente sul campo le forze dell’ordine come in questo caso. Ci sono dei video che dimostrano proprio come il senso della sfida sia alla base dei loro comportamenti e della loro aggressività. Ormai si tratta di attività progettate, pianificate, messe in campo in maniera deliberata. Quei soggetti probabilmente stavano in piazza Duomo per questo, ovvero per molestare delle ragazze sapendo di farlo in presenza della polizia. Questo è sicuramente l’aspetto più inquietante”.

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