Sassoli. Dietro la sua “santificazione” il nostro bisogno disperato di miti ed eroi

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“La scomparsa inattesa e prematura di David Sassoli mi addolora profondamente. La sua morte apre un vuoto nelle file di coloro che hanno creduto e costruito un’Europa di pace al servizio dei cittadini e rappresenta un motivo di dolore profondo per il popolo italiano e per il popolo europeo. Il suo impegno limpido, costante, appassionato, ha contribuito a rendere l’assemblea di Strasburgo protagonista del dibattito politico in una fase delicatissima, dando voce alle attese dei cittadini europei”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E ancora: pure il Papa ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia. Nel telegramma, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si evidenzia il “grave lutto che ha colpito l’Italia e l’Unione europea”.
Il Papa lo ha ricordato “quale credente, animato di speranza e di carità, competente giornalista e stimato uomo delle istituzioni che, in modo pacato e rispettoso, nelle pubbliche responsabilità ricoperte, si è prodigato per il bene comune, con rettitudine e generoso impegno, promuovendo con lucidità e passione una visione solidale della comunità europea e dedicandosi con particolare cura agli ultimi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il premier Mario Draghi (“Sassoli, protagonista dell’Europa, ha difeso i più deboli”); e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “E’ un giorno triste per l’Europa. La nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico e un uomo buono”.
E come se non bastasse, bandiere a mezz’asta ovunque, a Bruxelles e nella sede del Pd. E Aule del ministero degli Esteri (proposta Di Maio) intitolate a lui.

Se non ci fosse la mia coscienza cristiana che pone le vicende umane al di là delle strumentalizzazioni e i discorsi di facciata, parlerei di insopportabile retorica: tutti i tg, i politici, il parlamento, i giornali in piedi: una specie di San Francesco e di Garibaldi.
E se non fosse per l’amore che ho per la mia patria, eviterei di parlare, come invece sostengo, che Sassoli è stato un grande uomo, un grande professionista e un italiano che ha contribuito a fare grande e stimato il nostro paese.
Un uomo con le sue idee, distanti dalle mie, ma corretto, mai sopra le righe. E, valutando i tanti, troppi messaggi demagogici che hanno fatto il giro, mi ritrovo completamente e totalmente nelle parole diverse, più autentiche, di Giorgia Meloni: “Onore agli avversari, specialmente se competenti, seri e coerenti, che ci spingono a migliorarci”.

Ma c’è un ma. Come mai si assiste a questa beatificazione laica? Per il semplice motivo che abbiamo, e non lo ammettiamo, un disperato bisogno di simboli, di miti, di eroi. Di modelli da seguire e a cui ispirarci.
Una precisa cultura, che si è diffusa dal 68 invece, ha demolito gli esempi alti, nel nome di un livellamento democratico e egualitario verso il basso. La lotta di classe prima collettiva, poi individuale (uno vale uno), ha esaltato l’invidia sociale e antropologica, verso chi merita di più, chi è più bravo, chi è superiore, che in natura, c’è sempre, esiste: inutile negarlo.
Sull’invidia sociale si è costruita da decenni la narrazione progressista, la mistica dei diritti civili e oggi, il risultato, è l’individualismo di massa, azzerando prima ideologicamente e psicologicamente, poi culturalmente, politicamente e socialmente le eccellenze, le differenze.

E ovvio che ora, al punto in cui siamo arrivati, con la paranoia da Covid e la mediocrità di massa circolante, basta un uomo valido, normale, per ricordare che abbiamo bisogno di persone che ci insegnino e indichino la strada. Una strada qualsiasi.
E basta anche un Sassoli per placare questa fame, questo essere orfani di eroi.
A patto che stiano dentro il pensiero unico, il politicamente corretto.
Se Sassoli fosse stato un uomo di destra, un sovranista o addirittura un no-vax, avrebbe goduto della stessa santificazione?

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