Centrodestra sempre più nel caos: dopo Viterbo “scoppia la bomba” in Sicilia

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Vi abbiamo raccontato quello che è avvenuto a Viterbo prima di Natale: Lega e Fratelli d’Italia hanno sfiduciato il sindaco di Forza Italia e fatto commissariare il Comune, dopo che gli azzurri avevano siglato un’alleanza con il Pd alle elezioni provinciali.

Poteva sembrare un caso isolato, ma così non è. Il centrodestra è ridotto a brandelli un po’ ovunque. Nelle ultime ore un’altra pesante grana è scoppiata alla Regione Sicilia dove il governatore di Fratelli d’Italia Nello Musumeci si sta avviando ad azzerare la giunta, dopo aver subito dagli alleati uno smacco senza precedenti.

Infatti l’assemblea regionale tre giorni fa ha eletto la terna dei delegati che dovranno partecipare all’elezione del Presidente della Repubblica, ma a sorpresa Musumeci è arrivato terzo dietro al forzista Gianfranco Micciché e ad un esponente del Movimento 5Stelle. Numeri alla mano è stato subito chiaro che al governatore sono mancati diversi voti della sua maggioranza, così come è stato evidente che al delegato 5S sono arrivati aiuti dal centrodestra. Un agguato in piena regola è proprio il caso di dire.

Musumeci l’ha presa talmente male che sul principio ha annunciato le dimissioni, per poi tornare sui propri passi decidendo l’azzeramento della giunta e lanciando pesanti accuse verso pezzi della sua maggioranza. Gole profonde fanno sapere che l’obiettivo dei dissidenti del centrodestra era quello di lasciare fuori il presidente dalla terna per convincerlo con le cattive a non ricandidarsi, ma alla fine alcuni consiglieri non se la sarebbero sentita di azzardare tanto, consapevoli dell’effetto devastante che ne sarebbe scaturito, e hanno assicurato a Musumeci i voti necessari per essere confermato. Ma il messaggio è comunque arrivato, forte e chiaro.

Il “mandante” dell’operazione come è ovvio è stato individuato nel leader azzurro dell’Isola Gianfranco Micciché, da tempo in rotta con Musumeci per questioni amministrative, ma anche politiche, legate all’accordo che forzisti e renziani hanno stretto in Sicilia in vista delle comunali di Palermo e delle regionali d’autunno; con l’obiettivo sembra, di mettere fuori gioco tanto Leoluca Orlando che lo stesso Musumeci.

Ma Micciché non ci sta e ha respinto le accuse, pur tuttavia ribadendo che con il governatore sussistono divergenze: “Ho cercato di limitare i danni e quando ho saputo che c’era in ballo questa manovra ho lavorato per sminarla – fa sapere il luogotenente berlusconiano – ma non avevo pensato alla doppia preferenza e immaginavo l’opposizione sempre ferma a 25 voti, quando mi sono accertato che Musumeci avesse 30 voti non mi sono più posto problemi e ci hanno fregato. Non ho ordito nulla ho fatto il contrario, non riuscendoci”. In pratica Micciché conferma la manovra in atto per estromettere il presidente ma se ne chiama fuori, assumendosi il merito di averla impedita. 

Poi la stoccata al governatore : “Vorrei convincere Musumeci del fatto che quanto accaduto ieri è stata una invocazione alla collegialità e al dialogo, una cosa che lui continua a non capire”. Della serie: chi ha orecchi, intenda.

Insomma, nel centrodestra davvero non ci sono problemi? Sarà curioso vedere come andrà a finire la partita per il Quirinale. Perché, se come sembra sempre più probabile Berlusconi finirà “azzoppato” proprio dagli alleati, sarà davvero difficile mantenere i già precari equilibri interni.

 

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