Ue. Il pensiero politicamente corretto e subalterno della Metsoli. Come il suo Ppe

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La Ue ha sempre due facce. Una buonista, accogliente, solidale, inclusiva, l’altra dogmatica, ideologica, dittatoriale.
Dipende dai diretti interessati e dalle convenienze di turno, quale interpretazione scegliere. D’altra parte ce n’è per tutti.

Ieri, giornata della successione a David Sassoli, c’è stato il solenne insediamento di Roberta Metsoli, eletta al primo turno, con 458 voti.
Giovane, brillante, 43 anni, eurodeputata del Ppe. Molta forma, molta retorica, in linea con Bruxelles. Ma la sostanza?
Pensiamo al dopo. Porterà i valori originari cristiano-liberali del suo partito, oppure sarà in perfetta continuità col pensiero unico europeista, che al di là di provenienze e radici nazionali, omologa tutti? E che dimostra ormai quanto il Ppe sia solo un pallido ricordo del partito voluto dai suoi fondatori (oggi è unicamente un soggetto politico moderato-laicista, pronto a ogni compromesso, specialmente col Pse).

Vediamo la sostanza del suo enfatico primo discorso.
Lotta ai cambiamenti climatici. Tradotto, viva la transizione energetica, il perimetro obbligato del Recovery, che dovrà uniformare ogni progetto dei governi, come condizione indispensabile per ottenere i fondi (di cui gran parte a prestito).
Poi, lotta all’antieuropeismo e alla disinformazione. Tradotto, demonizzazione dei cosiddetti sovranisti e processo alle fake news (no vax), che poi da noi, specialmente sui dogmi religiosi della campagna vaccinale, sono state la libera informazione contro l’informazione di Palazzo (le vere fake news).

Stucchevole e scontata, si è notato chiaramente, dal punto di vista ideologico, l’associazione che la Metsola ha fatto dell’antieuropeismo e appunto, delle fake news: “Dobbiamo controbattere la narrativa enti-europeista che si diffonde così rapidamente. La disinformazione che si è diffusa durante la pandemia ha alimentato il nazionalismo, l’autoritarismo, il protezionismo”, ha spiegato la neopresidente, “sono illusioni false che non offrono soluzioni, perché l’Europa è esattamente l’opposto di questo”.
In una parola, tributo al pensiero unico globalista, liberal e laicista (ideologia Lgbt compresa). E facile demonizzazione del sovranismo, accostato alla storia peggiore del nostro continente (nazionalismo, imperialismo, dittature, guerre, egoismo sociale e civile).

Dulcis in fundo, la sua genuflessione all’aborto. Ha rinnegato le sue scelte in patria antiabortiste, parlando di legislazione interna da salvaguardare, ma che con il suo nuovo incarico di presidente del parlamento europeo sarà garante di tutti, a cominciare dai diritti delle donne ad abortire.
Riassumendo. Da un lato, la forza di Bruxelles che fa cambiare idea a destra e sinistra (che tocca fare per far carriera); dall’altro, l’immagine ambigua e moscia dell’attuale Ppe. Che non è più niente, solo una melassa confusa e contraddittoria.

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