Giù le mani da Benedetto XVI, è già nella storia

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Il Papa emerito Benedetto XVI è finito nel vortice mediatico con l’accusa di aver coperto quattro casi di pedofilia avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco nel periodo in cui era guidata da lui. L’accusa è contenuta in un report pubblicato nelle ultime ore, che riguarderebbe accuse di pedofilia tra il 1945 e il 2019.

L’indagine è stata condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl su incarico della stessa arcidiocesi di Monaco guidata dal cardinale Reinhard Marx, lo stesso che mesi fa presentò al papa le dimissioni proprio a seguito di quanto emerso dall’indagine, oggi reso pubblico, per manifestare il suo sdegno; dimissioni però che Francesco ha respinto.  Il segretario particolare di Ratzinger, l’arcivescovo Georg Gänswein ha dichiarato: «Benedetto XVI fino a oggi pomeriggio non ha conosciuto il rapporto, che ha più di mille pagine. Nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo. Il Papa emerito, come ha già più volte ripetuto durante gli anni del suo pontificato, esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime, alcune delle quali ha incontrato in occasione dei suoi viaggi apostolici».

Alcune riflessioni a questo punto appaiono doverose: le accuse contro il Papa emerito riguardano vicende accadute oltre 40 anni fa, ovvero il periodo compreso fra il 1977 e il 1982 quando appunto Ratzinger guidava l’arcidiocesi. A oltre quarant’anni di distanza con quale granitica certezza si può affermare che sapeva degli abusi e non ha fatto nulla contro quei sacerdoti? Benedetto XVI da parte sua ha smentito le accuse, negando di essere stato a conoscenza di quelle vicende. «Lui sostiene che non sapeva di certi fatti, anche se noi crediamo che non sia così , secondo quello che sappiamo» hanno risposto dallo studio legale. Si sperava che dopo la vicenda che ha avuto per protagonista il cardinale australiano George Pell, massacrato dai media, accusato di abusi, incarcerato e poi assolto dalla corte suprema australiana visto che le accuse contro di lui non hanno retto all’evidenza dei fatti, si procedesse con più cautela nel puntare il dito sulla base di fatti ormai datati e che appunto sono tutti da dimostrare.

In più Benedetto ha oggi 94 anni, e per quanto chi gli sta intorno lo descriva lucido pur fortemente indebolito e debilitato nel fisico, come pensate possa difendersi efficacemente di fronte ad accuse vecchie di oltre quarant’anni? La sensazione è che alla fine tutta l’operazione miri proprio a screditare l’immagine di Ratzinger consegnando al giudizio della storia il sospetto che possa aver protetto dei preti pedofili. Operazione tentata recentemente anche nei confronti di Giovanni Paolo II per il “caso McCarrick”,con alcuni movimenti negli Usa che hanno addirittura chiesto alla Chiesa di rivalutare la sua canonizzazione giudicata troppo affrettata.

Che il vero obiettivo sia il Papa emerito, lo dimostra il fatto che nonostante il rapporto copra il periodo 1945-2009, a finire sotto attacco c’è proprio lui per un periodo molto limitato, cinque anni, dal 1977 al 1982. E questo nonostante le vittime di violenza sessuale, secondo il rapporto, sarebbero state in tutto 497. Perché allora soltanto Ratzinger sta oggi sulla graticola per dei presunti casi, quattro in tutto, che lo vedrebbero totalmente estraneo, accusato soltanto di non essere intervenuto contro gli autori? Con quanta certezza si può affermare a distanza di quarant’anni che lui sapesse e non ha agito? Per altro nel caso più scottante, quello del famoso «padre H.» che tra il 1973 e il 1996 ha abusato di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, è stato già dimostrato che Ratzinger diede il suo assenso al suo trasferimento da Hessen a Monaco per essere sottoposto a trattamento psicoterapeutico a causa dei suoi disturbi, ma che il suo ritorno all’attività pastorale come assistente in una parrocchia avvenne senza che l’arcivescovo ne fosse informato.

Si dirà che il nome di Ratzinger è quello che fa più notizia proprio perché trattasi del Papa emerito. La sensazione è che invece lo si voglia colpire perché continua ad essere troppo ingombrante e scomodo. Le sue dimissioni nel 2013, è ormai evidente, furono fortemente condizionate da forti pressioni interne ed esterne alla Chiesa; lo scandalo Vatileaks, la guerra di potere all’interno del Vaticano, gli attacchi dei modernisti e della massoneria ecclesiastica, una certa e declarata ostilità degli ambienti politici e finanziari internazionali. Chi scrive è convinto, come lo era il compianto vescovo Luigi Negri recentemente scomparso, che contro Benedetto XVI sia stato ordito un complotto internazionale, partorito negliStati Uniti, cui non è stata affatto estranea l’amministrazione Obama (ne parlo nel mio libro “La Rivoluzione di Papa Francesco” Historica 2018).

Eppure nonostante si sia “tolto di mezzo” ritirandosi nel silenzio e nella preghiera, Benedetto ha continuato ad essere “perseguitato”. I suoi nemici modernisti in questi anni hanno cercato di cancellare il più possibile la sua eredità attraverso espliciti tentativi di imporre la loro agenda modernista a papa Francesco; ma i loro progetti non sono andati come avrebbero desiderato. Il più attivo in tal senso è stato il cardinale e teologo tedesco Walter Kasper, non a caso soprannominato negli ambienti conservatori il “porporato luterano”, proprio perché la sua idea di Chiesa sembra ricacalcare il modello protestante. Sembra che le dimissioni del cardinale Marx da arcivescovo di Monaco nei mesi scorsi non abbiano avuto nulla a che fare in realtà con il rapporto sulla pedofilia, ma siano state un segnale di “sfiducia” nei confronti di papa Francesco (prima ancora si era dimesso anche da presidente della conferenza episcopale tedesca) per non aver visto attuata quell’agenda modernista che avrebbe dovuto portare la Chiesa tedesca a decidere autonomamente in campo dottrinale e pastorale su temi sensibili come le unioni omosessuali, le coppie di fatto, il celibato sacerdotale, l’ordinazione delle donne prete ecc.

Ma non meno danni a Benedetto XVI hanno causato certi cattolici ratzingeriani, che in questi anni lo hanno continuamente contrapposto a papa Francesco, fino a sostenere la tesi dell’invalidità delle sue dimissioni con conseguente invalidità del conclave che ha eletto Bergoglio. Fino a creare una corrente di cattolici cosiddetti “legittimisti” i quali sostengono che il papa è tuttora Benedetto XVI e che celebrare le messe in comunione con papa Francesco equivale a commettere un peccato mortale e un’eresia, trattandosi di un antipapa.

Tutto questo non ha giovato a Ratzinger che in questi anni purtroppo ha continuato a stare sotto i riflettori suo malgrado, tirato per la giacchetta e utilizzato addirittura come pretesto per dare vita a comunità scismatiche che nel suo nome pretendono di dividere la “vera Chiesa”, quella rimasta in comunione con lui, da una “falsa Chiesa”, quella cioè giudata da Francesco.

E questo offuscando la sua storia, caratterizzata da una fedeltà assoluta alla Chiesa e ai pontefici, e da un impegno per difendere la vera identità del Concilio Vaticano II, l’identità di un rinnovamento nel solco della tradizione, capace di correggere i tanti errori e le degenerazioni di una lettura modernista falsa e, questa sì, eretica. E non saranno certo le accuse di questi giorni ad offuscarne l’incommensurabile grandezza.

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