Quirinale e pubblicità. “Chi è Silvio?” Operazione-scoiattolo sul Corriere della sera

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Mentre in Italia continua a imperversare l’ultimo, il vero bipolarismo, “pandemia vs anti-pandemia”, “Vax vs no-Vax”, “Green Pass vs tamponi”, i giornali, oltre al terrorismo consueto sul virus, rischiano di rappresentare un’Italia virtuale. Di plastica. Come appunto, veniva chiamata Forza Italia, il partito inventato a tavolino dai collaboratori aziendali e comunicatori di Silvio Berlusconi.

Il “Corriere della sera” ieri, è stato quasi divertente. Prima la cronaca politica relativa alle strategie quirinalizie degli alleati del Cavaliere. Leggere per credere: Fdi e Lega che lasciano chiaramente capire quanto questo nome sia imbarazzante per loro (la Meloni: “Pronti a convergenze più ampie se Silvio rinuncia”; Salvini: “Aspetto, ma ci sarebbe la Casellati come alternativa”). Insomma, aspettano solo che Arcore rinunci; non a caso, conti alla mano, sono pronti a organizzare subito partite più ampie.

Prova ne è, che Berlusconi, pur continuando imperterrito nell’“operazione scoiattolo” (definitivamente morta per Sgarbi), fiutando la trappola del fuoco amico, ha congelato il previsto vertice del centro-destra. L’ha fatto per non dover decidere se scendere in campo o ritirarsi, facendo il passo di lato e il regista “nobile” di una eventuale proposta diversa, mediata col centro-sinistra (anche per togliere il boccino dalle mani del Capitano).
A convincerlo, oltre alle ambiguità dei fratelli-coltelli, pure il probabile voto dei positivi, che manderebbe all’aria i suoi piani (quota 505 nella quarta votazione).

Ma a pagina 7 la sorpresa. Una mega-pubblicità pagata da “Forza seniores” (una sigla che svela il committente), su “chi è Silvio Berlusconi”, con tanto di foto vecchia di almeno 20 anni. Quasi a eternarlo.
Domanda: messaggio rivolto a chi? Agli italiani? Ai partiti, ai grandi elettori, ai delegati regionali, soprattutto al gruppo misto (che dovrebbe opzionarlo), alla odiata sinistra?
Che vuol dire una cosa del genere? Che c’è, o va ricordato, il consenso oggettivo, la sua storia personale, per farlo diventare automaticamente capo dello Stato?

Vediamo alcune risposte che la stessa pubblicità ha offerto in pasto al mondo: “Silvio è una persona buona e generosa” (ricorda da vicino il culto della personalità dei regimi comunisti); “un amico di tutti e nemico di nessuno” (enfasi buonista, inclusiva, da partito dell’amore”); “tra i primi imprenditori italiani per la creazione dei posti di lavoro” (giusto); “un self-made man, un esempio per tutti gli italiani” (esempio va detto, però a 360 gradi); “il fondatore della tv commerciale in Europa” (non sappiamo se sia stato un bene aver commercializzato l’informazione e mercificato la vita pubblica); “il più votato parlamentare italiano, con più di 200milioni di preferenze” (acqua passata, il consenso come noto, è liquido, ne sanno qualcosa Renzi e Salvini); “il presidente del consiglio che in soli 6 mesi ha ridato le case ai terremotati dell’Aquila (vero), “che mise fine alla guerra fredda tra Putin e Bush (una stretta di mano fu un po’ forzata e molto teatrale), “l’italiano più competente nella politica internazionale, ascoltato e apprezzato, autorevole e umano” (bisogna vedere da che punto di vista, qualcuno tra la Germania, la Francia e Bruxelles non è stato d’accordo, e l’ha fatto capire con sorrisetti emblematici).

La pubblicità ha omesso gli inciampi, la persecuzione giudiziaria, l’autobiografia “macista” della nazione, l’ultraliberismo, l’individualismo che ha partorito. Perché? Per le sentenze che lo hanno assolto, tra prescritte e reali? No, quasi certamente, per tentare un ponte (inutile) con la sinistra.
Basta rifarsi ai mesi precedenti per comprenderlo: prima osannato da Pd e compagni dei media, in quanto leader moderato, capo di un altro centro-destra per staccarsi dai sovranisti, e oggi tornato improvvisamente “caimano” e “cavaliere nero”.

 

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