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Dati Iss, i fattori reali di rischio: ecco come andrebbero analizzati. La scoperta choc

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Un medico chirurgo, specializzato in Medicina Interna e d’Urgenza presso Medicina e Chirurgia, su Facebook cerca continuamente di fornire dati precisi agli utenti e una visione a 360° di quanto sta accadendo. Ci prova Raffele Cerbini e noi proviamo a capirci qualcosa con lui.
I dati Iss sono o no veritieri? O meglio come vengono analizzati? Esiste un altro modo di leggerli? Quel che si sa è che vengono raccolti in maniera diversa da molti altri Paesi, che gli intervalli di età sono confondenti perché troppo ampi, e non c’è alcuna raccolta delle patologie concomitanti.
Il dottore, partendo da questo presupposto, preferisce i report inglesi, precisi ed onesti. Ed ecco la sua ultima analisi, 
COVID-19: è necessario cambiare l’approccio considerando la malattia come una influenza (“flu-ization”) ma in Italia, come al solito, nessuno ne parla. Perché?
(….)
Per questo motivo è necessario stigmatizzare ancora una volta come la politica italiana non tenga conto di quanto si discute a livello mondiale, mentre l’Istituto Superiore di Sanità continua a snocciolare dati catastrofici in caso di mancata vaccinazione o di vaccinazione con sole due dosi, attribuendo gli attuali ricoveri ai mancati vaccini. Al contrario, come documentato nel dettaglio nei miei precedenti interventi (e come si continua a scrivere nella letteratura ufficiale soprattutto da parte di Israele), è stato dimostrato che i reali fattori di rischio che portano ad ospedalizzazione e casi gravi sono rappresentati dalle patologie concomitanti: tanto maggiore è il numero di patologie concomitanti, tanto maggiore è la possibilità di essere ricoverati, di finire in terapia intensiva o di morire. Per coloro che hanno patologie concomitanti continuano quindi ad essere fondamentali le misure di protezione individuale, mentre per gli altri, beh, è tutto da dimostrare perché le conoscenze continuano ad andare nella direzione di come sia necessario trovare una convivenza virtuosa con questo virus.
Ed allora cerchiamo di capire perché Spagna, Irlanda, Regno Unito, Svizzera, Portogallo e Sud Africa (e presto anche Canada e probabilmente gli Stati Uniti) stanno declassando la Coronavirus Disease-19 a malattia endemica, non più pandemica e questo approccio è stato definito, in maniera geniale, “flu-ization”.
In altri termini, finalmente i governi dei paesi più liberi dalle influenze politiche stanno iniziando ad applicare ciò che la scienza medica ha sempre detto, ovvero il fatto che il SARS-CoV-2 (un virus a RNA come è quello della influenza, compagno di avventura della popolazione umana già dal 1918) non possa in alcun modo essere fermato da una protezione immunitaria globale conferita dai vaccini, pur utili, ma da utilizzare in coloro che sono a maggior rischio di eventi gravi e mortalità e non in tutta la popolazione.
Dal punto di vista clinico gli attuali tassi di ospedalizzazione CON COVID-19 sono dello stesso ordine di grandezza dei tassi di ospedalizzazione della epidemia influenzale negli anni 2017-18 così come la mortalità attuale PER COVID-19 non è superiore a quella della influenza stagionale, grazie anche alla minore gravità della variante Omicron, ma anche grazie alle cure ospedaliere sempre più appropriate ed efficaci. Per troppo tempo i dati governativi hanno giocato furbescamente sulle preposizioni “con” e “per”, mentre i dati provenienti da Israele hanno smontato il parallelismo “più vaccinazioni uguale migliore protezione” perché in realtà i fattori di rischio indipendenti per eventi gravi e mortalità rimangono le patologie concomitanti.
Lo stesso assioma era stato ben declinato dal Regno Unito già nel Dicembre 2020, con l’indicazione di vaccinare tutti i pazienti fragili e la popolazione over 50, ma le pressioni dell’opinione pubblica hanno purtroppo portato ad ignorare l’iniziale raccomandazione.
A distanza di poco più di un anno, considerati i fenomeni di immunity waning ed immunity evading (di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse), si è aggiunta la raccomandazione di continuare la vaccinazione nei fragili e negli over 50, con l’utilizzo esclusivo di nuovi vaccini specificamente rivolti verso i ceppi (varianti) maggiormente diffusi ed in occasione dei picchi stagionali di diffusione della malattia.
In breve, l’unico approccio possibile che deve essere raccomandato è quello endemico sopra riportato.
Tra l’altro, proprio i fenomeni di immunity waning di cui si sta parlando per i vaccini COVID-19 erano già ben noti anche per i vaccini influenzali (nel commento sottostante inserisco un link ad un articolo su “Vaccines” del Maggio 2020) ed è stata ben dimostrata una progressiva riduzione della loro protezione qualora somministrati in più stagioni consecutive senza aggiornarne le formulazioni. Una eccessiva stimolazione del sistema immunitario ottiene pertanto l’effetto contrario, ed anche questo non è certo una novità nella medicina, solo che ora si è deciso di non parlarne al grande pubblico.
L’approccio italiano rimane quindi esclusivamente politico (con un governo di falsi tecnici), mentre in realtà sarebbe necessario accettare l’idea di tornare all’essenza stessa della medicina, migliorando drasticamente le strutture ricettive e controllando la malattia allo stesso modo in cui si affronta l’influenza. Ciò significa dover pragmaticamente accettare che si verificheranno infezioni, ma significa altresì fornire cure extra alle persone a rischio ed ai pazienti con complicazioni.
Tutto questo, ovviamente, ha un costo in termini economici e di impegno sanitario e pertanto non piace ai ministeri dell’economia che hanno tagliato le spese sanitarie nel corso dei trenta anni precedenti e che hanno lasciato solamente briciole ai fondi per la sanità nel PNRR.
Ai tempi del Presidente Pertini la nostra sanità era considerata una delle migliori al mondo, ora, invece, fa vergogna all’Italia il fatto che The Lancet di ieri (link nel commento sottostante) denunci, con sconcerto, l’incompetenza dell’Italia nel gestire le fasi iniziali della pandemia nel febbraio 2020. Un articolo che per sempre rimarcherà l’incompetenza di coloro che ci governavano in quel periodo. Allo stesso modo, non mi sorprenderebbe leggere tra un anno altri articoli che denunceranno l’ottusità delle misure illiberali ed antiscientifiche messe in atto dall’Italia negli ultimi drammatici mesi.
Per concludere, non c’è nulla di nuovo in questa pandemia e nulla che non si sapesse bene già dall’inizio della stessa: sarebbe stato sufficiente seguire ciò che la storia della medicina ci aveva già insegnato.
Per questo prendo in prestito una famosa frase di un medico di fantasia, ma icona della televisione (il Dr. House): “Quando non piaci a nessuno devi aver ragione perché altrimenti non vali niente”.
Questo governo non piace a nessuno e di certo non ha mai avuto ragione. Se ne può concludere che questo governo non vale niente e deve essere cambiato al più presto.

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