Benedetto XVI, prende quota il complotto e c’è chi vorrebbe un’inchiesta italiana

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«È una manovra contro Ratzinger. E viene da dentro la Chiesa». Lo ha detto in una intervista al Corriere della Sera monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia, commentando l’accusa rivolta a Benedetto XVI di aver coperto, negli anni in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera, casi di pedofilia.

L’accusa è contenuta in un report che riguarderebbe vicende di abusi avvenute fra il 1945 e il 2019, frutto di una indagine condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl su incarico della stessa arcidiocesi di Monaco guidata dal cardinale Reinhard Marx. Ratzinger secondo il rapporto avrebbe coperto quattro casi di pedofilia avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco nel periodo in cui era guidata da lui fra il 1977 e il 1982.

Camisasca ha difeso il Papa emerito dicendo: “Nessuno ha fatto come lui, prima di lui per contrastare la pedofilia. Poi Papa Francesco ha continuato questa linea con numerosi interventi e mostrando la sua vicinanza alle vittime, chiedendo alle Chiese locali di dotarsi di una commissione diocesana di ascolto delle vittime e di formazione degli educatori. Nessun organismo mondiale ha fatto quanto sta facendo la Chiesa cattolica”. Il vescovo prende le distanze anche da certi gruppi anti-bergogliani che stanno accusando papa Francesco di essere l’ispiratore del complotto:  “Non c’è nessuna trama di papa Francesco contro Benedetto. Francesco ha una profonda stima e affetto per il suo predecessore”.

Il prelato è convinto che l’attacco contro Ratzinger sia mirato, e provenga proprio dagli ambienti liberal dell’episcopato tedesco, quelli cioè che stanno spingendo da tempo per convocare un sinodo della Chiesa in Germania e ottenere una sorta di autonomia in campo dottrinale, che consenta loro di realizzare l’agenda modernista che stanno promuovendo da tempo. Proprio Benedetto XVI è stato sempre un argine contro queste tendenze secolarizzatrici del clero tedesco, lo è stato in qualità di Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, lo è stato come pontefice e continua ad esserlo oggi non mancando di criticare, come ha fatto anche di recente, le prese di posizione dei preti modernisti in favore delle unioni gay e dell’abolizione del celibato sacerdotale.

Camisasca non ha dubbi: “L’unica ragione di questo attacco contro Ratzinger mi sembra l’insofferenza dei settori liberal della Chiesa e della società, coloro che si rispecchiano nelle derive del sinodo tedesco. Coloro che non hanno mai accettato il pontificato di Benedetto XVI”.

E intanto, mentre divampa la polemica intorno a Benedetto XVI, c’è chi anche in Italia vorrebbe aprire un’inchiesta analoga a quella tedesca. Lo dichiara esplicitamente il cardinale Paolo Lojudice, attuale arcivescovo di Siena, in un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale (CLICCA QUI). 

Intervista per certi versi molto interessante, perché evidenzia come il problema di fondo non stia nelle statistiche e nei numeri che alla fine servono soltanto a sollevare clamore mediatico, ma nella formazione dei sacerdoti. Spiega il porporato: “Probabilmente in alcuni casi si è data più importanza al numero di futuri sacerdoti che alla loro qualità. Questo significa che si sono accolti nei seminari anche candidati al sacerdozio che non ne avevano i requisiti, né umani, né psicologici. Per nove anni sono stato direttore spirituale del Seminario maggiore romano e posso dire che oggi c’è per fortuna una grande attenzione al discernimento dei futuri preti, anche avvalendosi di figure professionali, anche in campo psicologico. Oggi servono più di otto anni di formazione prima dell’ordinazione”.

Se è sicuramente vero ciò che afferma il cardinale Lojudice, resta però da capire quale utilità possa avere un’indagine della Chiesa in Italia che alla fine, come avvenuto con quella in Germania, servirà appunto soltanto a produrre statistiche e numeri, per giunta riportando alla luce vicende vecchie di decenni. E’ invece fondamentale capire le cause del problema e porvi rimedio iniziando proprio dalla formazione dei futuri sacerdoti che non deve fondarsi unicamente sull’esigenza di “aumentare gli organici”. E questo la Chiesa lo sta facendo già da molti anni, anche se alla fine gli sforzi non sono mai riconosciuti come sifficienti a rimarginare le ferite. Al punto che la pedofilia sembra essere diventata una piaga presente unicamente nella Chiesa, quando invece è radicata nella società molto più di quanto si possa pensare, specie in certi contesti familiari cosiddetti allargati.

E cosa ben peggiore si è trasformata in certi casi in uno strumento utile per regolare i conti all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. La vicenda che ha avuto per protagonista il cardinale George Pell grida vendetta e nessuno ha mai chiesto scusa al porporato per il calvario che ha dovuto subire. Anzi, c’è chi ancora continua a considerarlo un pedofilo, perché davanti ai pregiudizi ideologici e all’odio contro la Chiesa da parte del modernismo imperante non c’è assoluzione che tenga. Specie quando l’accusato, come nel caso di Pell, ha il torto di essere “troppo cattolico”.

1 Comment

  1. […] Avevamo evidenziato nei giorni scorsi come dentro e fuori il Vaticano, fosse ormai maturata la convinzione che l’attacco a Benedetto XVI contenuto nel rapporto sulla pedofilia commissionato dall’arciodiocesi di Monaco di Baviera, con l’accusa di aver coperto quattro casi di abusi avvenuti all’epoca in cui era arcivescovo (1977-1982), nascondesse un tentativo di discredito del Papa emerito da parte dell’episcopato modernista tedesco. (LEGGI QUI) […]

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