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Ragazzi discriminati nello sport e a scuola. E’ giusto?

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La vergogna dello sport negato a 12enni in quanto privi del green pass è stata sollevata da molti. Dopo le dimissioni del responsabile Unibasket, Valerio Di Battista, tutti ci siamo domandati in che baratro stia finendo il Paese.
“Sport, con la S maiuscola!” ha tuonato l’uomo, che afferma di non voler “far parte di una federazione che discrimina fra i ragazzi”, che per questo si dimette.
Non sarà infatti lui a vietare “a decine di ragazzini e atleti non in regola con le nuove normative della Fip di entrare in palestra per giocare: non sono un Dirigente buono per tutte le stagioni”.
E le norme anti Covid? “Non hanno a che fare con la sicurezza degli atleti. Ho detto ai miei soci che finché ci sarà obbligo del Super Green pass non voglio starci. Ho visto genitori venire da me piangendo a chiedere ‘perché mio figlio non può più giocare?’ Possibile non ci si renda conto delle conseguenze psicologiche di questi provvedimenti per ragazzini di 12, 13 anni?”.

Ma a ragazzi non è impedito solo questo.

La realtà sempre più discriminatoria è denunciata anche nella scuola. In spregio ad ogni criterio scientifico, alcuni presidenti di Regione stanno spingendo affinché siano previste regole per la quarantena e la Dad a scuola differenziate. Tradotto: confinamento a casa sul divano, tamponi e durata più lunga di eventuali quarantene solo per alcuni alunni considerati meno meritevoli di altri.

Disunire, disgregare, dividere la società è davvero la risposta al virus? Intanto una risposta “umana” è arrivata tornando allo sport: ci sono i ragazzi che discriminazioni non le vogliono: «C’è la possibilità – ha rivelato in un’intervista Di Battista – che i compagni di squadra degli atleti ritenuti non in regola decidano, per solidarietà, di ritirarsi dal campionato».

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