L’Europa si liberi di Scholz prima che sia troppo tardi

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Qualche giorno fa abbiamo scritto che l’Europa ha una possibilità di continuare a contare sullo scacchiere internazionale solo se accetta di affidarsi a Macron. Merito del presidente francese, certo, ma “merito” soprattutto dell’incredibile debolezza di Olaf Scholz, il cancelliere tedesco più impalpabile dai tempi della Repubblica di Weimar.

Dalla nascita della CEE in poi siamo stati abituati a vedere la Germania imporre a tutta l’Europa, da sola o con l’ausilio della Francia, le scelte più importanti in materia economica e diplomatica. Ma da quando Angela Merkel ha lasciato il potere qualcosa si è inceppato: Scholz sembra incapace di prendere qualunque decisione. Nelle ultime due settimane è rimasto silente di fronte a tutti i principali quesiti che gli sono stati posti da stampa e colleghi: non ha saputo spiegare cosa intende fare sul Patto di Stabilità (lo si cambia o no?), sul gasdotto Nordstream 2 (lo si blocca o no?) sull’invio di armi all’Ucraina (le mandiamo o no?).

Il suo patetico tentativo di “prendere tempo” in attesa che i problemi si risolvano da soli ha permesso a Macron, uno che non perde certo tempo a occupare gli spazi lasciati liberi dagli altri, di prendere il comando del caravanserraglio europeo. Piaccia o no, su temi fondamentali come le forniture di energia, la soluzione della crisi ucraina e i rapporti con le altre superpotenze l’Unione Europea è destinata a parlare francese.

Secondo il prestigioso quotidiano Süddeutsche Zeitung l’indolenza di Scholz “sta danneggiando le relazioni transatlantiche più di quanto abbia mai fatto Trump”, commentando acidamente che “quando il presidente americano fa di più per prevenire una guerra in Europa rispetto al cancelliere tedesco, c’è qualcosa che non va nella politica estera tedesca”.

È vero che la debolezza di Scholz è figlia prima di tutto delle dissennate politiche di Angela Merkel, che ha consegnato mani e piedi la Germania a Russia e Cina, due paesi autoritari retti da regimi inamovibili. Nel caso della Russia la subordinazione è dovuta alla costruzione del gasdotto Nordstream 2, che collega direttamente i due paesi passando per il mar Baltico e rende la Germania del tutto dipendente dalle forniture di Mosca. Nel caso della Cina al fatto che in questi anni la Germania abbia puntato fortemente sull’export nel mercato cinese, lasciando che buona parte del suo Pil dipendesse dalla volontà dei cinesi di comprare merci made in Germany. Così adesso Scholz sa di non potersi muovere contro i due paesi senza rischiare dolorose ritorsioni.

Non basta: secondo il sito specializzato Politico alcuni funzionari e diplomatici dell’UE avrebbero ammesso che Berlino ha addirittura lavorato nell’ombra per impedire la definizione di posizione comune europea contro la Cina. L’ufficio di Scholz temeva che l’UE stesse “difendendo troppo” la Lituania contro la coercizione economica di Pechino, tanto che dalla cancelleria sarebbero partite decine di telefonate a tutti coloro che parlano tedesco nella Commissione per attenuare il più possibile la pressione nei confronti di Pechino, contrastando tra l’altro la linea dura di Parigi. Evidentemente che la Lituania sia uno stato membro della Ue non appare a Scholz motivo sufficiente per difenderla contro una feroce dittatura.

Bisogna ripeterlo: se questa è la qualità della leadership che Berlino può offrire bene ha fatto Draghi a legarsi a doppio filo ai francesi con il Patto del Quirinale. Per carità, Macron non è De Gasperi ed è afflitto dalle solite manie di grandeur tanto comuni oltralpe, ma almeno ha un’idea di Europa un po’ più articolata di quella di Scholz, che pare sempre più uno finito per caso a ricoprire quello che è (era?) l’incarico più importante del continente.

 

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