Mattarella bis, parla Rizzo (PC): “Hanno persi tutti. Da noi un grande segnale”

giovedì, 3 Febbraio 2022
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Rielezione di Mattarella e caos nei partiti. C’è anche chi ha detto no, e sono stati una quarantina circa i deputati e senatori che si sono differenziati dall’omologazione parlamentare rifiutando la riconferma sul Colle dell’attuale inquilino. Fra questi anche quelli che fanno riferimento al Partito Comunista di Marco Rizzo che abbiamo intervistato.

Chi ha vinto e chi ha perso nella partita del Quirinale?

“Mi pare evidente che le vicende di questi giorni hanno messo in luce la debolezza dei partiti e soprattutto delle loro leadership. Il Movimento 5 Stelle disponeva sulla carta di 300 grandi elettori e poteva determinare l’elezione del Capo dello Stato. Peccato che non sia riuscito a concludere nulla. E che dire di Salvini? Mi pare chiaro che abbia fatto una delle peggiori figure in assoluto. La politica è sempre più in arretrato anche rispetto al minimo sindacale. Ma fra gli sconfitti ci va messo anche Mario Draghi”.

Perché?

“E’ sotto gli occhi di tutti che Draghi ha tentato in ogni modo di salire al Quirinale e non ci è riuscito. Questo non vuol dire che non ci riprovi fra qualche anno se Mattarella dovesse decidere di interrompere anticipatamente il suo settennato. Il premier voleva andare al Quirinale a tutti i costi perché le cose per lui a Palazzo Chigi iniziano a mettersi male. Tutti i nodi stanno per venire al pettine, dai licenziamenti alle crisi aziendali, dalle bollette salatissime a carico di famiglie e piccole imprese al disastro sociale generale. Un disastro che avrebbe volentieri evitato di intestarsi, visto che è frutto del lavoro pessimo che è stato fatto quest’anno. Questa è la sostanza. Draghi ha goduto fino ad oggi di un’aura di onnipotenza che gli hanno assicurato sia i partiti che i media, ma adesso la luna di miele è finita”.

Quindi alla fine è Draghi il grande sconfitto?

“Direi che è andato a meno uno. Per altro si è messo al centro della vicenda presindenziale, come fosse lui il protagonista assoluto della partita e trattando la sua elezione in prima persona. Fosse riuscito nell’impresa oggi avremmo una repubblica presidenziale di fatto, e ci troveremmo con Palazzo Chigi commissariato dal Quirinale, visto che sarebbe stato lui a governare dando le carte”.

Nei partiti e nelle coalizioni è partita la resa dei conti. Ci saranno davvero dei cambiamenti o si tratta della solita fuffa politica?

“La crisi della politica continua inarrestabile. La crisi di titolarità è molto forte nei confronti della finanza e della politica internazionale. Abbiamo un Paese impegnato nella sfida in atto nei confronti della Russia, con aerei e navi che partecipano alle azioni offensive della Nato. Il Parlamento non è minimamente coinvolto. L’articolo 1 della Costituzione viene violato sistematicamente, così come sono violati tutti gli articoli inerenti al lavoro, ai diritti dei cittadini, oggi calpestati dall’introduzione del green pass. Stiamo assistendo ogni giorno alla perdita di tutti i diritti sociali che sono stati conquistati con anni di lotte. La nostra Costituzione è stata pensata in maniera tale da impedire che certi diritti possano essere cancellati”.

Come se ne esce?

“Dobbiamo entrare nell’ottica che la crisi sociale si acuirà e serviranno risposte organizzative di tipo politico che dovranno avere come riferimento la Costituzione e i suoi valori sociali”.

Per quanto concerne il vostro partito siete soddisfatti per come avete gestito la vicenda quirinalizia?

“Assolutamente sì, siamo riusciti a creare un’unità importante all’interno del gruppo misto con una quarantina fra deputati e senatori che hanno sempre mantenuto inalterati i propri voti, puntando inizialmente su Paolo Maddalena e in seguito sul magistrato Di Matteo. Questi voti hanno senza dubbio contribuito ad incrinare il fronte a favore del premier Draghi. Un piccolo tassello che però ha permesso di riscuotere attenzione intorno alla nostra iniziativa che è stata chiaramente visibile ed efficace”.

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