Obbligo per over 50, parla l’avvocato Giunta: cosa cambia e come “difendersi”

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Scatta dal 15 febbraio l’obbligo vaccinale per i lavoratori over 50. Fino al 15 giugno 2022 gli ultracinquantenni dovranno essere in possesso del green pass rafforzato (da vaccino o guarigione) per l’accesso ai luoghi di lavoro, sia pubblici che privati. Abbiamo intervistato in proposito l’avvocato Francesco Giunta che ha curato l’atto di citazione con ricorso d’urgenza al Tribunale di Roma contro il Presidente del Consiglio, il Consiglio dei Ministri e il Ministro della Salute per fare dichiarare l’illiceità costituzionale, e sotto il profilo del diritto europeo, della dichiarazione dello stato di emergenza, del green pass rafforzato e dell’obbligo vaccinale. Iniziativa messa in campo dal Partito Libertario e di cui vi abbiamo già dato conto su queste colonne. (CLICCA QUI)

Avvocato, a che punto è la vostra iniziativa giudiziaria per far dichiarare illeciti i provvedimenti del governo?

“Siamo al punto zero. Successivamente all’atto introduttivo abbiamo depositato un’istanza di discussione cautelare dell’urgenza producendo anche nuove motivazioni e dunque un ulteriore atto legale a tutti gli effetti. Al momento però non abbiamo avuto né l’assegnazione del giudice, né la fissazione dell’udienza. Ora presenteremo un’ulteriore istanza al giudice perché fissi immediatante un’udienza, vista la gravità della situazione. Faremo di tutto per insistere e ottenere ciò che chiediamo. Non si può attendere ancora, soprattutto alla luce dei provvedimenti che entreranno in vigore dal 15 febbraio per gli over 50 con obbligo di vaccinazione e con le relative sanzioni per chi non si adeguerà. Non vorremmo che il pronunciamento dei giudici arrivi in ritardo, quando i provvedimenti saranno già in vigore o addirittura abrogati visto che la situazione evolve rapidamente. E’ necessario quindi avere immediatamente la tutela giurisdizionale cautelare. Inoltre abbiamo appena presentato al Tribunale Amministrativo del Lazio un ricorso con richiesta di annullamento del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 gennaio 2022, quello con cui si stabiliscono le esigenze primarie ed essenziali per le quali non è richiesto il possesso del super green pass, evidenziando anche in questo caso violazioni gravi del dettato costituzionale e del diritto europeo”.

Cosa accadrà di fatto dal 15 febbraio con l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per gli ultra cinquantenni?

“La questione è molto delicata e direi molto complessa. Il cittadino comune non ci sta capendo nulla a causa della strutturazione di tutte queste disposizioni sanzionatorie, di obblighi e divieti che navigano fra diversi decreti legge, a partire dal decreto numero 16 del maggio 2020. Queste disposizioni sono il frutto di decreti che si sono rincorsi fra loro, con l’uno che modifica l’altro, spesso decreti già convertiti in legge o modificati ancor prima che lo siano. Per intenderci, il primo decreto del 2022, quello cioè che introduce l’obbligo vaccinale per gli over 50 modifica l’articolo 7 bis di un decreto legge precedente di molti mesi prima che riguarda la quarentena e l’autosorveglianza. Se noi andiamo a prendere il decreto legge originario non troveremo traccia della norma oggi modificata. Anche per noi tecnici del diritto è molto difficile districarsi e comprendere dove sia realmente rintracciabile la disposizione sanzionatoria e che valore abbia. Mai come stavolta ci troviamo di fronte ad una vistosa ignoranza della legge”.

E questo cosa comporta?

“Il cittadino in questo caso è scusato nel non conoscere la disposizione di legge che dovrebbe osservare, perché è impossibile conoscerla”.

Questo obbligo varrà per tutti, dipendenti pubblici e privati?

“Questo obbligo introduce una discriminazione anagrafica. Io in quanto ultra cinquantenne sono obbligato a sottopormi alla vaccinazione. Il decreto legge n.1 del 2022 introduce un sistema di irrogazione della sanzione che va in automatico. Il Ministero della Salute è stato infatti autorizzato di concerto con l’Agenzia delle Entrate ad entrare nei nostri dati sanitari sensibili e verificare se gli over 50 sono o meno vaccinati. A quel punto scatta il provvedimento sanzionatorio che è molto barocco e articolato. Ritengo molto difficile trovare qualcuno che possa essere sanzionato. Mi sembra una sanzione molto più a carattere deterrente che realmente attuativa”.

Cosa cambia in concreto per il cittadino? Chi dovrà controllare?

“Il lavoratore dipendente pubblico e privato è già sottoposto all’obbligo del green pass dal mese di ottobre, oggi la situazione è ulteriormente aggravata perché se fino ad oggi si poteva andare al lavoro con il tampone, adesso per chi ha più di cinquant’anni si potrà accedere al luogo di lavoro soltanto se si è vaccinati con ciclo completo. Invece il libero professionista che ha partita iva, il titolare di un esercizio commerciale, l’esercente che svolge un servizio per il pubblico, non sarà più toccato dall’obbligo in quanto titolare di una determinata attività, ma in quanto cinquantenne, quindi l’età diventa di fatto l’elemento discriminatorio indipendentemente dal lavoro che si svolge.”.

E per quanto riguarda invece i professionisti?

“Nel mio caso, non avendo la terza dose di vaccino non mi sarà possibile entrare in Tribunale. Qui c’è un altro aspetto inquietante. La maggioranza degli avvocati che hanno più di cinquant’anni sono cassazionisti quindi dotati di maggiore professionalità e competenza rispetto agli avvocati più giovani e alle prime armi. Adesso sarà proibito a professionisti di comprovata esperienza di svolgere il proprio lavoro. Ma questo varrà anche per i magistrati. Chi non sarà vaccinato sarà sospeso. Ciò significa che vedremo trattare le materie di cui ci stiamo occupando per far dichiarare illegali i provvedimenti del governo e l’obbligo vaccinale, da giudici che sono tutti vaccinati e quindi in qualche modo favorevoli alla politica governista. Non è forse una discriminazione anche questa? Nel caso poi degli avvocati  la responsabilità cadrà tutta in capo a noi per ciò che riguarda il rapporto con il cliente. Perché paradossalmente il non essere vaccinati non costituisce un legittimo impedimento a non essere presenti in udienza. Quindi se io non trovo chi mi sostituisce sarò inadempiente verso il mio cliente pur non potendomi presentare in aula perché mi viene impedito in base al fatto che ho più di cinquant’anni e non ho completato il ciclo vaccinale. Il problema è che ci sono dei giudizi in cui un avvocato non può essere sostituito”.

Non è controproducente introdurre queste misure mentre ci annunciano che toglieranno le mascherine all’aperto, riapriranno le discoteche, che la situazione epidemiologica sta migliorando e addirittura illustri virologi chiedono già di togliere il green pass in estate?

“Siamo in presenza di un meccanismo subdolo. Si cerca di allentare la morsa, far credere alle persone che la situazione non è poi così drammatic se si seguono determinanti comportamenti, ci si adegua e si fa ciò che ci viene imposto. Una strategia ben studiata. Una logica di punizione e pena. Della serie: se ti comporti bene e ti vaccini ti lascio libero. Poi ad aggravare la situazione c’è il regime sanzionatorio che è folle, perché non è dato neanche sapere se il cinquantenne inadempiente può essere sanzionato con i cento euro più volte nella stessa giornata o nei giorni a seguire. Poi non va dimenticato che la multa di cento euro è soltanto una sanzione ultima ed ulteriore perché prima ancora ci sono le sanzioni per violazione degli obblighi vaccinali, che non riguardano soltanto i cinquantenni ma anche i titolari di attività commerciali e di servizi al pubblico”.

Come difendersi?

“Il consiglio è di stare tranquilli e non disperare. Non dimentichiamo che la disciplina sanzionatoria ricade nella legge 689/81. Quando l’organo accertatore eleva una sanzione, non diventa immediatamente esecutiva, lo sarà quando il prefetto emetterà l’ordinanza di ingiunzione. Non si sa quindi quando lo farà o se lo farà. Poi quell’atto sarà comunque sempre impugnabile davanti al giudice di pace. Per quanto riguarda i titolari delle attività commerciali va invece chiarito che non hanno in capo alcun obbligo di controllo, quindi non sono tenuti a buttare fuorii non vaccinati, cinquantenni o meno. A maggior ragione sono tenuti a farlo nel momento in cui si palesa come in questo caso una misura chiaramente coercitiva. Ad ogni modo se io titolare di un esercizio commerciale vengo sanzionato per mancato controllo con cinque giorni di chiusura e non ottempero alla sanzione, in ogni caso non mi verrà ritirata la licenza né l’abilitazione all’esercizio. Cosa intendo dire con questo? Che in certi casi occorre reagire con quella che io chiamo resistenza democratica, ovvero rifiutandosi proprio di ottemperare a certi obblighi e divieti. Una sana disobbedienza civile in questo contesto mi sembra più che mai legittima””.

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