Ucraina. E se avesse ragione Putin? Fuori la guerra, da noi la quarta dose di vaccino

mercoledì, 23 Febbraio 2022
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Ho ascoltato in diretta il discorso di Putin. Nessuna nostalgia per i dittatori, ammesso che in casa nostra ci sia veramente la libertà e non ci sia, invece, un direttorio altrettanto pericoloso nella forma e nella sostanza.

D’altra parte, la tentazione autoritaria, l’esigenza di controllo assoluto della popolazione, sono sempre stati presenti in ogni sistema politico, in ogni epoca, utilizzando, ad esempio, come sta avvenendo negli ultimi due anni, la paura di un virus.
Nessuna nostalgia per il comunismo, anche se ormai le etichette da guerra fredda servono unicamente per inquadrare truppe usurate, in uno scontro demenziale, demagogico e anacronistico. Oggi, infatti, i termini destra-sinistra sono superati, la gente giustamente è liquida, vota trasversalmente per chi rappresenta meglio e al meglio i propri interessi e valori. Oppure non vota proprio, delegittimando il potere (in Italia uno su due non si reca alle urne).

Ebbene, decodificando Putin ho avuto l’impressione di un leader vero, alla testa di un popolo unito, compatto. Il suo discorso, ha stoppato la campagna propagandistica di Biden, alla disperata ricerca di un consenso che ha inesorabilmente perso, specialmente dopo la fuga imbelle dall’Afghanistan. Putin ha anticipato le mosse degli Usa, dei suoi soliti meccanici alleati e della stessa Nato, mettendoli nelle condizioni di replicare, non di guidare, determinare, imporre la narrazione. Che ha avuto in passato e nel presente un solo capro espiatorio: il cattivo mostro russo, comunista, omofobo, che impedisce i diritti civili e la democrazia. Laddove per democrazia si intende il solo modello occidentale liberal democratico. Si è visto con le guerre di ingerenza democratica, come funzioni questo modello, se privo di radicamento storico e popolare, dimostrandosi fallimentare e collocando “democraticamente”, in luoghi e nazioni senza tale tradizione, dittatori teocratici, eletti col consenso delle masse.

Adesso sarà l’armata Brancaleone dell’Occidente a guida Usa a dover dire che l’Ucraina deve obbligatoriamente entrare sotto l’ombrello Nato. E Putin ha fatto bene a dire che questo Stato “non è uno Stato”, ma un prodotto, come tanti, dell’Occidente. Non a caso è stato lautamente finanziato, e rifornito di armi di offesa (non di difesa), proprio dall’Occidente.

Cosa farà ora il presidente Zelensky, un altro comico alla ribalta (una moda ormai), dentro questa tragedia? Si è reso conto che se ci saranno morti, saranno i suoi cittadini? Attaccherà le repubbliche autonome filo-russe, riconosciute da quel Putin che poi correrà loro in aiuto, scatenando il conflitto? Putin, inoltre, ha ripreso il grande sogno russo, riconciliando la tradizione comunista (ha citato Lenin) e quella monarchica (ricordando la penisola balcanica, la “nuova Russia”, occupata a suo tempo dall’impero turco: un chiaro avvertimento pure alla Turchia di oggi).
In pratica, lo zar vuole recuperare l’influenza geopolitica di cui godeva un secolo fa. Riprendendosi, magari in altro modo, modello-Commonwealth, gli Stati dell’ex patto di Varsavia.

Ma tornando al discorso, quella che si annuncia diverrà, molto probabilmente, la solita guerra a costo zero per Usa e Nato, inglesi e sodali vari, ma con un costo elevatissimo per tutti gli altri. A cominciare dall’Italia, totalmente condizionata dall’importazione energetica, che subirà per prima gli effetti nocivi della guerra del gas. E con noi, la Germania e la Spagna, che hanno il medesimo problema.

E mentre in Europa si agitano venti di morte, che fa l’Italia? Sembra vivere anni luce lontana dalla realtà. Chiusa in una bolla mediatica e psichiatrica, nel nome e nel segno del pensiero unico etico-sanitario e del politicamente corretto, proprio nel momento in cui la politica è stata commissariata. Da noi si pensa agli amori del Grande Fratello, al gender, alla sessualità fluida, a Sanremo, ai ragazzi che scendono in piazza per protestare contro la seconda prova di esame, troppo difficile, o perché un professore ha offeso un’adolescente che ha preso la scuola per una discoteca. Da noi si parla di quarta dose per vaccinati o di decreto mille proroghe. Ci si attarda a comprendere i pruriti di Calenda, di Salvini o di Letta. O ci si rammarica per la mancata approvazione dei referendum relativi alla droga e all’eutanasia. Che siamo diventati.

Ma cosa ci si può aspettare da un popolo che ha accettato un passaporto per vivere? E ha accettato la logica del criceto con la rotellina grazie al green pass? Viviamo in un mondo parallelo che fa comodo unicamente a caste e lobby. Lungi dall’auspicare una guerra, che è il male assoluto, ma uno sconvolgimento radicale degli equilibri, potrebbe far saltare molti disegni che si stanno facendo sulla nostra pelle. A cominciare da quelli di Draghi.

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