Guerra. Putin bombarda l’Ucraina e noi Dostoevskij. Le nostre sanzioni col bianchetto

giovedì, 3 Marzo 2022
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Cancellato (poi confermato a fatica) dall’Università un corso su Dostoevskij, per colpire la Russia. Ecco, ci siamo. La follia è cominciata. La spiegazione iniziale era ipocrita e falsa: ragioni di opportunità. La realtà, invece, più semplice: punire il “nuovo comunismo”.

Un “revisionismo col bianchetto” che va bene solo se a farlo sono gli stessi padroni del vapore che hanno confuso la storia con “l’ideologia della storia”. Ideologia a senso unico. Per decenni e decenni siamo stati subissati, manipolati, da libri di testo di parte, versioni ufficiali, al punto tale che nessuno oggi è in grado di distinguere la differenza tra verità e propaganda.

In Italia, le feste, le ricorrenze, le date e le feste nazionali (il giorno delle donne, della Resistenza, della lotta al femminicidio, la parità di genere, la Resistenza, il 4 novembre, il 2 giugno etc), sono un’eterna e rituale occasione di divisione, di demagogia politica. Il tutto condito da una stucchevole, melensa retorica del Palazzo e dei partiti, che vanifica irrimediabilmente approfondimenti oggettivi, insegnamenti da tramandare e giusta memoria.

Adesso è il turno della “moda anti-Russia”. Siccome l’odiato Putin ha violato una sovranità nazionale, fino all’altro ieri, sconosciuta o marginale, il “nuovo ordine mondiale” (come da auto-definizione), che per Dna rappresenta il bene, la democrazia, l’etica, la morale, la libertà, l’uguaglianza, ha deciso di boicottare ogni cosa che ricordi l’orso sovietico: economia, sport, banche, brand, imprese, musica.
Forse resteranno solo le donne a compiacere l’Occidente libero, in omaggio al divertimentificio ludico, imperante da noi.

Scherzi a parte, le sanzioni possono essere anche legittime, salvo verificare i danni sulla nostra importazione (gli Usa sono soliti fare le guerre a costo zero, e la Ue è nota per le dichiarazioni “epocali”, senza sostanza, forza e senza considerare le problematiche e le ricadute sui 27 paesi membri, salvo quei due-tre che comandano, che tutelano molto bene i loro interessi).
Ma c’è un ma. Cosa c’entrano tali scelte con i popoli che pagano? Forse per separare la gente, l’opinione pubblica russa dal suo Capo, ritenuto pazzo? E’ sempre così, quando qualcuno minaccia gli equilibri costituiti, viene puntualmente etichettato come insano di mente.
E cosa c’entra spostare le finali di calcio, i tornei di tennis, impedire alle rappresentanze sportive di partecipare alle competizioni internazionali?

Cosa avremmo dovuto fare quando la Nato a guida Usa, ha bombardato la ex-Jugoslavia, ha scatenato guerre umanitarie contro la Libia, la Siria, l’Iraq su fake news come la presenza di armi di distruzione di massa che Saddam non ha mai avuto? Bloccare tutto il mondo, a cominciare dal non bere la Coca Cola?

Adesso è arrivata la notizia che l’Università la Bicocca ha stoppato le lezioni di Paolo Nori su Dostoevskij. Il motivo? Evitare le polemiche. Poi, di fronte alla levata di scudi di intellettuali e docenti e dopo l’accorato appello di Nori via social, ci ha ripensato. Ha fatto dietrofront, non con qualche sforzo. Ma, in qualsiasi caso, resta una cosa grave. Un pericoloso precedente.
E’ il risultato del politicamente corretto. Che porta a una società talmente educata e moralista, da diventare narcotizzata, disinfettata in chiave puritana.

Abbiamo talmente esportato la democrazia che non ce n’è rimasta per noi. Un vizio, quello di censurare il passato, secondo lenti ideologiche del presente, prendendo pezzi di storia e tagliandoli a fette, per la convenienza attuale, che ha fatto solo danni. E non solo a livello di cultura generale. Ma pure partorendo quella smemoratezza e amnesia dell’umanità, che dentro il vuoto organizzato dall’alto, può essere soggiogata da qualsiasi vero pazzo. Nel nome, ad esempio, dell’etica, della salute, dell’ambiente, dell’energia: le vere, nuove facce del totalitarismo moderno.
Un ideologismo che uccide le idee e che porta a distruggere le statue, ad esempio, di Cristoforo Colombo o di Churchill, perfino imbrattare quella di Montanelli, per lesa maestà laicista e femminista.

Non è nel nome di Liberté-Egalité-Fraternité che si ghigliottinavano centinaia di migliaia di cittadini, rei di dissentire e di contestare il governo di “salute pubblica” (guarda caso) di Robespierre?
Col pretesto della democrazia mondiale e globale si rischia di costruire la peggiore delle tirannidi: il giacobinismo. Che ti uccide per il tuo bene. O nel migliore dei casi, “sbianchetta” la storia. Come nel caso di Dostoevskij.
E meraviglia che tale indicazione e decisione, pur se in prima istanza, sia venuta dal mondo accademico, che dovrebbe essere presidio di coraggio e indipendenza.
Ps. Pure la scelta di tornare sui propri passi (a fronte della reazione di molti) conferma la mancanza di coraggio e di indipendenza.

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