Ucraina. La guerra comincia nel 2014. Storia di una premeditazione a guida Usa

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Anche ora lo schema è chiaro. Si sta ripetendo lo stesso film della campagna vaccinale: “Buoni contro cattivi”, “bene contro male”. Laddove il male è per definizione Putin, il comunista, il dittatore, a metà tra un guerrafondaio ormai isolato e un pazzo. Categorie affibbiate nella storia più o meno a tutti quelli che hanno osato combattere lo status quo, che oggi si chiama per esplicita autodefinizione “nuovo ordine mondiale”, o se preferiamo l’Europa, il mondo civile e democratico.

Intendiamoci, la guerra è devastante e un dramma per chi la fa e chi la subisce. Eravamo convinti che mai più il nostro Continente avrebbe dovuto vivere una nuova esperienza bellica. Con i lutti e le ripercussioni economiche, sociali, che conosciamo.
Anche ora infatti, dovremo dire, e lo diremo come per il Covid, “niente sarà come prima” (altro che “tutto andrà bene”).

Ma quando c’è lo schema “cattivi-buoni” c’è sempre qualcosa che non quadra. E che occorre approfondire, senza lenti ideologiche o pregiudizi.
Siamo sicuri che Putin, prima di invadere l’Ucraina, non abbia prospettato altre possibilità? E siamo sicuri che l’Occidente, Usa in primis, non abbiano interessi ben diversi da quelli che appaiono? E che Zelensky sia questo simbolo autentico di libertà?
Anche perché, della sovranità della Libia, dell’ex-Jugoslavia, della Siria e dell’Iraq, non è mai fregato niente a nessuno; quando la Nato e l’Europa hanno bombardato, ucciso innocenti, donne, bambini, esportando la democrazia, nel nome della guerra umanitaria.

La guerra in Ucraina poi, non comincia adesso, con l’aggressione russa, ma (è bene ricordare) nel 2014, quando in Ucraina c’è stato un colpo di Stato sostenuto dagli Usa (guarda caso con Biden vicepresidente e la Clinton segretario di Stato). Defenestrarono l’allora presidente filo-russo, nominando un governo filo-occidentale. Governo che ha subito emanato leggi anti-russe (la soppressione della lingua, della cultura etc).
La Russia, dal canto suo, ovviamente non è stata a guardare. Come noto, forte di un referendum plebiscitario, senza sparare un colpo, si è ripresa la Crimea (facente parte dell’Ucraina), anche perché il 90% degli abitanti sono russi. Ma le persecuzioni anti-russe sono continuate nelle altre zone del Paese. L’Ocse parla di almeno 14mila morti in 7 anni, tra militari e civili, nel Donbas. Nel 2014 c’è stata anche un’altra strage (a Odessa).

Col cessate il fuoco sono arrivati i famosi accordi di Minsk (prevedevano sulla carta il riconoscimento dell’autonomia delle due repubbliche filo-russe).
Con Biden tutto è cambiato e tornato al punto di partenza. Il figlio di Biden, Hunter, è proprietario di diversi gasdotti in Ucraina, incamerando introiti milionari. Biden ha chiesto l’ingresso nella Nato dell’Ucraina, inaccettabile per la Russia: sarebbero puntati missili a soli 300 chilometri da Mosca e vicini pure a Pechino.

A dicembre Zelensky (eletto nel 2019), ha iniziato a bombardare di nuovo il Donbas, previa promessa di aiuti militari da parte degli americani. La Russia voleva trattare, ma la risposta è stata che “l’Ucraina deve entrare nella Nato”.
A proposito: chi è Zelensky? Un ex comico simil-grillino senza esperienza politica, totalmente pompato da Europa e americani. Ne condivide idee economiche (il liberismo) e il laicismo (l’ideologia arancione).
Nel 2015 interpreta il ruolo di presidente della Repubblica nella serie televisiva “Sluha Narodu” (Servitore del popolo). Il personaggio è un professore che per caso si trova a guidare il Paese. A quel punto la rete diventa realtà.

Zelensky si presenta alle elezioni proprio con un partito che ha lo stesso nome: Servitore del popolo. A parole dice di combattere gli oligarchi, di moralizzare la vita pubblica (come Grillo, un altro ex-comico) ma poi alla fine, come scrive La Verità, intesse relazioni, amicizie e riceve favori proprio da loro: Dimitri Gerasimenko, Ivan Bakanov, Igor Klomoisky (proprietario della tv che trasmetteva la succitata serie tv).
Affari, giri di soldi opachi, scatole aziendali, che ruoterebbero intorno alla sua campagna elettorale, a tangenti e alla sua villa a Forte dei Marmi.

Adesso, tornando alla cruda cronaca presente, ci sono le trattative. Le delegazioni si stanno incontrando con la pistola puntata sulla tempia: gli uomini di Putin vogliono che sia confermata l’autonomia delle repubbliche filo-russe, l’indipendenza della Crimea, la neutralità dell’Ucraina, la sua smilitarizzazione e possibilmente il cambio del governo.
Gli uomini di Zelensky vogliono entrare nella Nato, stanno entrando nella Ue e vogliono continuare la politica economica e valoriale occidentale.
Che accadrà? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma almeno una cosa è certa: nulla è mai come sembra.

1 Comment

  1. Ha tralasciato di dire la piccola bazzecola della chiusura su tutto il territorio della UE dei media russi (RT, Sputnik ecc.) perche’ diffondevano notizie false e noi poveri deficienti non possiamo essere esposti a queste notizie, non si sa mai potessimo pensare che siano vere. A proposito, quale autorita’ si puo’ arrogare il diritto di affermare se una notizia e’ vera o falsa? Salvo poi starnazzare quando in Russia hanno vietato le trasmissioni della BBC. Purtroppo e’ il solito film gia’ visto prima di ogni guerra.

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