La guerra, i missili, le bombe, ok. Ma il vero problema è la riforma del catasto

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Immaginate il nostro capo del governo, abituato da decenni a trattare da pari a pari i potenti della terra; immaginatelo impegnato in un delicatissimo incontro con la Presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen dedicato alla revisione delle politiche energetiche dell’Unione in un momento storico delicatissimo. Immaginatelo di fronte ai giornalisti al termine del colloquio, già pronto a parlare degli angoscianti scenari da economia di guerra che si preparano se la Russia dovesse proseguire il conflitto in Ucraina (e poi chissà dove), ed ora immaginate la sua faccia quando la stampa italiana gli ha fatto una domanda sul tema che loro premeva di più; ma la riforma del catasto?

Ecco, nella sua espressione, tra l’incredulo e l’esasperato, sta la misura di quanto il premier Mario Draghi ancora non riesca a capire le miserie – e in un certo modo le meraviglie – della politica italiana, che si accapiglia e divide fino a rischiare di far cadere il governo in carica su un aumento delle tasse che forse arriverà nel 2026 mentre nel resto del pianeta ci si preoccupa di inverni al freddo, nuove cortine di ferro e magari guerre nucleari.

Eppure è così: un bel pezzo della maggioranza che sostiene questo esecutivo – compresi i “fedelissimi” di Forza Italia, sono disposti ad arrivare allo scontro finale pur di non far passare una riforma del catasto che tutto il centrodestra vede come un tentativo neanche troppo velato di alzare le tasse sulla casa.

In realtà i malumori di FdI, Lega e FI riguardano un po’ tutta la delega fiscale della quale la riforma del catasto è solo una parte. Al suo interno trova posto una completa rivoluzione sulle tasse, dalla riforma del sistema tributario alla revisione delle aliquote Irpef, dai redditi sulle imprese alla nuova modulazione dell’Iva. Insomma, una volta passata questa legge gli italiani pagheranno le tasse in modo molto diverso, e non c’è dubbio che molti pagheranno di più. Un bel problema per il centrodestra, che ha sempre corteggiato – ricambiato – una bella fetta di elettorato che le tasse le paga poco e non ha alcuna voglia di cambiare abitudini; tanto che la comune battaglia è stata sufficiente a ricompattare Meloni, Salvini e Berlusconi, che sembravano ormai aver preso strade del tutto diverse dopo il pasticcio della rielezione di Mattarella al Quirinale. Il loro tentativo di sopprimere la riforma del catasto in commissione – tentativo andato a vuoto per un solo voto – nonostante la sottosegretaria Guerra avesse chiarito che se la maggioranza fosse andata sotto l’esistenza stessa del governo sarebbe stata messa in discussione, è il segnale di quanto il tema sia sentito, al punto da convincere Berlusconi a tradire “l’amico Mario”.

Vedremo oggi se il centrodestra continuerà a operare in maniera coordinate: la Commissione Finanze alla Camera torna a riunirsi oggi e Salvini, che ormai si considera fuori da qualunque obbligo di lealtà nei confronti dell’ex presidente della BCE, avrebbe addirittura l’intenzione di tornare a proporre la flat tax, una misura vagheggiata per decenni dal Cavaliere. Oggi si dovrà votare un emendamento di Alternativa c’è, un gruppetto di transfughi grillini usciti lo scorso anno dal M5S per non dover votare la fiducia a Draghi, che in buona parte ricalca quello del centrodestra. Forza Italia probabilmente ne uscirà astenendosi, per sottolineare il suo dissenso rispetto alla riforma senza però rischiare di far andare a casa il governo, ma che il governo Draghi sia ormai a pezzi è ormai sotto gli occhi di tutti. Se non altro la nostra classe politica ci sta offrendo una distrazione – quantomai gradita, ammettiamolo – dai terribili bollettini di guerra che arrivano da Kiev.

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